venerdì 11 dicembre 2020

Covid variopinto

Nel mutare dei colori regionali e nell’altalena dei bollettini quotidiani restano alcune cose che non chiarisce mai nessuno.

Per esempio cosa indica concretamente la “percentuale dei contagiati” tra tamponi e casi positivi? Secondo me è una sciocchezza e dipende non solo dal numero ma soprattutto da chi si fa controllare.

Più si controllano persone “normali” più l’indice scende (vedi in Alto Adige dove un controllo massivo ha portato l’indice al solo 1% di positivi) mentre se si controllano parenti di infetti è ovvio che l’indice salga, ma questo non significa una maggior diffusione pandemica.

L’altra questione è il tremendo numero dei morti: centinaia di persone che ogni giorno non ce la fanno e sono l’aspetto più sconvolgente ed umano con tutte le storie personali e famigliari che ne sono alle spalle.

MA SONO MORTI DAVVERO PER IL COVID? Leggendo tra le righe si scopre che il 97% dei deceduti aveva “altre patologie” e che quindi il Covid può essere stata solo una complicazione fatale.

Ma quanti morti in meno ci sono – per esempio – per polmoniti ed influenza, quelli che nel passato non facevano mai notizia? E quanti in più per malattie cardiovascolari o tumori che vengono curati molto peggio di prima per mancanza di posti, medici e strutture? Tra l’altro – curiosamente – il numero più alto e spaventoso di morti è arrivato ufficialmente poche ore prima del sermone di Conte a reti unificate per leggerci il suo ennesimo DPCM, già pubblicato da tutti i media, e seguito dalla solita “conferenza stampa” prefabbricata e falsa come una moneta da 3 euro.

Ho l’impressione che ci siano dati gonfiati da chi ha tutto l’interesse a dare numeri sempre più gravi della realtà. Anche la scelta di non svolgere autopsie, almeno a campione, è sconcertante e mi auguro non nasconda inquietanti verità anche a proposito delle cure praticate, soprattutto nella prima fase.

A ore vedrete che invece si risolverà il presunto “dramma” dei ricongiungimenti natalizi: solo a Roma possono pensare che debbano valere le stesse regole della capitale (2.190 abitanti per kmq.) anche a Formazza (3 abitanti per kmq. l’ultimo paese di montagna in cima all’ Ossola) dove peraltro – chiusi da DPCM alberghi ed impianti da sci – anziché vedersi per festeggiare il pranzo di Natale i formazzini rischiano… di morire di fame.  

Vorrei però che gli italiani, anziché ricordarsi dei loro cari solo per il pranzo di Natale, i loro nonni e  genitori li frequentassero davvero un po' di più, ma  per tutto l’anno!

Infine il vaccino: in Gran Bretagna sono già partiti, in Europa si partirà tra pochi giorni: vedremo i tempi italiani e chi si assumerà le responsabilità dei temuti ritardi.

Marco Zacchera