giovedì 31 dicembre 2020

Surf, Francesco Luz a Fattitaliani: la musica è un lavoro che parte da una passione. L'intervista

Disponibile su tutte le piattaforme di streaming e in rotazione radiofonica “Surf”, nuovo brano del musicista romano Francesco Luz, che, tramite immagini metaforiche, parla di amore e bellezza, mostrando come con la tavola da surf l’onda si trasforma da minaccia a pura ebbrezza e offrendo all’ascoltatore un’istantanea densa di coraggio ed equilibrio. Ne parla a Fattitaliani: l'intervista.

Com'è nata la canzone "Surf"? quanto ti ci riconosci?

Surf è stata scritta più di 10 anni fa da Luigi Abramo che, oltre ad essere mio amico, scrive la maggior parte dei testi delle mie canzoni. A volte si occupa anche della musica come in questo caso. Mi ricordo che mi fece ascoltare uno dei demo che registrò per surf una mattina di 5/6 anni fa nella sua macchina e da quel giorno la melodia del pezzo non uscì mai dalla mia testa. Ho deciso di suonarla, cantarla, ri arrangiarla, produrla e pubblicarla perché è un pezzo che parla della difficoltà di rimanere in equilibrio sulle “ondate” della vita (il surf è una metafora, le canzoni da spiaggia le lascio a chi sa farle meglio di me). Questa difficoltà l’ho affrontata e la sto ancora affrontando, io come tutti noi soprattutto in questo ultimo periodo. è difficile rimanere a galla, ma dobbiamo riuscire.

E il video?

Il video è stato ideato e diretto da un altro amico, il filmaker italogiapponese Ari Takahashi. Questo è il quarto video che affido ad Ari, che ha sempre trovato idee geniali per tirare fuori video interessanti con un budget molto limitato. Con i precedenti video abbiamo vinto alcuni film festival indipendenti in giro per il mondo (Londra, New York, Los Angeles e Berlino). Per cercare di restituire agli occhi il feeling della canzone, Ari ha creato una storia dall’ambientazione malinconica con una protagonista (Fabiola Inolti) alle prese con una delle ondate della vita (l’amore), ma con una sorpresa finale che dà una chiave di lettura totalmente diversa alla storia. Insomma, un video tutto da vedere, dall’inizio alla fine.


Ci puoi dire un po' di te? come ti sei formato, le tappe più importanti?

Mi appassiono alla musica fina da bambino. Ricordo il mio primo concerto da spettatore: Tagliacozzo, 1987 avevo 5 anni e i Righeira (quelli di “vamos a la playa”), suonavano nella piazza centrale del paese abruzzese. Da quel giorno la passione è cresciuta a dismisura fino all’età di 14 anni, quando ho comprato la mia prima chitarra. Da li in poi ho frequentato diversi insegnanti, scuole di musica e suonato in decine e decine di gruppi, cover band, fatto jam session fino ad arrivare a suonare all’estero: in Grecia (a Patrasso) e in Australia (Brisbane e Cairns). Di fondamentale importanza il coinvolgimento nella compagnia dei “Beatles a Roma” che dura ancora oggi, con la quale portiamo in giro per l’Italia la musica dei fab four. E poi c’è stato il mio primo album “Extraordinary Men”, uscito nel Novembre del 2019, forse la tappa più importante del mio percorso musicale. 

È cambiata in te nel corso del tempo la concezione della musica?

Devo dire che è cambiata molto, sia da ascoltatore che da musicista. A partire dai generi che ascoltavo prima e che ascolto ora e da quello che mi piaceva suonare e cantare prima e quelli nei quali provo a cimentarmi adesso. Quando si è ascoltatori non si comprende una cosa fondamentale: per un musicista la musica è un lavoro. Un lavoro che parte da una passione, ma che diventa a tutti gli effetti un mestiere. Una volta che si comprende questo, si ha una concezione totalmente diversa della musica e io, per esempio, prima di criticare aspramente o lodare un cantante o una canzone analizzo diverse cose non solo dal punto di vista tecnico. Da qui il discorso rischia di diventare noioso e fuorviante, quindi mi taccio dicendo che si, la mia concezione della musica è cambiata molto nel tempo. 

Secondo te, che cosa bisognerebbe sempre tener presente nello svolgere questo mestiere?

Che è un mestiere, appunto. Che se si va a suonare e si prendono dei soldi in nero si sta commettendo un reato. Che se si va a suonare gratis si commette un errore deontologico.

E poi bisogna saper dribblare i finti produttori, le finte case discografiche, i venditori di corsi che fanno corsi su come fare i corsi eccetera eccetera… è un mestiere duro che molto spesso non ti porta ad avere il benché minimo successo, che va coltivato di giorno in giorno con costanza e soprattutto cercando di essere sempre sé stessi.

Che cosa speri venga recepito di Surf e del tuo fare musica?

Spero che Surf possa far pensare a quanto è complicato rimanere in equilibrio e spero che il mio modo di raccontare le cose con la musica possa essere apprezzato. Giovanni Zambito.


Biografia

Francesco Luz è un musicista romano classe 1982. Dopo quindici anni di concerti in Italia e nel mondo con diverse band, pubblica il suo primo album, “Extraordinary Men”, nel 2019. Dall’album, cantato in inglese, vengono estratti tre singoli accompagnati dai rispettivi Videoclip diretti da Ari Takahashi che ricevono vari riconoscimenti in diversi film festival in  tutto il mondo (“Outstanding Achievement Award” al Berlin Flash Film Festival, “Best Music Video, Honorable Mention” al Los Angeles Independent Shorts Awards, miglior video musicale al New York Film Awards e al London Independent Film Awards). 

Artista indipendente al 100%, Francesco Luz canta, scrive, suona, arrangia e produce le sue canzoni con l’aiuto ai testi di Luigi Abramo, giornalista e scrittore. Il nuovo lavoro viene proposto in lingua italiana a testimoniare l’ecletticità di Francesco Luz che, come già dimostrato nel suo primo lavoro, ama muoversi in diversi territori musicali e linguistici.
Il nuovo brano di Francesco Luz dal titolo “Surf” è disponibile in radio e in digitale dal 13 novembre.

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