Il percorso espositivo si apre, al piano terra, con l’interazione di coppie di opere, facendo riferimento ad un “aperto” ricco di fenditure, prospettive e pendenze. Le prime sono due versioni di Ruffiani (2025) di Marco Andrea Magni, in cui dei listelli di legno sembrano sfuggire alla definizione di cornice; insieme a loro, due Untitled (2019) di Alice Cattaneo, in cui quattro differenti elementi in vetro di Murano sono congiunti da una presa di cemento e inseriti in una piccola forma di ferro che li sorregge verticalmente. Dall’opacità, queste coppie di opere portano chi guarda verso un primo incontro con l’apertura: Untitled segnano linee di demarcazione verticale nello spazio, come se il materiale fosse in grado di aprire uno spiraglio di luce tra due dimensioni differenti; Ruffiani, invece, amplificano le trasformazioni di un perimetro dato favorendo un nuovo tipo di visione oltre il confine dell’immagine stessa. In mostra la trasparenza e il suo opposto convivono continuamente, tanto nelle opere quanto nelle sale: da un primo spazio carico di matrice atmosferica si passa infatti ad un ambiente terso, in cui la tensione espositiva è mantenuta dai lavori allestiti. Questo movimento è guidato da Quasi mattina (2026) di Alice Cattaneo, una composizione di linee di piombo che abbracciano delle bacchette di vetro colorato, creando delle presenze evanescenti fatte d’ombra. Si incontrano quindi Cosmografia (fumo) (2024) e Cosmografia (ametista) (2024), una coppia di opere in cui Cattaneo ha sintetizzato forme di emanazione scultorea dal bidimensionale al tridimensionale grazie all’energia del fuoco di una fornace. Al piano terra di BUILDING GALLERY, le opere mantengono un dialogo nella sospensione, senza mai esaurirsi le une nelle altre. È un concetto che si ripete: accettare l’opacità e l’apertura del mondo significa riconoscere ogni potenziale molteplicità, valorizzandone ogni piccola differenza. Nel caso della superficie di Millebolle (2025), è possibile leggere il compimento del destino originale di un materiale. Il pluriball, di fatto, è nato come un’antica alternativa alla carta da parati, trasparente ed effimera. Una trama che custodisce il ricordo di un ricamo, un motivo ripetuto che può avvolgere uno spazio e trasformarlo. All’interno delle nicchie agli estremi del piano terra sono installate altre due opere, poli di un’ultima tensione nascosta e quasi magnetica. In una, Untitled (2018) di Alice Cattaneo, nell’altra, il terzo esemplare di Ruffiani (2025) di Marco Andrea Magni. Opere all’opposto, molto diverse tra loro ma che riescono ad esprimere la stessa profonda cura nella scelta dei materiali. Le due formano una punteggiatura sospesa: da una parte una forma di cemento al cui interno sono stati inseriti un cerchio di porcellana, della filigrana di vetro rosa e una linea di vetroresina; dall’altra, una nuova esplorazione fatta di vetro trasparente, passepartout e legno da cornice. Due pensieri marginali che all’interno di uno spazio più raccolto trovano la loro dimensione e diventano protagoniste riuscendo a guardare il resto del mondo “sotto gli occhi degli altri”. |
Installation view, Un mondo tutto all'aperto. Alice Cattaneo, Marco Andrea Magni, BUILDING GALLERY, Milano, ph. Michele Alberto Sereni |
Se al piano terra della galleria linee e direzioni sembrano collegare molti dei lavori esposti, al primo piano la piega e l’assemblaggio possono essere riconosciute come azioni base dell’atto di costruzione, non solo scultorea ma anche di significato. Le opere selezionate sono generate da gesti semplici, azioni che creano degli equilibri statici temporanei che sembrano tendere all'eternità. In un ambiente più raccolto, l’opacità è ingombrante ma più rarefatta. I lavori esposti, infatti, guardati con una consapevolezza diversa, si manifestano nella loro completezza non diversamente dalle nicchie del piano terra. Complice (2025), di Marco Andrea Magni, si offre come un piccolo trattato di coesistenza: un doppio foglio fatto di carta e piombo che nella sua vita espositiva registrerà anche le minime variazioni dello spazio intorno a sé. In maniera simile, le due lastre circolari di vetro trasparente, insieme alla singola lastra di specchio che compongono Ottica (2025) - un altro lavoro di Magni - si esprimono attraverso una stratificazione e successione orizzontale per cui le qualità opposte dei materiali si contaminano. Insieme sostengono il tema del contatto che finora nel percorso di mostra era stato solo accennato. Nel gioco tra simultaneità e isolamento può essere rintracciato anche il rapporto tra i due artisti, per cui oltre i moduli di tessuto si scoprono altre opere di Alice Cattaneo: a terra, Untitled (2018) e su base, Untitled (2019). Pur senza un titolo preciso che le definisce, entrambe trovano una prima forma di completezza anche solo nella presentazione dei materiali che le compongono: vetro soffiato di Murano, ardesia, ceramica, filo di cotone e ferro sono elementi già presenti anche in altre opere esposte, assemblati, questa volta, con la fiducia nella possibilità di un equilibrio tra i pesi e le incongruenze dei materiali. Rappresentano corpi o parti di essi, nodi che si creano tra il fare e il disfare, in maniera simile a paesaggi che rimangono impressi e ricordano l’aperto a ciò che è chiuso come nel caso di Sottosopra (2025) di Marco Andrea Magni. In maniera distinta funzionano invece i due Lo spazio punto (2016-2025), opere generate dall’assenza di un contatto e fondate sull’invisibilità di un’azione, fatta di tensione e misura, in cui piccoli chiodi placcati in oro trovano la loro posizione su vetri, sospesi dalla forza di magneti nascosti, pungendo senza perforare. Nell’ultimo ambiente trova infine il proprio spazio Densità particolare (2026) di Alice Cattaneo, che conclude la mostra con un’immagine notturna, annebbiata, in grado di attirare un vuoto che si fa opera. Lastre di vetro soffiato scuro sono assemblate grazie ad elementi di ottone con un’anima di piombo ormai familiare. A questo punto gli occhi di chi guarda sono carichi di una sensazione fisica di opacità, proprio come quando vengono aperti in piena notte. La vista sembra quasi adattarsi scorgendo i contorni delle cose e dello spazio circostante. L’equilibrio è sempre parziale, tutto è pieno e allo stesso tempo vuoto nonostante ci si trovi in un mondo sempre tutto all’aperto. |
Installation view, Un mondo tutto all'aperto. Alice Cattaneo, Marco Andrea Magni, BUILDING GALLERY, Milano, ph. Michele Alberto Sereni |
Ritratto fotografico di Alice Cattaneo |
L'artista Alice Cattaneo (Milano, 1976). Nel 1998 si iscrive al corso di Environmental Art della Glasgow School of Art. Qui si confronta, grazie al dialogo con gli artisti docenti, con l’idea dell’opera intesa come progetto relazionale nello spazio pubblico. Successivamente si avvicina ad una pratica che si esprime attraverso il rapporto dei materiali con il contesto espositivo. Espone i primi lavori a Glasgow, in spazi indipendenti gestiti da artisti, e il suo primo studio si trova all’interno di un complesso di laboratori d’artista vicino al fiume Clyde. Nel 2004 consegue un MFA in scultura al San Francisco Art Institute. Studia con artisti e teorici americani vicini alla Minimal, Performance e Conceptual Art che la incoraggiano nella ricerca di una propria poetica unita ad una pratica che si evolve attraverso modalità processuali. Gli anni successivi la vedono impegnata nelle prime mostre istituzionali in Italia e all’estero, per cui elabora complesse sculture impermanenti realizzate nello spazio attraverso l’utilizzo di materiali semplicissimi. Affina così il rapporto tra la scultura e la macchina scenica dello spazio espositivo. Dedicandosi alle caratteristiche connaturate ai materiali e cercando un’aderenza con l’immagine che origina il lavoro le sue sculture recenti sono realizzate in collaborazione con artigiani e maestranze legate ai luoghi in cui l’artista si trova ad operare. In occasioni di mostre personali collabora con la Galleria Suzy Shammah nel 2005, con la Ikon Gallery di Birmingham (mostra curata da Jonathan Watkins) nel 2007, con il museo MADRE di Napoli nel 2008, con la Galerie Stadtpark di Krems (mostra con Fred Sandback, curata da David Komary) nel 2012, con il Museo del Novecento di Milano (mostra Mettere un mare nella nebbia a cura di Iolanda Ratti) nel 2018, con la galleria Marie-Laure Fleisch di Bruxelles (mostra The Image in the Hand, a cura di Chiara Bertola) e con il Museo Archeologico di Acqui Terme nel 2019, in occasione di Una Boccata d’Arte (mostra Affioramenti) nel 2021, con la Galleria Casamadre Arte Contemporanea di Napoli nel 2023 e con la GAM Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino con la mostra Dove lo spazio chiama il segno a cura di Giovanni Giacomo Paolin nel 2025. Partecipa a mostre collettive in diverse istituzioni tra cui: il MAXXI di Roma; Villa delle Rose di Bologna per il Premio Furla 2007, dove riceve una menzione speciale da Mona Hatoum; Palazzo Grassi di Venezia in occasione di Italics, Italian Art between Tradition and Revolution, a cura di Francesco Bonami nel 2008; il Musée d’Art Moderne di Saint-Etienne nel 2009; il Today Art Museum di Pechino, la Fondazione Stelline di Milano a cura di Giorgio Verzotti, l’Hangar Bicocca di Milano per Terre Vulnerabili a cura di Chiara Bertola con Andrea Lissoni e il Museo Pecci di Prato nel 2010; la Collezione Maramotti di Reggio Emilia per Arte Essenziale da un’idea di Federico Ferrari nel 2011; il Guangdong Museum of Art per The Unseen, The Fourth Guangzhou Triennial nel 2012; il MAMbo di Bologna, a cura di Francesca Pasini nel 2013; il Castello di Rivoli, a cura di Marcella Beccaria nel 2014; il ZKM Center for Art and Media di Karlsruhe per Negative Space - Trajectories of Sculpture nel 2019; Villa Olmo di Como nella mostra Astratte, Donne e astrazione in Italia 1930 - 2000 a cura di Elena Di Raddo nel 2022; l’Istituto Italiano di Cultura di Nuova Delhi in occasione di Parallel Cities, a cura di Andrea Anastasio, nel 2024. Ha partecipato a diversi programmi di residenza come Fragmented City della Fondazione Ratti di Como con l’artista Marjetica Potrč, nel 2006. Passa poi un periodo di residenza all’ISCP di New York grazie al Premio New York 2009, promosso dall’Istituto Italiano di Cultura e della Columbia University e nel 2020 è ospite di AIR Artist in Residence a Krems, sulle rive del Danubio. |
Ritratto fotografico di Marco Andrea Magni |
L'artista Marco Andrea Magni (Sorengo, Svizzera, 1975). Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Brera, consegue qui un master FSE in Tecniche di Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive. Frequenta il corso in Arti Visive presso la Fondazione Antonio Ratti a Como curato da Angela Vettese e Giacinto di Pietrantonio, con Richard Nonas. Allo IUAV di Venezia partecipa a seminari di filosofia con Giorgio Agamben, di storia dell’architettura con Roberto Masiero e d’arte visiva con Remo Salvadori. Lavora sulla condizione della possibilità e dell’occasione riabilitando l’esperienza corporea declinata in una scultura. Il suo lavoro si articola lungo un percorso che scorre dalla filosofia morale alla riflessione artistica, dall’esperienza della scultura, fino a trovare il proprio epicentro in un’interrogazione con l’altro che diventa interlocutore e misura. Le opere tendono ad essere modi di stare nel mondo, si predispongono a seguirne le forme, accogliendo di volta in volta le misure giuste per starvi dentro. Mostre selezionate: nel 2025, Ho l’impressione che mi manchi qualcosa, Galleria Fuoricampo, Siena; Epicocene Fest, a cura di Concetta Modica, Modica (RG); nel 2024, Family Slang, curata da Uliaartproject e Fuoricampo, Casale Madre, Ostuni (BR); nel 2023, Orecchio assoluto, Remo Salvadori invita Marco Andrea Magni, Filippo Manzini, Sandro Mussida, Assab One, Milano; Visibilia, a cura di I. Puliafito, Villa Croce, Genova; Il Numinoso, a cura di Giorgio Verzotti, BUILDING GALLERY, Milano; nel 2022, Il giallo del buffone, Chapter III, Galleria Fuoricampo, Siena; I Maestri del colore, una visione Francesco Carone, Galleria Fuoricampo, Siena; Flashbacks, a cura di Alice Montanini, BUILDING BOX , Milano; Visibilia, a cura di I. Puliafito, Palazzo Ducale, Gubbio; E trallerallera, a cura di Susanna Baumgartner, De Pietri Artphilein Foundation - Art on paper, Lugano, Svizzera; nel 2021, Marco Andrea Magni / Luciano Fabro, curata da Collezione Ramo, Loom Gallery, Milano; Briefe aus Der architektur, curata da Matteo Innocenti, Palazzo Poli, Firenze; Marco Andrea Magni, curata da Marco Tagliafierro, Cascina I.d.e.a di Nicoletta Rusconi, Agrate Conturbia, Novara; 4 Frogs, curata da Nicola Mafessoni, DUM project space, Ljubljana, Slovenija; Premio Santa Croce Grafica, a cura di Ilaria Mariotti, Villa Pacchiani, Santa Croce sull’Arno, Pisa; nel 2020, Materie, Spazi, Visioni, BUILDING GALLERY, Milano; Oggi sono proprio contento di stare al mondo, curata da Giulia Bortoluzzi, Zazà Ramen, Milano; nel 2019, Medicamenta, curata da Matilde Galletti, Palazzo Bernetti Evangelista, Fermo; Nicoletta Rusconi Art Projects, Cascina Maria, Agrate Conturbia, Novara; Fuggisole, Galleria Fuoricampo, Siena; Touché, Il Crepaccio Instagram Show, curata da Caroline Corbetta; nel 2018, Anteprima a Palazzo, curata da Matilde Galletti, Fermo; nel 2017, Ho sempre agito per dispetto, curata da Nicola Mafessoni, Loom Gallery, Milano; nel 2017, Blunder, con F. Longhini, Loom Gallery, Milano; Lo spazio punto, curata da Galleria Fuoricampo, Sinagoga di Siena, Siena, L’inizio di una sedia, curata da Lara Conte, Museo Guido e Anna Rocca, Chiavari, Genova; Lo spazio aggiunto, curata da Remo Salvadori, Magni - Cozzani - Osio, Base / Progetti per l’arte, Firenze; Confinis, curata da Marco Tagliafierro, Villa Nigra, Miasino, Novara; Biennale, Loom Gallery, Milano. 2016, Lo spazio punto, Galleria Fuoricampo, Siena. |
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