Il Dostoevskij di Pierfranco Bruni che entra in Proust con il sottosuolo dei demoni

Fattitaliani



di Miriam Katiaka

Dostoevskij perno della cultura russa tra Oriente asiatico e Occidente europeo e mediterraneo. È su questo tema che Pierfranco Bruni imposta il suo ragionamento tra filosofia e letteratura. Infatti da Dostoevskij a Proust in un intreccio tra filosofia e antropologia il percorso che Pierfranco Bruni compie nello straordinario racconto - saggio, pubblicato da Solfanelli editore, dal titolo "Il sottosuolo dei demoni. Tra filosofia e dissolvenza" pone al centro il rapporto tra cultura degli Orienti e mondo occidentale.
La lettura che Pierfranco Bruni sottolinea ha una  profonda dimensione metafisica il cui risvolto è, appunto,  un intreccio tra le crisi ontologiche di un Occidente sfarinato lungo la ricerca di una ricerca della bellezza e una consapevolezza della bellezza che trova proprio in Dostoevskij il perno centrale.
È come se di cogliesse il fatto che la bellezza può anche vivere in un sottosuolo in cui si nascondono i demoni che inquietano le storie delle civiltà dal tempo di Rumi a quello di Dante, dall'età di Ovidio a quello di D'Annunzio passando attraverso Foscolo e Zambrano.
Insomma è un lavoro innovativo nel pensiero tra modernità e tradizione. Il nodo è il tracciato dostoeskiano che si definisce tra una civiltà che ha assorbito il senso degli umiliati e una realtà storica che sembra non voler comprendere la confessione degli offesi. Ma Proust però è un Occidente che si incontra con tutta l'identità sia araba che, appunto, dostoeskiana sul filo della memoria e del ricordare.
Memoria e ricordo sono i due pilastri che fanno da controcanto all'essere e tempo in una metafisica che supera le realtà per apparentarsi con le identità. Letteratura, filosofia e antropologia sono un modello pitagorico della triangolarità dell'esistere e dell'episteme.
Il discorso che porta avanti Bruni, nel suo equilibrato ma innovativo viaggio, è tra una filosofia che si serve della letteratura grazie alla necessità antropologica di fare incontrare l'uomo con gli dèi. Dunque, la chiave forte è il mito, sul quale Bruni imposta il suo dialogare con l'immaginario del pensiero e con il pensiero omerico e paolino.
Il dialogare è il punto di svolta di tutto. Presenta una imponente attualità padroneggiando l'antico e la tradizione. Un libro che resta! Nel tempo delle grandi crisi "Il sottosuolo dei demoni" offre una interpretazione metafisica, ontologica ed esistenziale. Siamo comunque con Pierfranco  Bruni al Dostoevskij
che entra in Proust con  il sottosuolo dei demoni.

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