lunedì 15 marzo 2021

Emma Zambelli: ogni scrittore è anche un po’ psicologo e psicoterapeuta. L'intervista


Emma Zambelli
, scrittrice e psicoterapeuta, ci presenta il suo ultimo libro, “Signore io sono Kurt68... quello che non ha la cioccolata” . INTERVISTA.

«Io non combatto, vivo, ma forse la minaccia più grande che posso sentire attualmente nel mio quotidiano è vedere come l’uomo abbia canonizzato la mediocrità tralasciando di rispondere, domanda che Aristotele pose più di 2000 anni fa ai suoi contemporanei: “Mi chiedete chi è un uomo eccelso, un uomo eccelso è colui che si domanda sempre…. ma c’è un modo migliore di vivere?”» (Emma Zambelli) - di Andrea Giostra

Ciao Emma, benvenuta e grazie per aver accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori? Chi è Emma scrittrice, psicologa e psicoterapeuta?

Credo che l’Emma scrittrice, psicologa e psicoterapeuta sia collegata in queste tre accezioni, da una sottile linea rossa, in quanto ogni scrittore è anche un po’ psicologo e psicoterapeuta, quando entra nei contesti e nel profondo dei personaggi e delle loro storie descrivendole, così come uno psicologo, psicoterapeuta ascoltando l’altro nella sua narrazione, la narra al paziente e poi a se stesso e si narra ancora nella relazione terapeutica. Freud fu maestro in questo, come anche tanti altri psicoterapeuti o altri grandi scrittori, tanto per citarne alcuni Pirandello, Italo Svevo, James Joyce, Shakespeare, Fëdor Dostoevskij.

Ecco direi che l’Emma scrittrice, psicologa e psicoterapeuta, osserva, ascolta, contempla e narra la persona e gli eventi che l’accompagnano cercando di trarre la bellezza dalla unicità, singolarità ed irripetibilità della stessa, per cui un paziente e la sua storia di vita e di disagio psichico, così come la storia narrata in un libro ed il suo protagonista non configurano solo il racconto, ma anche lo scrittore o terapeuta che sia. 

…chi è invece Emma nella sua quotidianità, al di fuori dal lavoro e dalla sua passione per la scrittura e per la psicologia?

Direi una donna adulta che ha passato la cinquantina, curiosa, innamorata della vita, con ferite che ha saputo far rimarginare e gioie che ama ancora vivere. Una donna semplice ed allo stesso tempo complessa e dico complessa non complicata, che ama le piccole semplici quali una cena fra amici, una lettura rilassante nel suo piccolo angolo di casa, ascoltare musica, passeggiare in riva al mare o su un sentiero di montagna. Ama stare con gli altri, ma ha anche bisogno di grandi silenzi, di spazi vitali in cui trovarsi e ritrovarsi da sola, non per essere sola, ma per viversi e rigenerarsi nel silenzio per poi ripartire nel restart. L’arte sicuramente è per me l’espressione e la spinta vitale attraverso la musica, la pittura, il cinema o il teatro. Inoltre amo molto cucinare non solo per me ma anche per gli altri, trovo che sia la forma più bella di convivialità, è creazione da viversi e vivere insieme, è un segnale importante di far parte di questa umanità e parteciparla. Inoltre amo tantissimo i viaggi, esplorare, immergermi nelle culture, assaporare gli odori ed i sapori di altri popoli, viverli nella loro quotidianità. E poi amo fare lunghe passeggiate sulle spiagge del mare in inverno o perdermi la sera ola notte ad osservare il cielo con le stelle e la luna, fantasticando sui disegni che potrei scorgervi 

Ci parli del tuo nuovo libro, “Signore io sono Kurt68...quello che non ha la cioccolata”? Come nasce, qual è il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quale la storia che ci racconti senza ovviamente fare spoiler?

Il libro nasce dalla mia esperienza professionale, ma non solo, avuta quando coordinavo un gruppo di auto aiuto di dipendenti affettivi. Sebbene il libro parli della storia di un uomo e delle sue vicissitudini, in realtà non si descrive una situazione vera e reale, ma l’insieme di esperienze che ho avuto l’onore ed il privilegio di seguire in circa 10 anni. La storia di Marco, il protagonista del libro, sebbene inventata, è la storia di tanti come lui che hanno questo problema. Nel libro sono riportati tutti i pensieri, le emozioni, gli stati d’animo ed i comportamenti che accomunano queste persone, persone apparentemente normali, a volte nel loro essere molto remissive, ma che in realtà si specializzano e sono molto attivi nel trattenere troppo, più del dovuto, sino ad arrivare a perdere tutto, la famiglia, la salute, un lavoro ed il benessere economico perché, come recita il sottotitolo del libro…. Un’ossessione non si può tradire.

Il messaggio che il libro vuol dare, se proprio vogliamo parlare di messaggio, è che quel bisogno estremo diventa alla fine un’ossessione, nata probabilmente, dal riempire un vuoto terribile che la persona non riesce a sopportare e lo riempie con tutto con una nevrosi, una mania, un’ossessione, droga, alcool, sesso, tutto quello che gli permette di non vivere il dolore di quel vuoto. Questo libro è il primo passo verso la consapevolezza.

Chi sono i destinatari che hai immaginato mentre lo scrivevi?

Tutti, non solo i dipendenti affettivi, in quanto la dipendenza affettiva è la madre poi di tutte le dipendenze, perché in fondo siamo tutti un po’ dipendenti da tutto, anche dallo sport, dal cibo, dalle fake news, da internet, dai soldi e la carriera, persino ultimamente dalle tisane e questa cosa mi ha fatto anche sorridere. Diciamo che particolarmente il libro è rivolto a tutte quelle persone ossessionate dalla loro stessa ossessione che galleggiano nel mare calmo dell’indifferenza altrui, la nuova umanità, i vari Kurt68 o se vogliamola nuova normalità che si incontrano ovunque al lavoro, per strada, al bar, ben vestiti o mal vestiti, timidi o sfacciati, belli o brutti, spesso molto anonimi. Sconosciuti a loro stessi ed agli altri, ma tutti con una storia che varrebbe la pena raccontare, capaci di grande bellezza ma anche di grande bruttezza, né buoni né cattivi, ma molto fragili, semplicemente i kurt68, a cui pesa tanto portarsi dietro come uno zaino pesante tutto quel dolore e quel vuoto, ma che a volte corrono sul confine del mondo, un mondo sempre più liquido che sta correndo il rischio di evaporare. Ecco il libro è rivolto a tutti loro, a tutti noi in fondo. 

Qual è la tua formazione professionale e quella letteraria, visto che alterni l’attività di psicologa e psicoterapeuta con quella dello scrivere?

Ho avuto una formazione liceale di tipo scientifico, ma da sempre la letteratura e lo scrivere mi ha appassionata. Da ragazza, molto giovane, facevo parte di una comunità giovanile che faceva teatro ed a livello amatoriale scrivevo i testi e le sceneggiature da rappresentare. Poi iniziarono i miei studi universitari e fra diplomi universitari, masters, due lauree triennali e magistrali, scuola di specializzazione in psicoterapia cognitiva comportamentale mi ritrovai a scrivere ben 7 tesi, più tutti gli articoli scientifici e le pubblicazioni in materia, relazioni sui casi riportati e studiati. Questo libro è il primo di una trilogia di cui il secondo è in via di pubblicazione ed il terzo alla fase finale della stesura. Ne ho già pubblicato un altro che tratta della cronologia di una chat di persone con problematiche psicologiche ai tempi del lockdown per il coronavirus che si intitola “ Niente sarà perduto come lacrime nella pioggia. Storia di una chat ai tempi del coronavirus”. Attualmente sono in via di editing tre monografie sulla storia dei vaccini e dei movimenti Novax, sul Burnout degli operatori sanitari impegnati nell’assistenza ai pazienti Covid e sull’Elaborazione del lutto. 

Una domanda difficile Emma: perché i nostri lettori dovrebbero comprare “Signore io sono Kurt68...quello che non ha la cioccolata”? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.

Caro lettore, se deciderai di leggere questo libro sappi che verrai trascinato sulle montagne russe, in un continuo sali e scendi attraverso la storia di Marco e della sua ossessione che l’ha inseguita dando tutto se stesso come fa un atleta alle olimpiadi. Si parla della sua storia e della sua dipendenza affettiva, ma non solo, si parla di uomini come lui che ogni giorno, per anni si sono allenati ed hanno lottato per inseguirla dispendendo energie immani. Leggerai la storia di Marco, un uomo di 51 anni normalissimo, magari come te o come tanti che tu conosci, Marco nel mondo fisico e reale, Kurt68 nel mondo virtuale dei forum e delle chat delle tanti notti insonni che una strana sera di pioggia scrosciante, in un paese straniero perde un aereo e tutto mano a mano si disintegra, scenderà negli abissi dell’inferno, ma Kurt68, da un divano, comincerà a narrare proprio a te quella discesa. 

C’è qualcuno che vuoi ringraziare che ti ha aiutato a realizzare questa opera letteraria? Se sì, chi sono queste persone e perché le ringrazi pubblicamente?

Ringrazio pubblicamente tutti i pazienti che hanno reso possibile questo libro attraverso il dono delle loro esperienze, di cui uno in particolare che si è offerto come mio tester nella narrazione incoraggiandomi e donandomi tante delucidazioni in merito. Inoltre ringrazio pubblicamente il mio editore Silvio Camerin dell’ABRA BOOKS edizioni, che mi ha seguita, sostenuta ed incoraggiata durante tutta l’opera di editing e di stampa del libro insieme ai suoi collaboratori, nello specifico, Eva la sua assistente. 

Nella tua attività letteraria hai pubblicato altri libri? Ci racconti quali sono, di cosa trattano e quale l’ispirazione che li ha generati?

Come ho già detto questo libro è il primo di una trilogia che tratta della storia di Marco/Kurt68 ed a breve verranno pubblicati gli altri due. Ho pubblicato inoltre il libro, insieme a Silvia Trotta, “Niente sarà perduto come lacrime nella pioggia. Storia di una chat ai tempi del coronavirus” che tratta della realtà di un gruppo di persone con disagi psicofisici, che in pieno lockdown, tramite me la mia collega ed amica Silvia, attraverso una chat, hanno creato un gruppo di auto aiuto utilizzando le piattaforme digitali per continuare a sostenersi ed aiutarsi rompendo il muro di isolamento e precarietà che il periodo imponeva.

Sono storie di dolore, di sofferenza e paure, ma anche di grande rinascita ed umanità partecipata. 

Se casualmente ti ritrovassi in ascensore con un grande editore quale Einaudi, Feltrinelli, Rizzoli, Mondadori, tu e l’Amministratore Delegato di una di questa Case Editrici importantissime, da soli, e avessi un minuto di tempo per sfruttare quell’occasione incredibile e imprevedibile, presentarti e convincerlo a pubblicare il tuo libro o il tuo romanzo, cosa gli diresti di te quale scrittore e autore?

Premesso che sono già nel circuito Mondadori ed IBS Feltrinelli, agli altri direi: “Ho raccontato la storia di Marco/Kurt68, un uomo come tanti, come tutti noi, forse persino voi, sappiate che con questo libro andrete sulla Luna, rimanendo però comodi sui divani a leggere, a leggere come un’ossessione non si può tradire e come la Luna presenti così il suo lato oscuro” 

«Quando la lettura è per noi l’iniziatrice le cui magiche chiavi ci aprono al fondo di noi stessi quelle porte che noi non avremmo mai saputo aprire, allora la sua funzione nella nostra vita è salutare. Ma diventa pericolosa quando, invece di risvegliarci alla vita individuale dello spirito, la lettura tende a sostituirsi ad essa, così che la verità non ci appare più come un ideale che possiamo realizzare solo con il progresso interiore del nostro pensiero e con lo sforzo del nostro cuore, ma come qualcosa di materiale, raccolto infra le pagine dei libri come un miele già preparato dagli altri e che noi non dobbiamo fare altro che attingere e degustare poi passivamente, in un perfetto riposo del corpo e dello spirito.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905). Qual è la riflessione che ti porta a fare questa frase di Marcel Proust sul mondo della lettura e sull’arte dello scrivere?

La funzione della lettura è senz’altro catartica sia per chi legge che per chi scrive, ma come un’onda deve fluire ed espandersi e generare altre onde che vanno a bagnare continenti lontani ed inesplorati, senza mai tornare indietro, ma trasformarsi sempre in altro, non rimanere congelata ad uno scritto, a fogli scritti su pagine che poi invecchiano e si deteriorano, la parola scritta e letta traghetta significati è pronta ad approdare e poi ripartire rendendo l’Ego un Noi, libero e pulsante.

«La lettura di buoni libri è una conversazione con i migliori uomini dei secoli passati che ne sono stati gli autori, anzi come una conversazione meditata, nella quale essi ci rivelano i loro pensieri migliori» (René Descartes in “Il discorso del metodo”, Leida, 1637). Qualche secolo dopo Marcel Proust dice invece che: «La lettura, al contrario della conversazione, consiste, per ciascuno di noi, nel ricevere un pensiero nella solitudine, continuando cioè a godere dei poteri intellettuali che abbiamo quando siamo soli con noi stessi e che invece la conversazione vanifica, a poter essere stimolati, a lavorare su noi stessi nel pieno possesso delle nostre facoltà spirituali.»(Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905 | In italiano, Marcel Proust, “Del piacere di leggere”, Passigli ed., Firenze-Antella, 1998, p.30). Tu cosa ne pensi in proposito? Cos’è oggi leggere un libro? È davvero una conversazione con chi lo ha scritto, come dice Cartesio, oppure è “ricevere un pensiero nella solitudine” come dice Proust? Dicci il tuo pensiero…

Si parte dal pensiero di chi l’ha scritto per poi riceverlo nella solitudine e si parla con esso, lo si vive, lo si racconta al nostro emisfero sensitivo ed emozionale, per farlo diventare altro, dove il tutto è ad opera delle parti e le parti ad opera del tutto, ed il tutto non sarà più somma delle parti, ma molto di più… diventa altro nella trasformazione. 

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno che mettiamo in quello che facciamo?

Appartengo alla categoria di persone che tenta il tutto per realizzare e concretizzare un obiettivo in un percorso però dove non c’è ricerca della perfezione ma della perfettibilità, l’obiettivo è raggiungere una perfetta imperfezione in tempi che a volte non sono quelli da noi prefissati ma quelli necessari per la vera realizzazione

«Avere un nemico è importante non solo per definire la nostra identità ma anche per procuraci un ostacolo rispetto al quale misurare il nostro sistema di valori e mostrare, nell’affrontarlo, il valore nostro. Pertanto, quando il nemico non ci sia, occorre costruirlo. (…) Ed ecco che in questa occasione non ci interessa tanto il fenomeno quasi naturale di individuazione di un nemico che ci minaccia, quando il processo di produzione e demonizzazione del nemico» (Umberto Eco, “Costruire il nemico”, La nave di Teseo ed., Milano, 2021, p.7). Riprendendo le parole di Eco, qual è il tuo nemico? Chi senti come nemico nella tua vita di oggi e chi è stato il tuo nemico nel passato? In altre parole, da cosa ti sei sentita e oggi da cosa ti senti minacciata, da un punto di vista più culturale, etico e morale, che fisico ovviamente, e contro cosa combatti nella tua quotidianità?

Io non combatto, vivo, ma forse la minaccia più grande che posso sentire attualmente nel mio quotidiano è vedere come l’uomo abbia canonizzato la mediocrità tralasciando di rispondere, domanda che Aristotele pose più di 2000 anni fa ai suoi contemporanei: “Mi chiedete chi è un uomo eccelso, un uomo eccelso è colui che si domanda sempre…. ma c’è un modo migliore di vivere?”

«…anche l’amore era fra le esperienze mistiche e pericolose, perché toglie l’uomo dalle braccia della ragione e lo lascia letteralmente sospeso a mezz’aria sopra un abisso senza fondo.» (Robert Musil, “L’uomo senza qualità”, Volume primo, p. 28, Einaudi ed., 1996, Torino). Cosa pensi di questa frase di Robert Musil? Cos’è l’amore per te e come secondo te è vissuto oggi l’amore nella nostra società contemporanea, tecnologica e social?

L’amore vero è quello citato come agape, ovvero, come amore incondizionato senza nulla in cambio, senza un ritorno, l’amore è libertà ed attenzione, ascolto. Il resto è legato al concetto di edonia, ricerca del piacere nel qui ed ora, l’eros contro il thanatos, il possesso o il diversivo effimero, il passare il tempo, il consumo facile nel possesso del qui ed ora. Nell’epoca dei social l’amore si vive consumandolo a volte come un pasto. Ci si può innamorare, anche virtualmente, di un’idea, un avatar, un’icona, 10, 100, 1000 volte, vivendo grandi emozioni, momenti di intenso coinvolgimento e ricordi, immagini, suoni e rappresentazioni. Ma l’amore, la fusione, il sincronismo, la vera nudità senza le difese di un nick o di un display, rimanendo comodi sui nostri divani delle nostre case sempre più solitarie e fredde, quello credo proprio no, è già una fortuna averlo vissuto una sola volta nella vita, sa di sguardi, di sapori, di odori e di tatto, tanto tatto. L’innamoramento è qualcosa solo per noi stessi, che per un po’ può farci sentire vivi, ma rimane solo per noi stessi. L’amore è una cosa di più grande che comprende anche l’eros e il filia, l’amore amicale fatto di ascolto e complicità, l’amore è una cosa per due, un eterno dialogo nel Noi, qualcosa che può farti rinunciare a volte anche al proprio sé, perché questo poi si fonde nel Noi.

L’amore è un dialogo non un monologo, tra due noi che parlano fra di loro e ad altri.

«I perdenti, come gli autodidatti, hanno sempre conoscenze più vaste dei vincenti, se vuoi vincere devi sapere una cosa sola e non perdere tempo a saperle tutte, il piacere dell’erudizione è riservato ai perdenti.» (Umberto Eco, “Numero Zero”, Bompiani ed., Milano, 2015). Cosa ne pensi di questa frase del grande maestro Umberto Eco? In generale e nel mondo dell’arte, della cultura, della letteratura contemporanea? Come secondo te va interpretata considerato che oggi le TV, i mass media, i giornali, i social sono popolati da “opinionisti-tuttologi” che si presentato come coloro che sanno “tutto di tutto” ma poi non sanno “niente di niente”, ma vengono subdolamente utilizzati per creare “opinione” nella gente comune e, se vogliamo, nel “popolo” che magari di alcuni argomenti e temi sa poco? Come mai secondo te oggi il mondo contemporaneo occidentale non si affida più a chi le cose le sa veramente, dal punto di vista professionale, accademico, scientifico, conoscitivo ed esperienziale, ma si affida e utilizza esclusivamente personaggi che giustamente Umberto Eco definisce “autodidatti” – e che io chiamo “tuttologi incompetenti” - ma che hanno assunto una posizione di visibilità predominante che certamente influenza perversamente il loro pubblico? Una posizione di predominio culturale all’insegna della tuttologia e per certi versi di una sorta di disonestà intellettuale che da questa prospettiva ha invaso il nostro Paese? Come ne escono l’Arte, la Letteratura e la Cultura da tutto questo secondo te?

Dobbiamo sapere tutto e subito, rispondere a tutto ed in tempi brevi. Alla base vi è solo il controllo, viviamo tutto in termini di performance dimenticando di nutrire e coltivare l’essere e la realtà è solo quella che appare in un video o su un post di Facebook, notizie che navigano nella rete senza apporre i giusti filtri. Non c’è tempo, tutto e subito, apprendere è un’opera faticosa e lenta, fatta di tempi di assimilazione ed accomodamento come spiegava Piaget, noi ingurgitiamo tutto, bulimici di tutto ed anoressici nell’essere e nel sentire.

L’Arte, la letteratura e la cultura non ne escono, si impantanano se si adeguano, devono invece urlare a gran voce come l’urlo del quadro di Munch, ripartire dalla bellezza, dalla sobrietà, dal decoro e dal rigore che ogni beltà impone. 

Chi sono i tuoi autori preferiti, gli scrittori, i saggisti che hai amato leggere e che leggi ancora oggi?

Innanzitutto i poeti come Pablo Neruda, Giuseppe Ungaretti, Emily Dickinson, Alda Merini, Charles Bukowski e scrittori come Umberto Eco, Dante, Manzoni, Aristotele, Dostoevskij, Hemingway, Pavese, Pasolini.

I libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo del tuo consiglio

Allegria di naufragi di Giuseppe Ungaretti… poesie che scavano l’anima attraverso la parola scarna ed essenziale

Se questo è un uomo di Primo Levi… il dramma dell’esistenza umana ed il suo riscatto. 

E tre film da vedere assolutamente? Quali e perché proprio questi?

C’era una volta in America… la vita perduta e non più recuperata. Quel che resta del giorno… l’ossessione del vivere. Il cielo sopra Berlino… profetico dei nostri giorni.

Quali sono i tuoi prossimi progetti e i tuoi prossimi appuntamenti che vuoi condividere con i nostri lettori?

Completare la trilogia di Kurt68 e parlarvi ancora di lui e di noi

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire a chi leggerà questa intervista?

Grazie per avermi letta ed ascoltata, mi avete fatto il dono più grande… il vostro tempo.

Emma Zambelli

https://www.facebook.com/emma.zambelli.18/

 

Il libro:

Emma Zambelli, “Signore io sono Kurt68...quello che non ha la cioccolata”, Abra Books Ed., Vicenza, 2021

https://www.abrabooks.it/prodotto/emma-zambelli-signore-io-sono-kurt68-quello-che-non-ha-la-cioccolata-narrativa/

 

Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/

https://andreagiostrafilm.blogspot.it

https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg