mercoledì 22 dicembre 2021

IL POETA E SCRITTORE GERRY DI LORENZO: “LA SCRITTURA HA UN DOPPIO POTERE TERAPEUTICO, FA BENE A CHI LA ESERCITA E A CHI LEGGE”

di Francesca Ghezzani “Sono alla continua ricerca di me stesso” è il mantra di Gerry Di Lorenzo, autore della prima silloge poetica Pensieri di un poeta mediocre pubblicata nel 2019 e della nuova opera In viaggio (Robin Edizioni) pubblicata nel 2021.

Gerry, partiamo subito dal tema del “viaggio”: questo periodo di pandemia e di restrizioni ha permesso ben pochi spostamenti fisici, ma ti ha forse dato più tempo per un viaggio interiore?

Inizierei dicendo che viaggiatore nella mia anima lo sono sempre stato, con la differenza che questo periodo di "restrizioni" mi ha permesso di fare un viaggio molto più lungo e continuativo. Di solito la quotidianità porta a tornare con i piedi per terra ed io mi trovo più in equilibrio dentro di me che fuori. Tante cose non capisco, troppe mi fanno male e se ciò che c'è intorno molto spesso non lo riconosco o non mi appartiene, preferisco conoscere a fondo me stesso, per dare un senso a questo tempo che viviamo, per ritrovare il significato della vita, quello vero, quello che oggi si è perso. Questa volta il viaggio è stato più intenso e ne sono venuto fuori con maggiori consapevolezze. Ho rivisto cose passate che mi hanno fatto male, come vecchi rimpianti, e riaccenderli non è stato bello. In fondo un viaggio interiore causa anche degli effetti collaterali e prima di partire bisogna essere pronti ad affrontarli. Alla fine però, ne sono venuto fuori molto più forte, con stimoli nuovi, tanta voglia di fare. Ho trovato che l'uomo che vorrei essere, alla fine è l'uomo che sono, con le sue certezze e le sue debolezze. Ho viaggiato tra le mie imperfezioni, che sono tante, tra i miei errori che pesano ancora e ho capito che nulla cambierei. In fondo siamo ciò che siamo anche grazie ai nostri errori. L'importante è imparare da essi. Credo che la scoperta più grande che abbia fatto sia stata il mio senso di responsabilità. Insomma, gli errori me li accollo tutti e mi dichiaro colpevole senza alibi. Ho sbagliato e pago senza ma e senza però. Ciò che conta alla fine è che per i miei errori paghi solo io e non i miei cari.

Può l’arte della scrittura rimarginare le ferite attraverso una più approfondita dialettica esistenziale?

Scrivere è un po' come andare in psicanalisi. La scrittura ha il potere di tirare fuori la sofferenza che hai dentro e leggendo impari ad affrontarla, a guardarla in faccia. Insomma, finisce di far paura. Credo che soprattutto rimargini le ferite degli altri, perché chi legge e si rispecchia in qualcosa che ho scritto, si sente meglio non perché ci sia un potere magico, ma semplice per il fatto di pensare che ciò che si prova, è un sentimento che provano anche gli altri. Non esiste una condizione che nessuno abbia mai vissuto. Non essere soli e condividere sensazioni, paure, dolori, tormenti, già aiuta a stare meglio. Chi scrive, invece, ha la possibilità di leggere e rileggere quanto ha scritto, e tra quelle parole troverà sollievo perché riuscirà ad arrivare in fondo alla sofferenza. La sofferenza provoca panico, confusione e questo porta all'incapacità di ragionare. Rileggere dona una seconda possibilità: concentrarsi sulle parole, al netto della confusione. Farsi rapire dalle parole non lascia spazio ad altro. Travolgono, riempiono l'animo e domano i sentimenti negativi. Di conseguenza si rimarginano le ferite, anche quelle che comunque lasciano visibili cicatrici.

Qual è, secondo te, la situazione della poesia italiana contemporanea?

Attualmente l'editoria dà poco spazio alla poesia, poiché considerata facente parte di un settore di nicchia. Scrivere in versi, oggi come oggi, richiede molto coraggio e amore. Non credo che la poesia sia morta, anzi, credo molto nei giovani, che sempre più spesso la accomunano alla musica. Ascolto canzoni davvero interessanti, leggo i testi e mi accorgo che sono dei piccoli acquarelli, pieni di luci e colori capaci di regalare molte emozioni. La verità è che il linguaggio è cambiato, la dialettica, le tematiche. La poesia si è modernizzata, come ogni cosa e questo deve comprenderlo anche l'editoria. Poi il lettore è libero di scegliere il genere classico piuttosto che il moderno. Oggi come oggi poesia e musica viaggiano a braccetto e questo è molto bello. Credo però che possa esserci poesia senza musica. Penso a Fabrizio De André, Francesco Guccini, l'ironia dissacrante di Paolo Conte ed Enzo Jannacci. Penso a Francesco De Gregori, Vasco Rossi, Lucio Dalla, Samuele Bersani, Gianluca Grignani, Daniele Silvestri. Tu prova a leggere un testo senza pensare alla musica e dimmi se non senti la poesia.     

E della prosa?

Il mondo della prosa come sempre è congestionato; c'è spazio per tutti ed è giusto così. Sarà il lettore a decidere chi merita e chi no. Una piccola critica però voglio farla: lo scrittore troppo spesso si perde specchiandosi nella sua bravura. Ci si perde in enormi periodi descrittivi, esposti stupendamente, ma che alla fine, non danno e non tolgono nulla alla trama del loro libro. È qualcosa che personalmente non mi piace, mi annoia. Preferisco le "genialità", tipo quando finisci per dire: "Ma come ha fatto a pensarlo?" Decine e decine di pagine, che lasciano stupefatti per la bravura nell'esporre descrizioni, sinceramente mi stancano. Oggi c'è un po' di appiattimento verso questa tendenza. Invece io voglio i colpi di scena. Lo scrittore deve arrivare dove non arriva il lettore e quando ci riesce nasce un capolavoro.

Sono a conoscenza del fatto che presto uscirà la tua prima opera in prosa. Che cosa ha rappresentato per te questo salto letterario e, inoltre, è arrivato in modo naturale?

È stata l'ennesima sfida. Ciò che mi frega è sempre la voglia di mettermi in gioco. Dopo due sillogi che mi hanno dato un discreto successo, sarebbe stato logico e commercialmente opportuno pubblicare la terza; invece io cambio rotta e vado sulla prosa. Scrivo poesie, ne scrivo tante, quando vogliono, quando vengono, perché sono loro a decidere; però ho avvertito la necessità di affrontare questa nuova sfida letteraria e non nascondo che l'adrenalina è davvero tanta. Nel "cassetto dei progetti" c'è già pronta un'altra silloge e una nuova opera in prosa. Intanto mi godo il piacere di condividere con i lettori quanto ho già pubblicato e questo nuovo libro che lo sarà nei primi mesi del 2022. Da molti anni pensavo di scrivere un romanzo e poi, come sempre senza grosse preparazioni, è venuto fuori da solo, velocemente. Sono molto contento e devo dire che mi sono divertito tantissimo. Credo che anche in questo ci troviamo davanti a qualcosa nato da un viaggio interiore.


Infine, da chi vorresti ricevere una recensione o un consiglio letterario?

In realtà ho un sogno irrealizzabile per ovvi motivi: trascorrere una serata, davanti ad una buona bottiglia di vino rosso, con Alda Merini e Freddie Mercury. Chissà cosa ne sarebbe venuto fuori. Sono due personalità che sembrano distanti anni luce ma in realtà non lo sono. Arte, estro, carisma, profondità, sono elementi che li accomunano. Personalità forti ma allo stesso tempo sofferenti e fragili. Gente così nasce raramente. Da loro non vorrei semplicemente recensioni o consigli letterari, ma respirare la loro aria, sentire le loro parole, rubare la loro padronanza nella comunicazione, assorbire ogni cosa hanno da dire. Ne uscirei arricchito. Per il resto, accetto consigli letterari da tutti e ringrazio chiunque recensisca un mio libro, anche solo per il tempo che mi ha dedicato.