Proscenio, Chiara Becchimanzi a Fattitaliani: Un'autrice costruisce scrivendo, inevitabilmente, una sua propria regia. L'intervista

Fattitaliani


Toccherà l'intera penisola, con tappe allo Zelig di Milano, al Teatro de' Servi di Roma - ma anche a Torino, Bari, Cosenza fino alla Sicilia - il nuovo tour della pluripremiata stand up comedian, attrice, attivista e autrice Chiara Becchimanzi, con il suo Terapia di Gruppo: un'occasione dissacrante, divertente e imperdibile per conoscere da vicino la nuova leva comica femminile italiana, già protagonista di Battute? su RAI DUE, di Comedy Central e dello Zelig Lab, per ridere sulla psiche umana dopo due anni di pandemia. Fattitaliani l'ha intervistata per la rubrica Proscenio.

In che cosa "Terapia di gruppo" si contraddistingue rispetto ad altri suoi testi?

È sicuramente il più interattivo tra i miei spettacoli: è il pubblico a decidere, attraverso le risposte che dà ai miei input, la direzione del tutto imprevedibile che prenderà la terapia!

Quale linea di continuità, invece, porta avanti (se c'è)?

Direi l'esplorazione psicologica della condizione umana: dal diario tragicomico  della mia psicoterapia alla terapia di gruppo, il percorso è partito dall'individualità per aprirsi alla collettività.

Com'è avvenuto il suo primo approccio al teatro?  Racconti…

Io ho origini napoletane: sono cresciuta a pane e Eduardo De Filippo, in una famiglia appassionata di teatro e d'arte - talmente appassionata che alla fine è diventato un mestiere di famiglia! Sin dalle prime esplorazioni scolastiche ricordo il momento del teatro come una vera e propria magia: quel viaggio pieno di aspettative verso il Teatro Verde di Roma, compiuto ogni mese alle elementari, mi ha aperto mondi che tuttora sono la mia salvezza. Credo sia stato in quei momenti che la decisione di fare di quel rito la mia vita sia affiorata alle porte della mia coscienza!

Quando scrive un testo nuovo può capitare che i volti dei personaggi prendano man mano la fisionomia di attrici e attori precisi?

Assolutamente sí. Visualizzare i personaggi mi aiuta a disegnarli con più precisione, e a credere nella loro esistenza, io per prima.

È successo anche che un incontro casuale ha messo in moto l'ispirazione e la scrittura?

In continuazione! Osservare la realtà, anche nei suoi più minuscoli dettagli, è il senso del mio lavoro. Dalla vita di periferia ai partner, dalla scuola al raccordo anulare, ogni particolare può dare vita a parole nuove!

Per un autore teatrale qual è il più grande timore quando la regia è firmata da un'altra persona?

Che il testo prenda derive indesiderate sotto le mani della regia. Un'autrice, in definitiva, costruisce scrivendo, inevitabilmente, una sua propria regia, che le occorre per tessere la trama e costruire la verità dei personaggi. Quando un regista prende in mano l'intreccio, può vederci dentro tutt'altro e sterzare bruscamente verso la direzione che lui ha individuato. Questo è senz'altro legittimo, ma può non essere sempre piacevole.

Quanto si riconosce nella seguente affermazione: "il teatro non è indispensabile. Serve ad attraversare le frontiere fra te e me" di Jerzy Grotowski?

È un'affermazione ossimorica. La seconda parte nega la prima: attraversare le frontiere tra me e te è più che indispensabile, soprattutto in questo periodo!

Il suo aforisma preferito sul teatro... 

Il teatro è il pronto soccorso dell'anima (Camilleri)

L'ultimo spettacolo visto a teatro ? 

Ho visto il mio collega Pietro Sparacino nel suo nuovo "Occhiaie" e mi è piaciuto tanto: la classe con cui riesce ad associare la finezza di ragionamento con la risata pura mi stupisce sempre. Ho visto anche La Bohème con la regia di Giancarlo Nicoletti: una meraviglia.

Degli attori del passato chi vorrebbe come protagonisti ideali di un suo spettacolo?

Allora faccio un bel cast con: Massimo Troisi, Monica Vitti, Anna Marchesini, Gigi Proietti. Non credo di dover spiegare perché.

Il miglior testo teatrale in assoluto qual è per lei?

Non posso rispondere a questa domanda! I capolavori sono tali perché vanno contestualizzati. Non potrei nominarne uno a discapito degli altri, Amleto vale come Questi Fantasmi, La Cantatrice Calva, Lisistrata, E fuori nevica!, Mistero buffo, Carnage, Rumori fuori scena sono tutti capolavori, ognuno nel proprio contesto.

La migliore critica che vorrebbe ricevere?

Forse: ho provato talmente tante cose durante il suo spettacolo che non so buttare giù un'analisi. Vorrebbe dire che ho coinvolto chi critica nonostante il suo senso critico.

La peggiore critica che non vorrebbe mai ricevere?

Noiosa.

Dopo la visione dello spettacolo, che cosa Le piacerebbe che il pubblico portasse con sé a casa?

Un sé stesso diverso da prima.

C'è un passaggio, una scena che potrebbe sintetizzare in sé l'essenza e il significato di "Terapia di gruppo"?

Non ho mai avuto il dono della sintesi: temo che per cogliere un'essenza dovrete venire a vederlo…anche perché ce ne sarà una diversa per ognuno/a di voi! Giovanni Zambito.


LO SPETTACOLO

Chiara Becchimanzi, è un unicum nella scena italiana: nei suoi vent'anni di carriera sul palco, è riuscita a coniugare tutte le anime dello spettacolo dal vivo a 360 gradi, facendo incontrare il teatro di prosa e colto con il teatro urbano, arrivando all'ironia dello stand up comedy senza dimenticare l'impegno sociale e la missione di sensibilizzazione nel toccare tematiche mai banali, sempre con intelligenza e attenzione.

Da questo percorso, artistico e umano, nasce Terapia di Gruppo uno spettacolo che, con particolare attualità, porta in scena l'umanità e gli spettatori stessi, ognuno con il proprio "fardello" psicologico, per un gioco teatrale che non smentisce la raffinatezza dell'approccio dell'attrice e autrice, già premiata dall'Ordine degli Psicologi per il suo Principesse e Sfumature.

Terapia di Gruppo è un esilarante flusso di coscienza che esplora le idiosincrasie e gli stereotipi a cui purtroppo siamo fin troppo avvezzi, fra ironia al femminile e stand up comedy, ma anche attivismo e impegno sociale. Lo spettacolo mescola sapientemente i numerosi talenti e le professionalità di Chiara, in un gioco con il pubblico che – mimando la classica terapia di gruppo – si affida alla regola del tutto è possibile. Gli spettatori sono infatti sempre coinvolti in prima persona, determinando la direzione che prenderà il discorso.

Sarà così più semplice ridere della nostra salute psicologica, un tema carissimo all'artista, proprio in un momento in cui il benessere psicologico è al centro del dibattito pubblico, fra strascichi della pandemia e bonus psicologo. Così, mentre i più ottimisti intravedono la fine di questa crisi, Chiara Becchimanzi ha trovato un modo per ridere insieme con intelligenza e sarcasmo sulla psicologia umana, attraverso uno spettacolo che improvvisa, gioca con il pubblico e con i luoghi comuni offrendo ogni volta uno spaccato umano profondo.

Reduce dal format social Sanremo per Caso con Eleazaro Rossi, Chiara Becchimanzi «soffre l'ansia della categorizzazione», come dimostrato dai suoi show e dalle sue attività. La comedy – a cui si è avvicinata nel 2019 dopo un percorso formativo e impegni a teatro - è infatti un veicolo per l'impegno sociale, e non è un caso che Chiara abbia vinto il Premio Comedy al Roma Fringe Festival e sia autrice del libro A ciascuna il suo (2019, Aracne Editore) con cui sostiene e si fa portavoce anche di una maggiore consapevolezza sessuale di genere. Dal romanzo – presentato al Salone di Torino nel 2021 – Chiara ha poi realizzato un podcast comico, condotto insieme a Giorgia Conteduca, che in pochi mesi ha raggiunto ottimi risultati in termini quantitativi, interattivi e di gradimento, sino all'inserimento nel Festival Nazionale del Podcasting, avvenuto sia nel 2020 che nel 2021.

Terapia di Gruppo, le date

17 febbraio POMOPERO Breganze (VI) 

18 febbraio GARAGE SOUND Bari

11-13 marzo TEATRO DEI SERVI Roma 

15 marzo TRENTASEI Aprilia

23 marzo: MOOD, Cosenza

24 marzo: ZO, Catania

25 marzo. MUG, Comiso (RG) 

26 marzo: ECLETTICA, Caltanissetta

27 marzo: SONICA, Siracusa

3 aprile: ZELIG (Milano)

5 aprile: OFF TOPIC (Torino)

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