Silvia Cossu e il 4° romanzo "Il Confine": l'ispirazione è un processo sempre piuttosto agitato. L'intervista di Fattitaliani

Fattitaliani


Il Confine, quarto romanzo di Silvia Cossu, per Renato Minore è "un racconto che, come un piccolo giallo dell’anima, con grande sapienza costruttiva, avvicina ad una più profonda domanda di senso. Quasi un viaggio iniziatico”. Ne è protagonista una scrittrice che scrive biografie per personaggi caduti in malora che vogliono raccontare la propria esistenza sotto una luce diversa. L'intervista di Fattitaliani all'autrice.
Fra le osservazioni della stampa relative a "Il confine" quale Le ha fatto particolarmente piacere?
    Paola Maraone (su ElleDecor) ha scritto che “in un mondo in cui si arriva a dubitare persino di quel che si è visto e ascoltato, dove i luoghi che dovrebbero essere sicuri diventano ostili, e il confine si sposta di continuo fino quasi a svanire, effettivamente anche respirare è un’impresa.” E Garrapa (su Satisfiction) parla di una “sospensione dell’incredulità che inganna chi legge al limite del dubbio che questa storia possa davvero accadere.” Sono notazioni che mi hanno fatto entrambe piacere. Ma ce ne sono molte altre.

Fra i commenti dei lettori, invece, quale ha trovato inaspettatamente positivo e incoraggiante?
Il libro viene spesso paragonato a un noir, a un thriller, ma la gara per scoprire l’assassino è un lettore su twitter che l’ha vinta, scovandolo tra le righe del romanzo. “La chiave si nasconde in tutto ciò che appare illogico e paradossale” sussurra lo psichiatra alla biografa che prende appunti, che non è ancora in grado d’interpretare. Ed è lì che la soluzione va cercata.

In quale maniera "Il confine" è un “viaggio iniziatico” secondo la presentazione di Renato Minore?
Minore parla di viaggio “iniziatico” per descrivere lo slittamento nella percezione della realtà che la protagonista (e il lettore insieme a lei) subisce, seguendo il racconto dello psichiatra, e finendo col ritrovarsi in un luogo lontano da quello di partenza, e completamente sconosciuto. Che però ha anche il potere di cambiarla.

Che cosa c'è di Silvia Cossu nella scrittrice protagonista?
Il mestiere.

C'è qualcosa che attraverso il personaggio Lei ha scoperto più su sé stessa come autrice?
Il viaggio compiuto dalla ghostwriter tra le ombre, mi ha indicato l’importanza di “perdersi”. Quanto, cioè, abbandonare il “controllo” sulla realtà significhi non farsi limitare dalla paura.


Che rapporto ha con l'ispirazione? arriva in modo tranquillo, agitato, spontaneo, elaborato, lento, rapido?

Non arriva mai in modo tranquillo, è un processo sempre piuttosto agitato. Prendo appunti sul primo pezzo di carta che trovo. Interrompo quel che stavo facendo. Seguo il flusso e il formarsi delle frasi.

Silvia Cossu che lettrice è?
Disordinata. Dietro i titoli scelti (a meno che non debba studiare) non c’è quasi mai premeditazione. Leggo anche moltissimi saggi.

Si diverte maggiormente nello scrivere libri o sceneggiature?
Divertirsi non è proprio la parola indicata. Comunque, entrambi. Giovanni Zambito.

Silvia Cossu è nata a Roma nel 1969. Ha scritto per Marsilio i romanzi La vergogna e L’abbraccio, e per la collana “Strade-Blu” di Mondadori un memoir usando uno pseudonimo, tradotto in Germania. Due suoi racconti sono presenti nelle antologie I racconti delle fate sapienti (Frassinelli), e Pensiero Madre (Neo Edizioni). Per il cinema ha sceneggiato cinque film (BluffL’ospiteFino a farti maleCrushed Lives – Il sesso dopo i figliIo lo so chi siete) selezionati nei più importanti festival internazionali, tra cui Berlino, Venezia, Montreal, Cinequest, Houston e Taormina. Il confine è il suo quarto romanzo.

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