Gianni Togni: dietro le mie canzoni ci sono cuore e mente insieme. L'intervista di Fattitaliani


Una bella porzione di classici degli anni Ottanta della nostra canzone appartiene senza dubbio a Gianni Togni, autore e musicista prolifico e sensibile che ha firmato grandi successi sempre attuali come Luna, Semplice, Vivi, Giulia. Attualmente sta lavorando a un disco inedito: "Il mio nuovo album, che ha già un titolo, è in via di preparazione, ci dice. Ho composto e arrangiato tutte le musiche, e ora sto scrivendo i testi, aperto a collaborazioni con altri artisti. Appena la fase creativa sarà terminata, entrerò in sala d’incisione con i musicisti, registrerò in analogico le canzoni, poi misserò tutto con la dovuta attenzione e, quando sarò soddisfatto del lavoro, lo “abbandonerò” per farvelo ascoltare. Nel frattempo ci possiamo incontrare ai miei concerti teatrali di maggio 2022". Oggi è ospite dell'Intervista Canzonata di Fattitaliani in cui le domande spaziano fra i titoli dei diversi album pubblicati lungo l'arco della sua carriera.

Ci racconti brevemente il tuo primo approccio con la musica? È stato un “Colpo di fulmine”?

Fin da piccolo la musica ha fatto parte della mia vita, con mamma che ascoltava sempre nuove canzoni dal giradischi, e poi intorno avevo la nonna paterna cantante d’opera, uno zio avvocato ma ottimo pianista jazz, e una zia pittrice e scultrice che mi faceva scoprire generi musicali innovativi dal suo impianto stereo. Ho iniziato a cantare da bambino e in breve tempo, da autodidatta, a suonare chitarra acustica e pianoforte.

Fra alti e bassi, ti è mai balenato in mente il pensiero di dire “Basta” e mollare tutto?

Mai. Mi prendo delle pause per imparare qualcosa di nuovo, ascoltare gli altri artisti, approfondire, cercare stimoli sempre diversi per evitare di ripetere quanto già fatto.

Che cosa o chi ti stimola sempre ad “Andare avanti”? o semplicemente “È la vita”?

La passione, che non va confusa con l’euforia, perché trovo sia molto più vicina alla pazienza.

Quando la “Voglia di cantare” si fa più pressante?

Quando sento di avere qualcosa da dire e approfondire componendo.

Sempre “Segui il tuo cuore” in quello che fai?

Cuore e mente insieme, in quanto la spontaneità è il primo passo da seguire quando si scrive, mentre il pensiero critico serve, subito dopo, per migliorare e correggere.

Tornando indietro, faresti “Forse” fare qualcosa in modo differente?

Molti poeti dicono che le poesie non vengono mai finite ma, dopo averci lavorato molto, abbandonate. La stessa cosa vale per le mie canzoni, perché ci sarà sempre, con il senno del poi, qualcosa che avrei potuto fare diversamente.

“L’unica cosa” della tua carriera che non rifaresti mai?

Forse alcune partecipazioni televisive. Le considero ingenuità giovanili.

Perché la “Luna” continua ad ispirare canzoni e poesie secondo te?

Per il luminoso, mutevole mistero notturno che emana.

Nel 1986 hai duettato con Loretta Goggi in “Chissà se mi ritroverai” inserito nel suo album “C’è poesia”. Come nacque la cosa?

Me lo chiese la mia casa discografica dell’epoca, la CGD, e accettai volentieri perché credo molto nello scambio di idee e collaborazioni artistiche, senza pregiudizi.

Quanto il tuo “Quartiere”, la tua città, il tuo territorio incidono sulla tua ispirazione?

Ho viaggiato molto in tutti questi anni, e ho conosciuto luoghi affascinanti, ma nessun posto al mondo è mai riuscito ad eguagliare la bellezza e l’ispirazione che Roma può donare a chi sa cogliere l’essenza artistica delle sue mille contraddizioni.   

Altri posti come un “Bar della provincia” o le “Stanze d’hotel” possono influenzarti?

Tutto quello che fa parte della vera vita quotidiana è stimolante. Guardando la realtà attraverso angolazioni sempre diverse, con la mente aperta, puoi raccontare quello che altri non riescono ancora a vedere.


Preferisci un momento per comporre? Ne “Il cuore della notte”, la “Mattina presto”, un “Pomeriggio maledetto”, durante una “Splendida giornata”…

Solitamente preferisco comporre di sera, ma se ci sono delle scadenze improrogabili come, per esempio, la messa in scena di un musical con data già stabilita, scrivo in qualsiasi momento della giornata.

A proposito di ispirazione, la nascita di un brano può anche essere questione di “Attimi”?

Quasi sempre, direi. Poi quella creatura nuda, sbocciata in attimi o in pochi minuti, viene pazientemente studiata, valutata e vestita nel tempo.

“Le piccole cose” influiscono più o meno di quelle grandi sulla nascita di una melodia?

Per me, nell’arte in generale, sostanza e forma hanno la stessa importanza. Portato nella canzone questo concetto si amplifica: la melodia è un fondamento, ma l’arrangiamento, cioè la scelta degli strumenti e come li fai suonare, il tipo di registrazione, la ricerca degli effetti e il missaggio delle varie tracce, sono tutte “piccole cose” che influiscono enormemente sulla resa finale del brano. Lo stesso discorso vale per il testo: se devo scegliere tra una parola che significa ma suona male, e un’altra che significa meno ma suona bene, canto sicuramente la seconda, perché sto facendo musica. Le canzoni non sono poesie, visto che le parole devono adattarsi a metriche completamente diverse da quelle che regolano le invenzioni dei poeti veri.    

Come affronti “Tutti quei giorni” in cui non riesci proprio a scrivere e a concentrarti?

Nei giorni poveri di creatività dedico più tempo alla convivialità, leggo romanzi e quotidiani, se possibile vado a teatro, cinema e concerti, ascolto molti vinili nuovi per aggiornarmi, e giro a piedi per la città con la mia compagna.

“Carla, Maggie, Giulia”: come te le immagini oggi? Che donne sarebbero?

“Carla” oggi è una donna che vive a Roma piena di amici e interessi culturali, ”Maggie” fa ancora quello che le viene in mente in giro per il mondo, mentre “Giulia” ha imparato a non credere più a tutte le frasi bugiarde che un uomo può dirle per conquistarla facilmente.  

Più “Semplice” essere “Un uomo tranquillo” o uno “Fuori dagli schemi”?

È facile atteggiarsi ad essere fuori dagli schemi, magari con vestiti e atteggiamenti studiati a tavolino per “fare colpo”, molto più difficile è esserlo veramente, sembrando esteriormente tranquilli.

Mai desiderato di essere una “Superstar”?

Mai ho pensato e scritto qualcosa per raggiungere il successo. Confesso che, ancora oggi, troppa attenzione alla mia persona fisica mi imbarazza, infatti non amo andare in televisione.  

“Giorno per giorno” come “Vivi” la tua quotidianità quando non sei impegnato con la musica?

Che non sia impegnato con qualcosa riguardante la musica è cosa rara, ma quando, quei pochi giorni all’anno, riesco ad andare in vacanza, cerco solo di rilassarmi pensando ad altro.

Un cantautore è paragonabile più a un “Sognatore”, a un “Astronauta” o a “Il Giocatore”?

Direi a un insieme di tutti e tre i personaggi menzionati.

Fra i tanti “Singoli” ce n’è uno in cui ti identifichi maggiormente?

Sinceramente no, perché i singoli sono tutti molto diversi l’uno dall’altro e rappresentano solo estratti di un lavoro più complesso. Forse è per questo motivo che prediligo identificarmi con interi album, come “Bersaglio Mobile, “La Vita Nuova”, “Il Bar Del Mondo” e “Futuro Improvviso”, dove è possibile rintracciare con maggiore chiarezza le tante e differenti sfaccettature musicali che mi appartengono.

Con i social network è più facile oggigiorno “Fare finta di volersi bene”?

Confesso di non essere un frequentatore assiduo dei social network e creo post solo per lo stretto necessario, quindi ho poco da dire sull’argomento. Però sono certo che se si dovessero pagare anche solo dieci centesimi per esprimere un “like”, ce ne sarebbero molti meno su tante pagine. Voler bene veramente è più impegnativo che cliccare un finto cuoricino. Giovanni Zambito.

Fattitaliani

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