Libri, "10 Donne e Un Filo di Seta". La recensione

Fattitaliani



di Caterina Civallero

          Una madre sculaccia il figlio che ha rovesciato il latte sul tavolo. Che reazione eccessiva! Per così poco non era il caso.

            Ma il bambino sa che cosa fa veramente soffrire la madre, e anche se lei non lo dice apertamente lui le fa sapere che sa.

E si offende, o smette di parlare, per farla sentire in colpa, o la abbraccia per farsi carico delle sue pene.

            In una soffitta all’ultimo piano di una modesta abitazione una madre disprezza i suoi figli, mentre le sue guance scottano ancora dei pugni che le ha sferrato suo marito.

            Un figlio dorme in mezzo ai genitori per proteggere la dignità di sua madre; una bambina da poco diventata grande ingurgita tutto ciò che trova per cercare di dare un nome a quel sapore insipido che ha la sua esistenza colma di tutto e vuota d’amore, mentre una ragazza sputa la saliva amara di quelle ruvide pastiglie bianche appena vomitate.

            L’impotenza a reagire quando hai paura è il veleno più potente al mondo: paralizza ogni capacità di reazione, e anche se sogni di fuggire via ti ritrovi incatenata per anni al muro delle folli ossessioni di un pazzo.

            Altrove in un ospedale la vischiosità di certe sofferenze ti strappa dal cuore la voglia di continuare mentre tuo figlio appena nato scivola via al suo destino.

            La malattia, la nostra e quella dei nostri cari, la vita contro la morte, l’attesa che combatte con il tempo e poi l’arrivo dell’amore: questi sono i catalizzatori che spostano e ridimensionano anche le menti più abitudinarie e spingono anche il più pigro dei flemmatici a sperimentare una soluzione per tornare a respirare.

            Qualunque sia la reazione a ciò che ci accade è certo che la vita si muove fra i suoi ostacoli a zig zag.

            È difficile, se non si è attenti, confondere la scusa con il pretesto.        

Azione e reazione si susseguono come i secchi di un mulino che se non stai attento ti afferra pinzandoti per il bordo dei pantaloni e ti frantuma con il suo peso.

            È così.

            La sofferenza lascia il segno, la sofferenza ci divora.

            Gli “animali” feriti mordono se ti avvicini; lo fanno per proteggersi.

Le persone aggredite si allontanano per difendersi e se nel contatto sono state ferite morderanno a loro volta.

            È un circolo vizioso.

            Solo da Adulti possiamo compiere una scelta per salvaguardare il gruppo di appartenenza.

            Già, ma quando si diventa adulti?

Quando una bambina diventa donna, qual è il dettaglio che ci permette di comprendere che il passaggio sia avvenuto?

            Possiamo permettere al dolore di farci crescere senza annientarci?

            L’indifferenza ci protegge davvero da chi o cosa vuole uccidere i nostri sogni?

            Possiamo trasformare il cinismo in lezione e con l’insegnamento essere di esempio?

            Si, si può, ma non prima di aver sperimentato la solitudine dell’essersi isolati nel cassetto dei ricordi come un racconto non ancora terminato, o un conto da pagare.

            Non prima di aver ritrovato i frammenti in cui ci eravamo disintegrati, non senza averli trovati tutti e aver rimesso insieme i cocci.

            I cocci sono tuoi: siamo partite da qui per essere certe che ogni racconto avesse qualcosa da insegnare o donare. Utilizzando la parte preziosa di un proverbio lapidario abbiamo scoperto che spesso sono proprio loro la parte più importante di una frattura apparentemente irrimediabile. Sono il prezioso punto di partenza per ricostruire.

            Per diventare adulti dobbiamo cercare, e poi trovare, un luogo in cui iniziare, con i nostri tempi, a curare le ferite per trasformarle in “meravigliose cicatrici”.

            In oriente lo chiamano Kintsugi 金継ぎ ovvero “riparare con l’oro”. È una tecnica antica che risale alla fine del 1400 adoperata per riparare le ceramiche pregiate. I frammenti dell’oggetto danneggiato vengono recuperati e minuziosamente vengono sigillati con cera lacca che, successivamente, viene ricoperta di polvere d’oro. Le riparazioni producono vere e proprie opere d’arte.

            L’unicità e imprevedibilità con cui la riparazione riporterà in vita l’oggetto riparato è un vero miracolo artistico. Quasi si potrebbe dire che l’intervento ne aumenti la bellezza e resistenza.

            Il nostro segreto per guarire davvero è stato il gruppo, perché la solitudine insegna a morire e la comunione spinge a vivere.

            Il minuzioso lavoro di co-editing è stato taumaturgico. Eravamo partite con un sottile filo di seta e abbiamo scoperto che l’elaborazione di certi passaggi è avvenuta setacciando minuziosamente cosa poteva essere ridimensionato e trasformato.

            La scrittura ha il grande potere di ricostruire, e poiché la parola contiene l’energia creatrice, ogni donna ha trasformato la propria storia in opera. Insieme abbiamo sperimentato la metamorfosi dei racconti con rispetto coerenza e condivisione.

            Così Rosanna con il suo messaggio postato sui Social alla fine di novembre del 2019, indirizzato a più di 1000 donne, che invitava a partecipare al progetto di pubblicare il racconto che ognuna aveva nel cassetto, ha permesso a tante donne di liberarsi: la selezione è avvenuta naturalmente e da 1000 donne si è passati a 25, poi a 16 e ancora a 13 per approdare a pubblicare davvero il capolavoro di quelle donne che hanno deciso e scelto di alzare la testa.

           


            Fra le pagine di questo libro incontrerai e conoscerai le 10 Donne che si sono messe a nudo per mostrare come il tessuto cicatriziale di certi strappi sia oggi diventato la parte più forte di loro stesse.

            Donne e un filo di seta, dal Social al Libro ha ricucito rammendato e saldato squarci che all’apparenza sembravano insanabili anche alle autrici stesse.

            È un libro anche per gli uomini, perché anche loro possano comprendere meglio chi siamo, chi sono le loro madri e le loro figlie.

            Magico e audace, descrivetelo come desiderate, quando lo consiglierete a coloro che amate non potrete fare  meno di raccogliere gratitudine.

           

            Il desiderio di tutte le autrici che hanno partecipato al progetto, oggi, è di continuare a scrivere.

 


Caterina Civallero

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