Jaboni a Fattitaliani: «'Blu' è una canzone legata al ricordo, al dolore, ma è un invito ad andare avanti» . L'intervista

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(video) 'Blu' è il nuovo singolo di Jaboni, un brano dal sound avvolgente, un arrangiamento che rimanda a colori optical anni '70, ancora più avvolgente la voce soul, senza mai eccedere, una rarità per gli ascolti degli ultimi tempi, che è l'elemento che dà più forza a tutto il pezzo. 'Blu' è una canzone che racconta di un amore che non c'è più e che continua a vivere nei ricordi. È la storia di chi tenta di dimenticare ma scopre che certi ricordi non possono, e forse non devono, svanire. Sono proprio quei ricordi, anche i più dolorosi, a dare forma alla nostra storia e a renderci ciò che siamo oggi. Ci si perde a ripensare agli errori, a ciò che è stato dato per scontato, a ciò che si è perso lungo il cammino, ma alla fine si comprende che ogni percorso ha avuto un valore, per il fatto stesso di essere stato vissuto. Con 'Blu' Jaboni continua il percorso inaugurato con i brani in italiano dopo una prima fase di singoli pubblicati in inglese, una scrittura che guarda ai gesti minimi e li porta al centro, senza cornici superflue. La canzone non chiude la ferita, la mette a fuoco e, nel farlo, apre una via d’uscita: respirare, nuotare, tornare a casa anche quando casa non è più la stessa. Sento Jaboni per farmi raccontare com'è nato questo suo ultimo lavoro e qual è il suo modo di fare musica.

Ciao Simone, come stai? Com'è nata questa canzone?

«Questo 'Blu' è uno di quei brani che ha radici autobiografiche, capita spesso che si scriva in maniera autobiografica. Nello specifico 'Blu' non parla di un'esperienza in particolare ma di una collezione di esperienze, come se fosse una canzone simbolo delle cose che ci hanno segnato, mi piaceva l'idea di navigare nel dolore e di poterlo percorrere, attraversare.»

Qual è il significato che dai al colore blu?

«Capita spesso che la mia scrittura sia legata alla natura, al cielo, all'acqua, al mare , il blu in qualche modo è un elemento che ci sovrasta, quel blu che rimanda alla nostalgia.»

Come nascono in genere le tue canzoni? Qual è il tuo modo di scrivere?

«Le mie canzoni nascono in due momenti separati, la melodia può nascere in qualunque momento, mi capita di captare una melodie e di registrarla subito, ovunque mi trovi, al supermercato, piuttosto che in metropolitana. Un'altra cosa è per la scrittura del testo che nasce da intuizioni, quando penso ad alcune cose, anche quando sono da solo e nei momenti nostalgici. Poi in un secondo momento metto insieme le due cose, ma devo ammettere che si mettono insieme in maniera intuitiva.»

Hai scritto in passato brani in inglese e in questa fase ti stai dedicando alla scrittura di testi in italiano. Qual è la differenza tra lo scrivere in inglese e scrivere in italiano?

«Ti dirò una ovvietà ma la differenza è abissale, ho sempre ascoltato musica inglese, di getto, in un primo momento, mi è venuto di scrivere in inglese, la lingua italiana è più complessa, è anche difficile farla entrare nella ritmica, ma oggi per me è diventata un'esigenza. La musica nasce dall'ascolto, ho avuto due genitori che ascoltavano molta musica, dalla musica rock di mio padre a mia madre che ascoltava Patty Pravo o Loredana Berté, questa cosa mi ha portato a comprare a undici anni il mio primo disco dei REM o ad ascoltare gli U2.»

All'architetto chiedo: che corrispondenza c'è tra la composizione architettonica e quella musicale?

«Le due cose sono molto legate, già nel termine che è lo stesso, la musica nasce da una intuizione che poi viene incasellata in una regola, e se ci pensi anche l'architettura nasce così, poi per fare diventare un edificio reale ha bisogno di una regola, di una struttura. La ritmica e il pentagramma diventano in qualche modo la struttura della musica. Mi capita di intuire delle melodie e registrarle con la chitarra, però, la maggior parte delle volte uso la voce. In questo io sono molto fortunato perché lavoro con un team eccezionale, mi capita di registrare delle melodie con la voce, di partire da un'idea, poi c'è il mio produttore Giorgio Lorito che diventa l'ingegnere che dà “struttura” alla mia idea.»

Com'è nato il videoclip di 'Blu'?

«L'idea è quella del tema del ricordo, del dolore, ma bisogna andare avanti, è qualcosa che ho dentro di me e continuo nel mio percorso, è girato a Frosinone, c'è un mix di emozioni, per affrontare le cose bisogna andare avanti, da qui l'idea del video sequenza. La regia è di Daniele Tofani, adotta un piano sequenza: ci sono io in cammino, la camera mi accompagna a distanza costante. È come se la narrazione fosse nel passo; il ritmo del brano guida respiro e traiettoria, con la città, Frosinone a cui sono molto legato, a fare da fondale. Un movimento continuo che apre spazio e misura la distanza.»

Antonino Muscaglione

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