martedì 24 novembre 2020

Marquez presenta il disco "I Vinti": finalmente un disco senza le chitarre. L'intervista

Prologo

Campo largo.

La terra tremante guarda le proprie rovine attraverso la lente opaca del disincanto, un filtro dal colore arancio-notte-periferia-dimenticata.

C'è ancora qualcosa che le vorrebbe raccontare, anche se lei è distante ed evanescente come una cometa o una costellazione di quel cielo che non ha mai compreso.

D’altronde, sotto i piedi pesanti, ha sempre voluto sentire la terra, lui.

Si assicura che il ponte di legno regga i suoi passi ogni volta. Chiude il pugno, bussa, «toc-toc», e solo allora lo attraversa.

Un riparo sulla cima del monte, lo raggiunge e accende un fuoco.

Ha sempre pensato fosse un artificio per fermare il tempo, ora intende invece invertirne l’effetto, riavviare il circolare moto delle cose, «tic-toc, tic-toc».

La città è bianca, vista da lì, sterile come una vacca mandata al macello. Il crepuscolo arriva e la copre per risparmiarle la vergogna.

Così li vede: decine di fuochi disegnano una mappa luminosa dalle movenze pulsanti.

Lui si racconta una storia nella quale immagina di essere meno solo.

C'è ancora qualcosa che le vuole raccontare.

Vede un bagliore in cielo più luminoso degli altri, come in quella sera di febbraio quando prima le ha sorriso, poi le ha detto tutto senza parlare.

Magari è una stella, uno di quei punti di luce per lui inspiegabili che alzando il naso al cielo non sa guardare se non con gli occhi dello stupore, in silenzio.

Dissolvenza a nero.

Parlaci del nuovo album. Che impronta hai voluto dargli?

Volevo da tempo realizzare un disco senza le chitarre e finalmente ci sono riuscito.

D’altronde, l’idea di usare quasi esclusivamente dei synth si sposava alla perfezione con le immagini che volevo evocare in questo lavoro.

Immaginavo che tutto si dovesse svolgere in uno scenario distopico e nebbioso, che in qualche modo rappresentasse il periodo storico che stiamo vivendo.

Dunque la creazione di un ambiente asettico, dove anche la voce fosse spietata, è stato un processo che si è definito naturalmente, durante la pre-produzione casalinga prima, e in studio poi, insieme a Michele Bertoni che ha prodotto il disco.

Quali sono i tuoi cantanti di riferimento? 

Davvero non saprei rispondere. Da sempre non è mai stata solo la musica la mia fonte di ispirazione e andando avanti nel tempo ha addirittura perso diverse priorità. Diciamo che forse le ultime cose che ho fatto sono più figlie di certa letteratura e di alcune infatuazioni.

Qual è l’esperienza lavorativa che più ti ha segnato fino ad ora?

Ho avuto la fortuna di lavorare per quasi tutta la vita a contatto con la musica e le arti performative, sono molto legato agli anni in cui ho girato il mondo come sound designer insieme ad una compagnia teatrale, ma non posso dimenticare la pre-produzione di alcune tracce di “Banga” di Patti Smith insieme agli amici del Bunker studio. Sentirla cantare accompagnandosi con la sola chitarra, mentre fa ascoltare per la prima volta le canzoni ai musicisti è stato qualcosa di molto intenso.

Invece quella mai fatta e che ti piacerebbe fare?

Non saprei, al momento sono piuttosto appagato dalle esperienze che ho fatto. Forse vorrei semplicemente non fermarmi e continuare.

Progetti futuri? Farai un tour?

Vorrei fare un po’ di studio già nei primi mesi dell’anno nuovo, mi piacerebbe partire dall’improvvisazione e la sperimentazione sul suono per costruire qualcosa in una modalità che per me sia ancora inesplorata. Per quanto riguarda il tour, no, in genere mi piace organizzare alcuni showcases con poco pubblico e in luoghi di interesse, ma in questo particolare momento è un po’ difficile.


I vinti.

Scritto da Andrea Comandini

Suonato da Andrea Comandini, Michele Bertoni, Sara Castiglia, Fabio Ricci, Antonio Comandini e Marcello Nori

Prodotto da Michele Bertoni

Registrato, missato e masterizzato da Michele Bertoni e Andrea Comandini

Produzione esecutiva Fabio Ricci

Artwork realizzato con le fotografie di Marcella Magalotti -