martedì 20 luglio 2021

Emiliano Metalli autore di "Carlos, l'ultima volta": Scavo nelle biografie e riempio i vuoti. L'intervista di Fattitaliani

Torna in scena, nell'ambito della rassegna “I Solisti del Teatro”, presso i Giardini della Filarmonica a Roma, mercoledì 4 agosto (ore 21:30), CARLOS, L’ULTIMA VOLTA,  spettacolo scritto da Emiliano Metalli e diretto da Mauro Toscanelli. Ecco l'intervista di Fattitaliani all'autore (febbraio 2020).

"Carlos, l'ultima volta" in che cosa si contraddistingue rispetto ad altri suoi testi?
Più degli altri si attarda nella dimensione del ricordo e della sospensione del tempo, che è per me un "luogo" ideale del racconto drammatico. Ancor più se mi confronto con una storia vera, come quella di Carlos Gardel.
Quale linea di continuità, invece, porta avanti (se c'è)?
Non ci avevo mai riflettuto, ma credo che ancora il ricordo sia il filo rosso che lega insieme i testi che ho scritto, non molti e non tutti rappresentati. Anche la storicità dei personaggi cui do la parola, cioè quelli realmente esistiti o altri di invenzione ma correlati ad essi, è un'altra costante. Scavo nelle biografie e riempio i vuoti.
Com'è avvenuto il suo primo approccio al teatro? Racconti...
Alle scuole elementari, per gioco. Poi al liceo, un po' per farmi nuovi amici e un po' per cercare di superare alcune insicurezze. E all'Università è diventato, insieme alla Musica, oggetto di studio e di ricerca.
Quando scrive un testo nuovo può capitare che i volti dei personaggi prendano man mano la fisionomia di attrici e attori precisi?
All'inizio era più frequente, ora cerco di evitarlo e preferisco pensare a un personaggio in senso universale: mi piace poi stupirmi per ogni singola declinazione degli attori che lo incarnano.
È successo anche che un incontro casuale ha messo in moto l'ispirazione e la scrittura?
A volte, ma di solito tutto nasce dalle ricerche, dalle letture, da una curiosità causale.
Per un autore teatrale qual è il più grande timore quando la regia è firmata da un'altra persona?
Che sia tradito il senso più intimo del testo. Ma capita e va accettato. In una intervista a Dacia Maraini le proposi una domanda simile e lei mi rispose: "Qualche volta sono stata tradita nelle mie idee e mi è dispiaciuto. In questo caso chiedo per lo meno che lo spettacolo sia bello. Se anche questo non avviene, mi sento due volte tradita." Ecco, la condivido!
E quando la regia è a quattro mani, come per "Carlos"?
Lì è più semplice difendere la propria creazione, ma non mancano i ripensamenti o la necessità di venirsi incontro.
Quanto è d'accordo con la seguente citazione e perché: "Mi sento più vivo in un teatro che in qualunque altro posto, ma quello che faccio in teatro l’ho preso dalla strada" di Al Pacino?
In parte. Ho la fortuna di sentirmi libero quasi sempre. A volte ho pagato questa mia libertà, altre volte mi è arrivata come una boccata di ossigeno e ora faccio fatica a rinunciarvi.
Il suo aforisma preferito sul teatro... o uno suo personale...
"La commedia è stata un grande successo, ma il pubblico era un disastro." perché bisogna sempre trovare un lato divertente per sdrammatizzare anche gli insuccessi. Fanno parte del percorso.
Assiste sempre alla prima assoluta di un suo lavoro? 
Se posso sì, perché sono curioso di vedere il risultato.
L'ultimo spettacolo visto a teatro? 
Ne vedo molti. Mi è rimasto nel cuore "Angels in America" che ho visto a Milano. Ma mi capita di assistere spesso a spettacoli splendidi dai grandi ai piccoli teatri e di ammirare il coraggio di chi li realizza, sia per i testi o gli allestimenti, ma soprattutto per la voglia di affrontare un mestiere così difficile.
Degli attori del passato chi vorrebbe come protagonisti ideali di un suo spettacolo?
Vorrei lavorare con Elsa Merlini, Tina Lattanzi o Rina Morelli per osservarle dal vivo dare vita ad alcune figure di donne che ho immaginato: Donna Olimpia, Letizia Bonaparte o altre. 
Emiliano Metalli
Il miglior testo teatrale in assoluto qual è per lei?
Difficile a dirsi. Ogni epoca ha un suo capolavoro: farei un torto a molti se dicessi l'Orestea. Ma forse quello è il primo capolavoro del teatro.
La migliore critica che vorrebbe ricevere?
Hai trovato le parole migliori.
La peggiore critica che non vorrebbe mai ricevere?
Sei stato banale. Detesto la banalità.
Dopo la visione dello spettacolo, che Le piacerebbe che il pubblico portasse con sé a casa?
La voglia di ascoltare Carlos Gardel e di scavare nei propri ricordi. E poi di tornare allo Spazio 18 B che ci ha accolti con grande affetto e professionalità!
C'è un passaggio, una scena che potrebbe sintetizzare in sé il significato e la storia di "Carlos, l'ultima volta"?
"Apro gli armadi e vorrei caderci dentro, come in una tomba": è la voglia di non lasciar andare le persone che amiamo o che abbiamo amato e ora non ci sono più. Dovremmo arrenderci al fluire, ma è difficile! Giovanni Zambito.

LO SPETTACOLO

La vita è complessa. A volte si immobilizza, disperatamente avvinghiata a un fotogramma muto. Più spesso fluisce come una strada affollata da sentimenti e corpi che si dimenano sotto le regole sociali. O, come in questo caso, trascinati dalle melodie del tango.

Non c’è verità che non trovi luce nel suo opposto, apparentemente menzognero. E l’una e l’altra mutano col tempo, come i volti delle persone che ci sono accanto, fino al fatidico giorno, che per Carlos è il 24 giugno del 1935.

Nell’attesa, Alfredo ama un uomo che non potrebbe amare, mentre Juan tradisce un’amicizia di cui solo troppo tardi intuisce la profondità. Attraverso questo tango di dialoghi solitari, l’uno e l’altro troveranno un ordine ai loro pensieri e alle loro azioni, mentre sullo sfondo giganteggia la figura del “morocho de Abasto”, Carlos Gardel, che ha segnato l’esistenza di tutti.

El rey del tango è l'assente protagonista di "Carlos, l'ultima volta".

“Carlos, l’ultima volta è un lavoro che si è sviluppato a partire da un corto teatrale sotto forma di monologo nel 2016, esteso nel 2020 a due personaggi per poi arrivare alla versione attuale che considero la più esaustiva, sia dal punto di vista drammaturgico che di allestimento, proprio grazie a quegli studi intermedi affrontati durante il lungo percorso di questi anni”_ annota Mauro Toscanelli.

“La figura di Carlos Gardel è determinante per la storia del tango dello scorso secolo in quanto è il personaggio che più di tutti ha rappresentato l’incarnazione degli elementi caratteristici di questa disciplina. Grazie a lui il tango è stato veicolato in tutto il mondo ed ha avuto un impatto potente sulle masse al pari del suo contemporaneo Rodolfo Valentino.

Esempi di fanatismo che trascendono il Tempo, tanto che in Argentina a tutt’oggi si parla di Gardel al presente.

Attraverso questo allestimento ho voluto rappresentare sulla scena gli aspetti della vita di Carlos che lo hanno caratterizzato e che coincidono perfettamente con ciò che il Tango porta con sé: la passione, la nostalgia, la malinconia, la dissolutezza, gli eccessi, le dinamiche relazionali struggenti, la sensualità.”

Una messa in scena dove tutti questi aspetti trovano il loro posto in un’atmosfera da Milonga in cui la presenza muta e fisica di Carlos aleggia muovendosi come uno spettro tra i personaggi: la madre Berthe che veglia sulla condotta scapestrata del figlio attendendone sempre ansiosa il ritorno dalle sue tournée; Alfredo Le Pera, il suo paroliere, vittima di un amore sincero, appassionato, viscerale che deve fare i conti con la promiscuità del Divo e, infine, Juan, l’efebo amico dei due che con essi mette in atto una triangolazione amorosa che si rivelerà fatale.

Sul palco volteggeranno due tangueri chiamati a sottolineare gli aspetti voluttuosi e malinconici insieme, che la voce limpida e tagliente di Carlos restituisce ancora oggi con commovente generosità.     

Lo spettacolo si inserisce all’interno del programma della  Settimana Rainbow con la collaborazione con il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli.

INFO:

Carlos, l’ultima volta

Mercoledì  4 agosto ore 21:30

I Solisti del Teatro

Giardini della Filarmonica_ Via Flaminia,118 Roma

 

Spettacoli ore 21:30
Biglietteria ore 18:00 – 22:00
(la biglietteria è aperta tutti i giorni in cui è presente uno spettacolo in cartellone)

Come prenotare

Vivaticket direttamente dal sito vivaticket.com
Telefono (+39) 380 7862654 (preferibilmente Whatsapp)

Specificare nella richiesta il titolo, la data dello spettacolo e il numero dei posti da riservare. I biglietti si saldano e ritirano presso la biglietteria del festival, anche la sera stessa dello spettacolo.
N.B. La prenotazione si intende andata a buon fine se confermata dall’organizzazione. Siete pregati di ritirare i biglietti in anticipo per evitare code e assembramenti

Biglietti

Intero €15
Ridotto € 13 (under25 e over65)