Opera, Maria José Siri a Fattitaliani: mi sento più coinvolta nel ruolo di donne forti. L'intervista

Fattitaliani

La Stagione d’Opera 2022 del Teatro Comunale di Bologna si apre stasera con un nuovo allestimento della "Tosca" di Puccini, in scena per otto recite fino al 6 febbraio. Dirige il Maestro Daniel Oren, mentre il ruolo della protagonista è affidato al soprano uruguaiano Maria José Siri, che Fattitaliani ha intervistato.

Ha interpretato parecchie eroine dell'opera... in quale si è sentita più a suo agio e coinvolta?

È difficile rispondere a questa domanda, perché mi sento sempre molto a mio agio e coinvolta in tutti i ruoli che accetto. Non accetto mai parti che mi potrebbero lasciare anche solo in parte indifferente, o non a mio agio, perché per interpretare un ruolo si deve essere coinvolti nel carattere. Ma ci sono alcuni ruoli che mi affascinano più di altri. A parte Tosca, posso parlare di coinvolgimento totale forse per Norma di Bellini, che è il ruolo più "completo" che io abbia mai cantato. Anche la Francesca da Rimini di Zandonai, che ho interpretato nel 2018 al Teatro alla Scala mi ha dato tantissime emozioni molto forti. E in generale tutte le "mamme dell'opera", per esempio Madama Butterfly, Suor Angelica o Amelia nel "Ballo in maschera" mi commuovono in maniera molto profonda. Per anni non ho accettato di cantare Cio-Cio-San, perché temevo che l'emozione sul palco potesse essere troppo forte. Essendo mamma io stessa, interpretare questi ruoli è da un lato estremamente impegnativo a livello emotivo, ma da un altro lato si provano emozioni fortissime sul palco. Mi piacciono anche molto le guerriere come Odabella o Abigaille. In generale posso dire che mi piacciono le donne forti, sono questi i ruoli nei quali mi sento più coinvolta e a mio agio.

"Tosca" che cosa rappresenta per Lei come donna e come opera?
Tosca è una donna molto giovane alle prime armi con l'amore, con la sensualità, con la sessualità. Poiché è così giovane, non è consapevole di avere quel "potere femminile" della seduzione quando Scarpia nel secondo atto la provoca e la tortura psicologicamente. Per me Tosca rappresenta soprattutto una donna molto forte che non accetta di piegarsi al potere dell’uomo quando uccide Scarpia nel secondo atto. È una donna modernissima che prende in mano le redini della situazione e che non accetta che l'uomo usi il suo potere per violentarla. È anche una donna molto passionale, molto innamorata di Cavaradossi e molto religiosa, il che rende ancora più tragico l'assassinio di Scarpia e il suo suicidio alla fine. Come opera ovviamente è una delle più iconiche della storia della lirica. Deve esserci una ragione se più di 120 anni dopo la prima mondiale è ancora una delle opere più rappresentate ogni anno e in tutto il mondo. È scritta benissimo, in modo così compatto tale da rendere l'opera anche molto accessibile a persone che non conoscono bene la lirica o che vanno all'opera per la prima volta. È un po' come un film giallo messo in musica. 


Con il regista Hugo De Ana su quale aspetto vi state particolarmente concentrando per far emergere sia il personaggio che le sue capacità attoriali?
È la prima volta che lavoro con Hugo de Ana ed è davvero un grandissimo piacere scoprire insieme e grazie a lui angoli sconosciuti di questo personaggio. Ho cantato Tosca più di 60 volte, ma insieme a De Ana stiamo cercando di mettere in scena una Tosca che rispecchi anche la contemporaneità. Quello che fa Scarpia a Tosca capita ogni giorno e in tutto il mondo; il secondo atto per me è molto moderno. L'aspetto sul quale ci siamo particolarmente concentrati è proprio che Tosca come ho detto prima è una donna giovanissima, che viene gettata così, senza la necessaria maturità nella terribile situazione del secondo atto, a dover affrontare una bestia come Scarpia. Mi ha fatto scoprire dei lati nuovi del personaggio e nuove sfumature soprattutto nel modo in cui lei reagisce nel secondo atto nei confronti di Scarpia che la provoca in un modo violentissimo.
Personalmente il suo atteggiamento e la sua predisposizione cambiano a seconda che si tratti di classici come "Tosca" o altre opere meno conosciute?
Non posso dire che cambino, perché mi preparo ad ogni ruolo nella stessa maniera. Ovviamente in un'opera come "Tosca" che tutti conoscono c'è un maggiore confronto col passato rispetto ad altre opere  meno eseguite come per esempio Francesca da Rimini. E questo non rende le cose più facili, anzi c'è ancora più responsabilità quando si canta un ruolo come Tosca che tantissimi grandi soprani del passato hanno cantato e inciso.
Ogni volta che entra in scena, per una prima ma non solo, fa qualche atto scaramantico, una preghiera o semplicemente una raccomandazione a se stessa?
Cerco solo di stare molto concentrata e tranquilla e di entrare già un po' nel ruolo. Bisogna divertirsi sul palcoscenico per poter trasmettere energia positiva al pubblico, questo è molto importante.
C'è un momento della Tosca, un'aria, che secondo Lei sintetizza pienamente il personaggio e il significato dell'opera?
Forse la prima frase del Vissi d'arte. "Vissi d'arte, vissi d'amore". Tosca vive proprio per l'amore, è una donna che fa tutto per salvare l'uomo che ama. Giovanni Zambito.

Foto di Andrea Ranzi
Fattitaliani

#buttons=(Accetta) #days=(20)

Questo sito utilizza cookie di Google per migliorare la tua esperienza di navigazione. Per saperne di più
Accept !
To Top