giovedì 22 luglio 2021

Fotografia, Sabina Filice a Fattitaliani: "la vita non fissata mi sembra passata invano". L'intervista

250 riproduzioni fotografiche, 71 stampe originali e più di 150 scatti esposti
  compongono la mostra fotografica "Photocall - Attrici e attori del cinema italiano"(visitabile fino al 7 marzo 2022) presso il Museo Nazionale del Cinema di Torino, la cancellata della Mole Antonelliana e il cortile del Rettorato.

La mostra - curata da Domenico De Gaetano, direttore del Museo del Cinema, e da Giulia Carluccio, docente di Storia del cinema e Prorettrice dell’Università di Torino, con la collaborazione di Roberta Basano, Gianna Chiapello, Claudia Gianetto, Maria Paola Pierini - ripercorre oltre un secolo di cinema italiano attraverso i corpi e i volti delle attrici e degli attori che lo hanno reso famoso in tutto il mondo.

Un viaggio nella memoria, a ritroso nel tempo: il flashback inizia con i protagonisti di oggi, del grande e del piccolo schermo, e termina con le icone del cinema muto. Attori e fotografi sono i protagonisti indiscussi della mostra, in un gioco continuo di rimandi. In mostra anche alcuni scatti della fotografa Sabina Filice, intervistata da Fattitaliani.


Come ti presenteresti ai nostri lettori per farti conoscere meglio?

Sono nata a Torino e fin da piccola ho voluto con tanta testardaggine raggiungere la mia indipendenza e libertà. Io studiavo, ma nel frattempo lavoravo qualche ora nel pomeriggio, perché volevo raggiungere prima possibile il mio obiettivo, volevo possedere una casa tutta mia.
Riuscii ad acquistare casa nel centro di Torino con vista Mole, perché per me era importante guardarla e sognare ad occhi aperti. Quello che più mi caratterizza è la curiosità e la voglia di acquisire sempre nuove conoscenze. Adoro viaggiare e ho avuto la possibilità di fare dei reportage in India con il supporto di Action Aid di Mumbai, in Messico e in Marocco. Con gli anni ho imparato a volermi bene e prendermi cura di me stessa. Sono determinata e tenace, so cosa voglio raggiungere e, pur avendo diverse fragilità, cerco di andare avanti a testa alta, non preoccupandomi di chi cerca di intralciarmi la strada. Vivo a Roma da circa quattro anni per motivi lavorativi. Non è un caso che molti registi e attori abbiano scelto la capitale e l'abbiano fatta diventare la città del cinema. I miei affetti, quelli importanti sono nella mia città nativa ed è sempre bello poter tornare a casa.

Quando è cominciato in te l'interesse verso la fotografia e quando hai deciso di farne anche un mestiere?
Per anni ho pensato che il tragico evento della morte di mio padre di fronte ai miei occhi a 12 anni fosse la pietra miliare della mia passione fotografica; in quanto il fissare i ricordi mi avrebbe consentito di rendere immortali i miei cari, gli amici e i momenti più importanti della mia vita. Da ultimo ho gradualmente rielaborato il mio percorso e ho realizzato che oltre al dramma vissuto, ho sempre avuto un'innata e incontenibile passione per il "dietro le quinte" e la macchina fotografica è il mezzo principe per documentarlo. L'osservazione passiva, in background è il metodo migliore per cogliere le dinamiche vitali e fissare le interazioni tra gli elementi scenici. Ritengo che la mia innata curiosità sia stata come incalanata forzatamente verso la passione artistica del fissare la vita per immagini. Sono solita dire: "Se non ho foto non ho ricordi e la vita non fissata mi sembra passata invano".

Col cinema che rapporto intrattieni?

Cerco di diversificare nei vari ambiti del cinema per non annoiarmi nel tempo sperando che la passione che ho per il mio lavoro non si spenga mai. Seguo da anni i principali festival di cinema immortalando attori nazionali e internazionali. Ho delle collaborazioni con produzioni cinematografiche e con i manager di alcuni attori italiani. Ho lavorato come fotografa di scena e di backstage su diversi set sia di cinema che spot pubblicitari, sentendomi sempre a mio agio come se mi muovessi dentro casa. È bello il rapporto che si instaura tra il fotografo, il regista e la troupe, ci deve essere una stima reciproca per poter lavorare al meglio. Generalmente gli attori puntano molto sul ritratto fotografico, poiché vengono messi in risalto i tratti somatici. Io cerco di cogliere le loro espressività e i loro pensieri più intimi.
Qual è il tuo contributo alla mostra Photocall?
La mostra Photocall: Attori e attrici del cinema italiano si sviluppa nell'Aula del Tempio che è il cuore del Museo e dove è stato montato uno splendido Red Carpet con un'installazione delle mie fotografie che raccontano i momenti più glamour cercando di ricreare l'atmosfera reale dei festival.
Nella prima rampa sono esposti i ritratti e le prime foto sono le mie, scatti che mi rappresentano molto, in quanto prediligo i ritratti in bianco e nero.
Questa mostra è stata pensata in un momento buio per il nostro paese, poiché eravamo in lockdown per la seconda volta in un anno. Devo ringraziare il Direttore Domenico De Gaetano e il Presidente Enzo Ghigo per aver dato un segnale di speranza alla cultura della città. Per chi volesse conoscere la città di Torino, ricordo che la mostra ci sarà fino al 7 marzo del 2022.
In che misura e senso fotografare un attore e un'attrice cambia anche il modo e l'attitudine di mettersi dietro l'apparecchio e scattare una foto? Mi spiego... Ti poni in maniera diversa a seconda del soggetto da ritrarre?
Per un professionista non è importante chi ci sia davanti la macchina fotografica. Io devo carpire la situazione e cogliere l'emozione in modo che ogni dettaglio e sfumatura siano trasmesse a chi guarderà la foto. Bisogna essere capaci di valorizzare i punti di forza del soggetto e coglierne l'essenza.
Sicuramente un servizio fatto ad un attore è più impegnativo che ad una persona che non lavora nello spettacolo, poiché il primo ha timore di stravolgere la propria immagine pubblica. Solitamente gli attori sono più scettici nel fare servizi con fotografi che non conoscono, perché per loro la fotografia è uno strumento essenziale che mette in evidenza tutte le loro peculiarità.

Il tuo modo di concepire l'arte della fotografia è cambiato negli anni?
Senz'altro. Come ogni cosa anche lo stile si evolve in relazione al vissuto ed alle esperienze fatte e soprattutto in relazione al risultato ottenuto. Intendo dire che all'inizio cercavo soprattutto di trovare una simbiosi con il mezzo fotografico, mentre oggi cerco molto di più, cerco di trovare una simbiosi con il soggetto.
Mettere a proprio agio la persona migliora notevolmente i ritratti che ritengo essere gli scatti che prediligo.
Quali colleghi hanno influenzato il tuo stile di fotografa?
Duccio Forzano, anche se non è un fotografo, ma il migliore regista televisivo in Italia. Lui è la persona che mi ha influenzato, spronato ed insegnato maggiormente, i tagli o riuscire a cogliere ogni emozione sul volto di una persona. Poi ognuno di noi ha delle preferenze artistiche e il mio mantra è quello sempre di lasciare spazio al proprio istinto. Giovanni Zambito.