Presentato giovedì 22 gennaio al Senato il VII Rapporto annuale sul lavoro domestico a cura dell’Osservatorio DOMINA, utile a fotografare la realtà e le tendenze del lavoro domestico in Italia. Oltre all’analisi dei dati, il Rapporto offre piste di riflessione sull’importanza crescente del settore e sulla necessità di garantire un maggiore sostegno alle famiglie italiane nella gestione della cura e dell’assistenza.
Ancora in calo lavoratori
e datori di lavoro. Dopo gli aumenti del
2020 e 2021, riconducibili principalmente alle misure di contenimento della
pandemia, i datori di lavoro nel 2024 continuano a diminuire, registrando 16
mila unità in meno rispetto all’anno precedente (-1,7%). Trend simile anche per
i lavoratori (-2,7%), ma con differenze significative per genere e
cittadinanza. Il calo più significativo si è registrato tra gli uomini
stranieri (-9,1%), mentre gli uomini italiani sono in lieve aumento (+0,6%). Le
donne straniere, nonostante una modesta tendenza di calo dal 2021, rimangono
dominanti nel settore domestico, rappresentando il 60% del totale. Il secondo
gruppo più numeroso è quello delle donne italiane, che rappresentano il 29% del
totale. Il settore rimane caratterizzato dalla presenza di lavoratori
provenienti dall’Est Europa (34,8%). Il secondo gruppo più numeroso è però
quello di cittadinanza italiana, con il 31,4% del totale. Consistente anche la
componente dell’Asia (16,9%), mentre rimangono minoritarie le componenti
dell’America Latina (10,5%) e dell’Africa (5,9%), principalmente di area
mediterranea.
Dimensioni e cause del
lavoro informale. Il lavoro domestico si
conferma il settore con il più alto tasso di irregolarità in Italia (48,8%,
contro il 10,0% di media settori). Applicando questo tasso agli 1,7 milioni di
persone censite dall’INPS, il numero di persone coinvolte supera i 3,3 milioni.
Secondo un’indagine realizzata dall’Osservatorio DOMINA con il supporto tecnico
dell’Ufficio OIL per l’Italia e San Marino, tra i datori di lavoro le cause
principali della mancata dichiarazione all’INPS sono da ricercare nello status
giuridico dei lavoratori migranti (irregolarità con il Permesso di Soggiorno) o
in esplicite richieste del lavoratore. In altri termini, per quasi il 70% dei
datori di lavoro le cause sono imputabili principalmente ai lavoratori. Tra i
lavoratori, invece, tra le cause dell’informalità prevale nettamente la
mancanza di controlli (52,6%). Le cause imputabili ai lavoratori, ovvero
richiesta diretta o Permesso di Soggiorno, in questo caso scendono invece sotto
il 10%.
Il contributo economico e
fiscale. Il valore aggiunto
prodotto ammonta a 17,1 miliardi di euro, pari allo 0,9% del PIL nazionale. Le
famiglie italiane sostengono una spesa complessiva di 13,4 miliardi di euro per
il lavoro domestico, somma che include sia la componente regolare sia quella
sommersa. Questo impegno privato genera un beneficio diretto per lo Stato, che
nel solo 2024 ha potuto contare su un risparmio stimato di oltre 6 miliardi di
euro, equivalenti allo 0,3% del PIL, evitando l’onere di un’assistenza
istituzionalizzata a oltre 800 mila anziani non autosufficienti. Dal punto di
vista fiscale, i lavoratori regolari hanno garantito entrate per oltre 1,3
miliardi di euro in contributi e imposte; se emergesse la quota irregolare, il
gettito potrebbe quasi raddoppiare, arrivando a 2,5 miliardi di euro. Ciò
dimostra come l’emersione del lavoro sommerso rappresenti non solo una
questione di equità sociale, ma anche una concreta opportunità per i conti
pubblici.
Secondo Lorenzo Gasparrini,
Segretario Generale di DOMINA, “Non solo grazie alle famiglie datoriali si riesce a sostenere il lavoro
di cura, ma i 13,4 miliardi spesi dalle famiglie portano un contributo
economico pari a quasi 1 punto di PIL. Il contributo economico e fiscale è
limitato dalla diffusione del lavoro informale. L’Osservatorio DOMINA ha
analizzato le cause del lavoro informale su un campione di oltre 3 mila persone
e ha avanzato proposte concrete per la tutela del settore, tra cui un cash back
dedicato, l’estensione della Prestazione Universale per Anziani Non
Autosufficienti, o il trasferimento della NASPI ai datori che assumono.

