mercoledì 10 novembre 2021

La felicità secondo Sachiko: Satoko Motoyama racconta il Giappone del passato e del presente. Intervista a Fiori Picco

di Francesca Ghezzani
La felicità secondo Sachiko è il libro della scrittrice Satoko Motoyama pubblicato a maggio 2021 da Fiori d’Asia Editrice. Collocandosi tra la saggistica e l’autobiografia, la storia raccontata parte dal 1920 per arrivare ai giorni nostri. Ce ne parla Fiori Picco, traduttrice e curatrice dell’opera.

Fiori, ci fai conoscere più da vicino l’autrice?

Satoko Motoyama è una scrittrice bilingue nata da padre cinese e da madre giapponese. È nata e cresciuta in Cina, sull’Isola di Gulangyu o Kulangsu, insieme ai fratelli e alla sorella gemella. Da bambina non sapeva che sua madre fosse giapponese. Sentiva spesso i genitori parlare in una lingua strana e capiva che la mamma viveva costantemente nella paura.  Il padre era uno stimato professore dell’Università di Xiamen; non si fidava a far vivere la famiglia nel campus universitario, perciò la portò sull’isola, e tutti i giorni prendeva il traghetto per spostarsi e andare al lavoro. Grazie alla sua lungimiranza, durante gli anni della Rivoluzione Culturale e della lotta contro gli elementi di destra e gli stranieri, non subirono persecuzioni politiche rimanendo al sicuro. La mamma fu costretta a bruciare tutti i kimono, i gioielli, le foto e i ricordi del Giappone. Satoko crebbe con il sogno di intraprendere una carriera nella moda e, negli anni Ottanta, con la riapertura della Cina, raggiunse Tokyo per studiare al prestigioso Bunka Fashion College, che vide laurearsi famosi stilisti tra cui Kenzo. Il suo approdo nel Paese del Sol Levante non fu facile ma, grazie al futuro marito, il signor Toshimi Motoyama, nel tempo riuscì a inserirsi nella società giapponese. In seguito decise di prendere la nazionalità della madre. Divenne un’affermata imprenditrice e nel contempo iniziò a scrivere collaborando con diverse riviste letterarie e case editrici. Ora, dopo trent’anni di vita a Tokyo, si è trasferita a Kuwana, dove è direttrice dell’Associazione Scrittrici Giapponesi bilingue cinese.

Perché ha scritto una storia autobiografica?

“La felicità secondo Sachiko” è un’opera autobiografica che completa due romanzi precedenti pubblicati in Cina, che riguardano la storia della famiglia di Satoko e l’incontro con il marito Toshimi. Nel primo, intitolato “Tre Generazioni”, l’autrice racconta la vita del nonno e del padre che, come lei ma in epoche diverse, studiarono in Giappone. Nel secondo, intitolato “Una vita a due in Giappone- Memorie di una vedova”, narra la storia della famiglia Motoyama e del marito, che a diciannove anni partì per la guerra contro la Cina.  In quest’ultima raccolta di racconti, Satoko ha voluto parlare del suo rapporto personale con il popolo giapponese, che è diventato il suo, anche se lei mantiene una doppia identità linguistico-culturale.


Chi ha scelto il titolo?

L’autrice mi ha scelta come traduttrice e curatrice del suo libro e, trattandosi di racconti diversi, mi ha chiesto di pensare a un titolo che li rappresentasse tutti e che si adattasse ai gusti dei lettori italiani. Il fulcro del libro è l’amica Sachiko che gestisce un ristorantino specializzato in vongole e tè alle pinne di pesce palla grigliate. Satoko ama ascoltare le sue pillole di saggezza e, grazie a lei, comprende il vero concetto di felicità. Il suo ricordo è presente e vivido anche molti anni dopo, quando Sachiko ormai non c’è più.

Centrale è la tematica relativa al conflitto sino-giapponese. Da quale prospettiva è stata affrontata?

Satoko Motoyama analizza il conflitto in modo neutrale, sostenendo che la guerra non danneggiò solo i cinesi, ma anche i giapponesi, comprese le generazioni successive. La guerra portò tutti all’esaurimento fisico e mentale, all’estrema povertà, all’incertezza e all’ansia per il futuro. La miseria di decine di milioni di bambini e di donne giapponesi portò un dolore immenso. Sono stati scritti molti libri sull’argomento, ma sempre dal punto di vista dei vincitori. Satoko ha voluto raccontare di un Paese sconfitto e in ginocchio. Quando il Giappone invase la Cina, molti soldati furono obbligati a partire. Le loro famiglie, tra cui quella di Sachiko e di Toshimi, furono private dei mariti, dei figli e dei fratelli per tutto il periodo del conflitto. Toshimi ritornò; Toshio Hasegawa, il marito di Sachiko, morì deportato in Siberia. Lei rimase sola con due bambini poco più che neonati.


L’incontro speciale con Sachiko, vedova di guerra e donna coraggiosa e positiva, che cosa le ha donato?

Sachiko non si è mai arresa, ha cresciuto da sola i suoi figli; con sacrifici ha avviato un’attività nel settore della ristorazione e ha trovato una sua serenità interiore che riesce a trasmettere anche solo con gli occhi e con il sorriso. Per lei esistono i due lati della medaglia: quando la vita è ostile e mette alla prova, bisogna coglierne gli aspetti positivi e godere delle piccole cose. Satoko la incontra nel suo ristorante quando ormai Sachiko ha ottant’anni, ma è ancora una donna energica e attiva. Grazie a lei l’autrice impara ad apprezzare tutto ciò che le offre la vita e a provare gratitudine per le esperienze vissute. Nel libro affronta diverse tematiche tra cui l’amore, l’amicizia, l’onestà, la correttezza nei rapporti interpersonali, la malattia e la rinascita e, dalle sue parole, traspaiono consapevolezza e un senso di fiducia nel destino.

Infine, quale immagine del Giappone ne emerge?

La felicità secondo Sachiko” racconta il Giappone del passato e del presente. L’autrice ha vissuto trent’anni nella frenetica Tokyo, dove le donne sono indipendenti e possono frequentare liberamente i pub e gli shotbar, anzi esistono dei locali solo per clientela femminile. In altri centri urbani più piccoli questo non è possibile. La vera tradizione si trova a Kyoto, con migliaia di locande centenarie e ristoranti nascosti, non accessibili a tutti, dove la cucina è raffinata. Le donne portano abitualmente il kimono e rispettano le vecchie usanze. Le tematiche trattate sono varie: il maschilismo, che è ancora presente in alcune situazioni, i riti funebri in campagna, che sono rimasti immutati, così come le cerimonie nuziali. È un ritratto del Giappone nelle sue sfaccettature più variegate. Modernità e tradizione vanno di pari passo.