martedì 29 dicembre 2020

Giovanna Carone presenta il disco “Dolcissime Radici”, nato dalla voglia di divertirmi e osare. L'intervista di Fattitaliani

La cantante barese Giovanna Carone ha pubblicato con Digressione Music “Dolcissime Radici”, album nel quale ha raccolto 11 brani che compendiano il suo articolato background artistico e formativo e spazia attraverso sette secoli di storia della musica, dal Trecento alla musica barocca per toccare la moderna canzone d’autore. Filo conduttore del disco è il personale percorso ricerca dell’artista pugliese intorno alla lingua italiana e alla sua evoluzione in relazione alla musica e alla poesia. Fattitaliani l'ha intervistata.

Come nasce l'idea di un disco così particolare?

Dalla necessità di connettere le fasi, gli amori e i musicisti del mio percorso musicale, dal desiderio di cantare solo in italiano e sperimentare altro con la voce naturale, e soprattutto dalla voglia di divertirmi e osare, senza giudicarmi troppo.

È stato facile realizzarlo oppure hai incontrato particolari difficoltà?

L’ideazione è stata molto naturale e forse anche la scelta dei brani, ma le prove con un gruppo a “geometrie variabili” e con musicisti bravi e impegnatissimi, sono state talvolta complesse.

Attraverso le tracce di "Dolcissimi radici" cosa è possibile cogliere di Giovanna Carone?

Penso che questo dovrebbero dirlo gli ascoltatori. Credo sia il disco più “mio" fatto sinora ed è arrivato con un tempo giusto, in un tempo giusto della mia vita anche se non troppo giusto rispetto alla storia difficile che stiamo vivendo tutti. La sensazione è quella di aver raccolto e accolto parti di me e del mio passato e presente musicale e di aver giocato con leggerezza fra i vari stili. Ora son pronta per andare avanti e fare altro.


Nel tuo percorso quali riferimenti e consigli hai sempre tenuto presente?

Se parliamo di questo disco, non ho riferimenti precisi, avevo idee abbastanza chiare su ciò che volevo e la collaborazione con Leo Gadaleta, col quale ho condiviso arrangiamenti, ha fatto il resto. Ci siamo mossi molto liberamente portandoci dietro il nostro bagaglio musicale che è fatto di tanti generi ascoltati, suonati, esplorati e vissuti in prima persona. Il crossover tra la musica antica e quella più contemporanea è sdoganato da un po’ di tempo e il mio approccio è stato quello della rivisitazione, quasi della ri-creazione e infine, la sinergia tra i musicisti è stata bellissima e fonte di ulteriori ispirazioni.

Avevi in mente un ascoltatore ben delineato mentre lavoravi a questo progetto?

Onestamente no. Mi piaceva l’idea di rendere fruibile il repertorio antico senza mai banalizzarlo e mi è anche piaciuto dare una veste differente talvolta “classica” a brani più conosciuti, talvolta ho stravolto tutto. Penso che questo disco possa arrivare alle orecchie di ascoltatori molto diversi tra loro, a patto che non abbiano pregiudizi di nessun tipo. 

In che occasioni -post Covid- lo presenterai? 

Spero che nella tarda primavera e nella prossima estate si possano riprendere i concerti perduti a causa del covid, ci sono date sospese in festival pugliesi di prestigio e presentazioni in radio. Per ora i riscontri della critica e degli ascoltatori che mi scrivono, mi ripagano della mancanza dei live. Giovanni Zambito.

Il disco

Le mie dolcissime radici…

Cercavo un nome per il disco ed è arrivato per caso, con stupore e come un regalo inatteso, mentre cantavo il Lamento di Apollo di Francesco Cavalli. Dolcissime le mie radici e non solo. C’è una radice comune nei brani che ho scelto. È la nostra lingua meravigliosa, il sapore della parola ricercata, i bassi ostinati, la morbidezza della melodia italiana, la poesia. Senza tempo, nel tempo. Sono cresciuta attraverso la musica strumentale, mi sono innamorata del canto “da grande” e ho imparato ad usare la voce nella complessità della musica polifonica, nella parola cantata della musica del ‘600. Se l’aura spira di G. Frescobaldi è una delle prime arie a voce sola che ho imparato e Giovine e vagha di F. Landini, ascoltata da una ispirata cantante tedesca durante un corso sul Trecento italiano tenuto da P. Memelsdorff, mi ha rapita al primo ascolto. Ho scoperto per caso la voce naturale attraverso il repertorio yiddish e ho continuato a cercarla in altre lingue. Dovevo per necessità approdare all’italiano. Sono partita da qui. Ho provato a cantare con leggerezza, a contaminare i miei amori, cercare connessioni tra i bassi ostinati del barocco e quelli della nostra musica leggera. Con naturalezza tutto si è incontrato e reinventato. Ho cercato un complice e Leo Gadaleta, amico e musicista sapiente ed entusiasta, mi ha accolta, sostenuta, accompagnata, sollecitata ad avere una meta, a volte senza meta. E in fondo, ha fatto anche suo questo progetto. Non smetterò mai di ringraziarlo. Guido Morini, Mirko Signorile, Nando Di Modugno, Vince Abbracciante, Pippo D’Ambrosio, Giorgio Vendola e Roberto Ottaviano hanno arricchito, colorato e definito con la loro arte il percorso. Sono onorata della loro fiducia e disponibilità. Fra loro ci sono affetti cari e musicisti che hanno segnato in modo importante il mio cammino musicale.

Giovanna Carone

Ad accompagnare Giovanna Carone in questa nuova avventura musicale è un gruppo a geometrie variabili composto da alcuni tra i migliori strumentisti della scena musicale italiana: Leo Gadaleta (arrangiamenti, violino acustico ed elettrico, piano Rhodes, chitarra classica, chitarra synth e chitarra portoghese, samples ed elettronica), Vince Abbracciante (fisarmonica), Pippo D’Ambrosio (percussioni), Nando Di Modugno(chitarra classica ed elettrica), Guido Morini (clavicembalo, pianoforte), Roberto Ottaviano (sax soprano), Mirko Signorile (pianoforte) e Giorgio Vendola (contrabasso). 

Dal punto di vista prettamente musicale l’album si muove tra il jazz e la musica contemporanea con addentellati che rimandano alla musica del Seicento italiano e quella cameristica.

Aperto dalla splendida rilettura di “O vezzosetta dalla chioma d’oro” di Andrea Falconieri - primo singolo estratto dal disco del quale è stato presentato in anteprima il videoclip nel corso dello streaming di Capitani Coraggiosi - il disco è un susseguirsi continuo di perle che vanno da “Lamento di Apollo” di Francesco Cavalli a “Giovine Vagha” e “Ecco la primavera” di Landini, passa per “Se l’aura spira” di Frescobaldi per toccare la canzone napoletana con “Passione di Libero Bovio” e i Cantacronache con “Un paese vuol dire” di Mario Pogliotti. L’approdo è alla canzone d’autore è sorprendente con “Un giorno dopo l’altro” di Luigi Tenco e “Un anno d’amore” di Mogol ma soprattutto con le brillanti versioni di “Di sole e d’azzurro” di Zucchero Fornaciari e “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno” di Max Gazzè.


Note biografiche

Cantante barese diplomata in pianoforte con H.Pell, in canto e musica vocale da camera con A. Felle.  Ha studiato vocalità barocca con R. Bertini, C. Ansermet e G. Banditelli, musica da camera del ‘600 con R. Gini e il repertorio del ‘300 italiano con P. Memelsdorff presso la Civica di Milano. Inoltre ha studiato il metodo Barthelemy con la stessa Iva Barthelemy, e canto armonico con Sainkho  Namtchylak. Ha partecipato attivamente al Corso Comenius “Write an Opera” organizzato dalla Royal Opera House a Leeds, sulla scrittura dell’Opera per ragazzi. Ha collaborato con Ensemble Calixtinus, Ensemble Vocale Palazzo Incantato, Artifizio Musicale, Cantar Lontano, Studio ‘300. Con queste formazioni ha cantato per Mousikè, Antiche note di Umbria e Toscana, A.Gi.Mus Roma, Basilica S.Nicola, Pietà dei Turchini a Napoli, Festival Leonardo Leo, Suoni del Mediterraneo, Festival Farinelli, Musica nelle Corti di Capitanata, Festival dell’Aurora di Crotone, Voci dell’anima, Cantar Lontano a Milano. Ha inciso “Il primo libro dei madrigali a quattro voci” di P. Nenna (Tactus),  “Adieus mes amour” (DAD records), “Donn’amor” (Digressione Music) col tiorbista Rosario Conte e “Il bacio alla barese” sull’ottavo libro di Madrigali di P. Nenna (Digressione Music). Dal 2008 forma col pianista Mirko Signorile il Farlibe Duo, un intenso sodalizio musicale che partendo da rivisitazioni di canzoni d’autore in yiddish, ha trovato una poetica e un suono comune. Col Farlibe Duo ha inciso Betàm Soul, Far Libe e Mirazh, un concept album liberamente ispirato alle Città Invisibili di Calvino (Digressione Music). L’Adriatico Mediterraneo, Time Zones, Pietre che Cantano, Nel gioco del Jazz, Sulle ali della bellezza, Bari in Jazz, Santafiora Festival, Piano Ostuni e MITO di Torino, sono alcuni dei Festival ai quali il Duo è stato invitato. Collabora anche con Elisa Barucchieri e la compagnia di danza Resextensa nello spettacolo Sospensioni Sonore e nel 2018-19 è in tour con Daniele Sepe e l’Orchestra della Magna Grecia. Ha cantato dal vivo per radio Radio Tre nella trasmissione 6 gradi e per i Concerti del Quirinale. Proficua e speciale è anche la collaborazione col pianista Benedetto Boccuzzi su repertorio cameristico del ‘900 francese e inglese. Nel 2015 ha ideato per Experimenta, lo spettacolo “Marlene” sulla vita, i film e le canzoni di Marlene Dietrich, replicato al Teatro Sociale di Fasano e al Teatro Garibaldi di Bisceglie. Nel maggio 2017 ha cantato al Theater Rigiblick e al Theater Ticino di Zurigo nello spettacolo “Auf Flügen des Gesanges” con l’attrice Eva Mattes.  Nel 2020 esce il suo ultimo lavoro discografico Dolcissime radici un progetto intorno alla lingua e musica italiana dal ‘300 di Landini ai giorni nostri  “senza tempo nel tempo”. Quest’ultimo lavoro è pensato e arrangiato con Leo Gadaleta e impreziosito da Guido Morini, Roberto Ottaviano, Mirko Signorile, Giorgio Vendola , Nando Di Modugno, Vince Abbracciante e Pippo D’ambrosio.