Lidia Simonetti: nel romanzo "Scintilla" parlo di coraggio e di perdono. L'intervista

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Lidia Simonetti, scrittrice e book blogger, presenta il suo romanzo “Scintilla” | INTERVISTA di Andrea Giostra.

«Scintilla è ispirato metaforicamente ad alcuni episodi della mia vita che mi hanno cambiata e fatto riflettere. Nel testo parlo di coraggio, di ricerca del proprio io, soprattutto parlo di perdono come “anello fondamentale” per poter continuare un percorso costruttivo nella nostra vita» Lidia Simonetti

Ciao Lidia, benvenuta e grazie per aver accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori che volessero sapere di te quale scrittrice e amministratore di un gruppo Facebook di scrittori e lettori?

Ciao Andrea, grazie per questa bellissima opportunità. Nasco come lettrice per via del mio carattere solitario e introverso. Ho impiegato molto tempo per trovare in me il coraggio di scrivere e di vedermi e riconoscermi capace di trasmettere, attraverso la scrittura, emozioni. Una volta pubblicato "Scintilla ", ho creato il gruppo Facebook "Inizio a Scrivere". Volevo creare non semplicemente una vetrina letteraria (ne esistono moltissime), ma un luogo di confronto tra lettori, scrittori e professionisti del settore editoriale a 360°.

Chi è invece Lidia Donna al di là della sua passione per la scrittura, per la lettura e per i libri? Cosa puoi raccontarci della tua quotidianità?

Lidia è una persona fragile e forte al tempo stesso, che ha imparato dalle esperienze del proprio passato. Ho vissuto I miei primi 10 anni in orfanatrofio, sono stata adottata durante la mia adolescenza, ho avuto un matrimonio disfunzionale basato su dipendenza psicologica e violenza. Dodici anni fa, insieme alle mie tre figlie, ho iniziato una nuova vita fatta di libertà, serenità, normalità. Lidia in primis è una mamma, poi è anche una maestra di sostegno, una creativa ed ora forse una scrittrice emergente.

Qual è il tuo percorso accademico, formativo, professionale ed esperienziale che hai seguito e che ti ha portato a fare quello che fai oggi nel vestire i panni della scrittrice e book blogger?

Ho frequentato l’istituto socio psico pedagogico per 5 anni. Ho seguito la mia indole frequentando l’università di Giurisprudenza di Taranto. Ancora oggi la mia forma mentis è più giuridica che letteraria. Ho frequentato corsi di: marketing, PNL, tecniche di vendita, comunicazione non verbale e adesso sto seguendo un percorso di mmi (percorso psicologico volto alla conoscenza di sé stessi).

Ci parli del tuo libro, “Scintilla”? Come nasce, qual è l’ispirazione che lo ha generato, qual è il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quale la storia che ci racconti senza ovviamente fare spoiler?

Scintilla è ispirato metaforicamente ad alcuni episodi della mia vita che mi hanno cambiata e fatto riflettere. Nel testo parlo di coraggio, di ricerca del proprio io, soprattutto parlo di perdono come “anello fondamentale” per poter continuare un percorso costruttivo nella nostra vita. Scintilla è la storia di un’aquila indifesa che, per impedire una guerra, decide di intraprendere un viaggio per le valli del suo mondo. Lì conoscerà la diversità, nuovi segreti, oracoli, forze oscure e dovrà fare i conti con misteri sulla sua famiglia più grandi di lei. Un po’ come succede a noi, durante il nostro viaggio della vita. Nessuno arriva mai uguale a quando è partito. Anche per Scintilla sarà lo stesso.

Chi sono i destinatari che hai immaginato mentre lo scrivevi?

Principalmente bambini e ragazzi ma ovviamente anche adulti.

Una domanda difficile, Lidia: perché i nostri lettori dovrebbero comprare “Scintilla”? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.

Perché Scintilla è ognuno di noi. Ognuno di noi potrà ritrovarsi in una sfaccettatura, in un personaggio o episodio di questo libro. Ognuno di noi intraprende un viaggio alla ricerca di sé stessi, delle proprie radici.

C’è qualcuno che vuoi ringraziare che ti ha aiutato a realizzare questa opera letteraria? Se sì, chi sono queste persone e perché le ringrazi pubblicamente?

Le mie figlie Soraya, Anthea e Anna. Mi hanno incoraggiata a continuare a scrivere, hanno allontanato da me la paura di non essere all’altezza, di non essere abbastanza. Le prime a leggere il testo mentre scrivevo, le prime a promuoverlo ad amici e compagni. Sono state e sono fondamentali per Scintilla.


Hai in mente di fare delle presentazioni del tuo nuovo libro? Se sì, dove e quando? … così i lettori che fossero interessati potranno venire a trovarti.

Al momento sto facendo presentazioni online per varie blogger, pagine, circuiti letterari. Presento il mio libro in un progetto “Lettura con l’autore” nelle scuole di Trieste. Quest’anno sono alla Duca d’Aosta dove sono orgogliosa di poter parlare di Scintilla in ben 7 classi della scuola primaria. A partire dal nuovo anno inizierò a fare presentazioni in presenza.

«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’è la bellezza? La bellezza letteraria e della scrittura in particolare, la bellezza nell’arte, nella cultura, nella conoscenza… Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te?

La bellezza culturale, in particolare nella scrittura, è qualcosa che ci rende liberi. Nella scrittura siamo liberi da pregiudizi, da paure, da punti di vista… la cultura ci rende uguali, ci mette sullo stesso piano. Possiamo vestire i panni di chiunque, guardare anche se non ci siamo. Nella scrittura smettiamo di essere noi, chiusi nel nostro io, nel nostro piccolo mondo e vestiamo i panni “dello scrittore”, di colui che crea: è affascinante dal mio punto di vista.

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno e della disciplina che mettiamo in quello che facciamo?

La mia vita è la testimonianza pura di chi persegue a tutti i costi i propri obiettivi. Anni fa tutti mi dicevano che non sarei mai riuscita a crescere da sola 3 figlie. Oggi, a distanza di 12 anni, sono qui a dire a tutti che ci sono riuscita. Mi fanno sorridere le persone che si affidano al solo destino, assomiglia ad una scusa per rimanere fermi, immobili! Agire vuol dire stancarsi di questo immobilismo, fare una dopo l’altra delle azioni, mettersi in gioco e metterci la faccia. Di conseguenza agire non è semplice, devi fare scelte ben precise.

«I perdenti, come gli autodidatti, hanno sempre conoscenze più vaste dei vincenti, se vuoi vincere devi sapere una cosa sola e non perdere tempo a saperle tutte, il piacere dell’erudizione è riservato ai perdenti.» (Umberto Eco, “Numero Zero”, Bompiani ed., Milano, 2015). Cosa ne pensi di questa frase del grande maestro Umberto Eco? In generale e nel mondo dell’arte, della cultura, della letteratura contemporanea? Come secondo te va interpretata considerato che oggi le TV, i mass media, i giornali, i social sono popolati da “opinionisti-tuttologi” che si presentano come coloro che sanno “tutto di tutto” ma poi non sanno “niente di niente”, ma vengono subdolamente utilizzati per creare “opinione” nella gente comune e, se vogliamo, nel “popolo” che magari di alcuni argomenti e temi sa poco? Come mai secondo te oggi il mondo contemporaneo occidentale non si affida più a chi le cose le sa veramente, dal punto di vista professionale, accademico, scientifico, conoscitivo ed esperienziale, ma si affida e utilizza esclusivamente personaggi che giustamente Umberto Eco definisce “autodidatti” – e che io chiamo “tuttologi incompetenti” - ma che hanno assunto una posizione di visibilità predominante che certamente influenza perversamente il loro pubblico? Una posizione di predominio culturale all’insegna della tuttologia e per certi versi di una sorta di disonestà intellettuale che da questa prospettiva ha invaso il nostro Paese? Come ne esce da tutto questo, secondo te, la Cultura, l’Arte, il Sapere, la Conoscenza, l’Informazione?

Domanda molto profonda. Non che il mio parere conti ma penso che tutto nasca da un concetto tanto semplice quanto pericoloso: la superficialità. La nostra società in ogni suo ambito a partire dai sentimenti, dalla cultura, il lavoro, i valori ecc. è dominata da superficialità: coppie che si separano dopo un giorno perché tanto che ci vuole, gente che non si impegna come dovrebbe perché tanto le opportunità sono tante… Se ci pensiamo bene Andrea nessuno guarda con effettivo valore! Tutto è meramente sottovalutato, anche settori come la cultura, la scrittura lo sono. Chiunque pubblica un libro senza pensare se è scritto bene così come tutti si arrogano il diritto di “saper tutto” nascondendosi dietro una tastiera. Io sono consapevole che non so tutto, che ho molto da imparare, da guardare e sperimentare.

«La lettura di buoni libri è una conversazione con i migliori uomini dei secoli passati che ne sono stati gli autori, anzi come una conversazione meditata, nella quale essi ci rivelano i loro pensieri migliori» (René Descartes in “Il discorso del metodo”, Leida, 1637). Qualche secolo dopo Marcel Proust dice invece che: «La lettura, al contrario della conversazione, consiste, per ciascuno di noi, nel ricevere un pensiero nella solitudine, continuando cioè a godere dei poteri intellettuali che abbiamo quando siamo soli con noi stessi e che invece la conversazione vanifica, a poter essere stimolati, a lavorare su noi stessi nel pieno possesso delle nostre facoltà spirituali. (…) Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905 | In italiano, Marcel Proust, “Del piacere di leggere”, Passigli ed., Firenze-Antella, 1998, p.30). Tu cosa ne pensi in proposito? Cos’è oggi leggere un libro? È davvero una conversazione con chi lo ha scritto, come dice Cartesio, oppure è “ricevere un pensiero nella solitudine”, ovvero, “leggere sé stessi” come dice Proust? Dicci il tuo pensiero…

Posso dirti che cos’è per me la lettura, questa domanda penso è molto soggettiva. Attraverso la lettura scopro sicuramente particolari cari all’autore del libro, i temi a lui cari, i suoi messaggi per noi lettori. È vero anche che attraverso la lettura faccio un viaggio diverso ogni volta in me stessa, scavo nel mio spirito e nella mia mente, grazie al testo riesco a far emergere dettagli sopiti in me. Penso che sia Cartesio che Proust hanno ragione: tutto sta nel nostro guardare da più prospettive.

«Non mi preoccupo di cosa sia o meno una poesia, di cosa sia un romanzo. Li scrivo e basta… i casi sono due: o funzionano o non funzionano. Non sono preoccupato con: “Questa è una poesia, questo è un romanzo, questa è una scarpa, questo è un guanto”. Lo butto giù e questo è quanto. Io la penso così.» (Ben Pleasants, The Free Press Symposium: Conversations with Charles Bukowski, “Los Angeles Free Press”, October 31-November 6, 1975, pp. 14-16.) Secondo te perché un romanzo, un libro, una raccolta di poesie abbia successo è più importante la storia (quello che si narra) o come è scritta (il linguaggio utilizzato più o meno originale, armonico, musicale, accattivante per chi legge), volendo rimanere nel concetto di Bukowski?

Volendo fare un esempio pratico è come chiedere “Per noi esseri umani è più importante il nostro corpo oppure le nostre idee e valori?”. Entrambi Andrea!! La forma ed il contenuto sono importanti di pari passo. Un libro può essere scritto in modo magistrale ma se la storia è banale il risultato è insoddisfacente! Così come un libro può narrare la storia più accattivante che esista ma se faccio fatica a comprenderla perché il linguaggio è scadente, anche questo genera insoddisfazione.

«Io vivo in una specie di fornace di affetti, amori, desideri, invenzioni, creazioni, attività e sogni. Non posso descrivere la mia vita in base ai fatti perché l’estasi non risiede nei fatti, in quello che succede o in quello che faccio, ma in ciò che viene suscitato in me e in ciò che viene creato grazie a tutto questo… Quello che voglio dire è che vivo una realtà al tempo stesso fisica e metafisica…» (Anaïs Nin, “Fuoco” in “Diari d’amore” terzo volume, 1986). Cosa pensi di queste parole della grandissima scrittrice Anaïs Nin? E quanto l’amore e i sentimenti così poderosi sono importanti per te e incidono nella tua scrittura, nella tua arte e nel tuo lavoro?

Domanda difficile questa. In passato ero un vulcano di emozioni e sentimenti. Ogni evento, ogni persona suscitava in me emozioni continue e alle volte ingestibili. Questo mi portava a uno struggimento continuo e doloroso. Sentire in modo eccessivo e senza equilibrio mi portava a soffrire per tutto e per niente. Un ritardo, una non risposta, uno sguardo distratto tutto per me diventava sofferenza. Era come salire su una Giostra senza avere l’opportunità di scendere. Il troppo sentire mi ha fatto vivere anni di angoscia. Mi sono isolata, ho lavorato tantissimo sul mio modo di vivere le emozioni e i sentimenti. Ho imparato a placare il vulcano che avevo in me. Ho imparato attraverso la solitudine e la lettura a ricercare l’equilibrio. Adesso sento in modo pacato. Accetto gli altri e il loro esprimere sentimenti in modo diverso dal mio. In Scintilla parlo tanto di sentimenti e di emozioni. Oggi sicuramente ne parlerei in modo più pacato.


Se per un momento dovessi pensare alle persone che ti hanno dato una mano, che ti hanno aiutato significativamente nella tua vita professionale e umana, soprattutto nei momenti di difficoltà e di insicurezza che avrai vissuto, che sono state determinanti per le tue scelte professionali e di vita portandoti a prendere quelle decisioni che ti hanno condotto dove sei oggi, a realizzare i tuoi sogni, a chi penseresti? Chi sono queste persone che ti senti di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?

Ti sembrerà strano ma le prime persone che ringrazio sono quelle che mi hanno ferito profondamente: mio padre, il mio ex marito. Li ringrazio perché mi hanno insegnato a intraprendere strade profondamente diverse da loro. Da quel dolore ho trovato il coraggio di fare scelte diverse che mi hanno cambiata e che mi hanno resa forte.

Ringrazio gli psicologi che dopo la separazione si sono presi cura di me. Sono riusciti a tirare fuori il mio potenziale dormiente. Ringrazio il centro anti violenza di Trieste, lì ho capito finalmente di essere “abbastanza” e di poter essere orgogliosa di me stessa. Ringrazio le mie figlie. Loro sono la mia ragione di vita, il mio mondo, il mio orgoglio. Mi hanno spronata a migliorare, a lottare, a “non abbassare la testa”, a impegnarmi in percorsi sempre nuovi e poco convenzionali.

Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri e tre autori da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo della tua scelta.

Solo tre libri?! Ci provo!

Donne che amano troppo di Robin Norwood.  Libro psicologico e terapeutico secondo me. Ci mostra che significa essere intrappolati in rapporti disfunzioni e fornisce consigli utili per uscirne. È un testo interessante che sprona all’equilibrio nelle relazioni.

Donne che corrono coi lupi di Clarissa Pinkola Estes. È la mia attuale lettura! Ti apre un mondo nuovo. Parla della donna “selvaggia” nascosta in ognuna di noi. È un libro da leggere assolutamente. Mi sta dando tanto.

Il Conte di Montecristo di Alexandre Dumas. Negli anni ho letto e riletto questo libro. Mi ha sempre colpito il percorso psicologico ed emozionale del protagonista. La sua “calma” nel gestire non solo le situazioni ma i suoi reali sentimenti. La sua apparente freddezza mentale. Il suo “rinascere dalle ceneri” come una fenice.

Ti andrebbe di consigliare ai nostri lettori tre film da vedere? E perché secondo te proprio questi?

La casa sul lago del tempo. Oltre ad una bella storia d’amore e alla trama interessante, mi è piaciuto il modo di raccontare e sottolineare i sentimenti. È un film che riesce a farti sentire parte della storia… almeno a me è successo questo.

La musica nel cuore- August Rush. Questo film è meraviglioso. Parla di amore, di infanzia negata, di musica…

È un film che infonde speranza, coraggio. Trasmette messaggi molto forti: determinazione, il perseguire I propri sogni senza mai mollare, il cercare il proprio “posto nel mondo”.

Labyrinth – Dove tutto è possibile. È un film della mia adolescenza. Ogni volta che guardavo i goblin mi veniva la pelle d’oca. Da figlia unica non capivo Sara e la sua voglia di “levarsi dai piedi il fratellino”. Infine ero completamente affascinata dalla personalità misteriosa e coinvolgente del “re dei goblin”.

Ci parli dei tuoi imminenti e prossimi impegni culturali e professionali, dei tuoi lavori in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento? In cosa sei impegnata che puoi raccontarci?

Porto avanti il mio progetto “Lettura con l’autore” legato al mio libro nelle scuole. Partendo da Scintilla ho creato 3 laboratori didattici. Hanno aderito al progetto 3 Classi della scuola primaria Nazario Sauro di Trieste e 7 classi della scuola primaria Duca d’Aosta di Trieste.

Continuo a promuovere altri autori emergenti attraverso la mia pagina Facebook Lettura che passione 2.

Professionalmente sto valutando seriamente di specializzarmi come maestra di sostegno. Attendo quindi il prossimo corso tfa.

Dove potranno seguirti i nostri lettori?

Attraverso il mio profilo privato Facebook, il gruppo Inizio a Scrivere, la pagina Lettura che passione 2, attraverso Messenger o Telegram.

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire a chi leggerà questa breve intervista?

Innanzitutto ringraziandoti Andrea.

Concludo dicendo che a prescindere dal nostro passato, ognuno ha davvero la possibilità di indirizzare la propria vita verso nuovi obiettivi. Noi non siamo ciò che abbiamo vissuto! Ogni persona può reinventare il suo percorso. Occorre crederci, impegnarsi ma alla fine è possibile realmente arrivare dove si vuole.

Lidia Simonetti

https://www.facebook.com/lidia.simonetti2

Link del libro:

Lidia Simonetti, “Scintilla”, IVVI.IT edizioni, Battipaglia (SA), 2021

https://www.ivvi.it/product/scintilla/

https://www.ibs.it/scintilla-libro-lidia-simonetti/e/9791220340564

https://www.mondadoristore.it/Scintilla-Lidia-Simonetti/eai979122034056/

http://unlibrodaconsigliare.it/i-vostri-consigli/scintilla-di-lidia-simonetti/

La Casa Editrice IVVI.IT edizioni:

https://www.ivvi.it/

https://www.facebook.com/IVVIEditore/

Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/ 

https://andreagiostrafilm.blogspot.it 

https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg

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