domenica 25 ottobre 2020

Intervista a Cristian Martinelli, un talentuoso scrittore e un inguaribile romantico

di Laura Gorini - Sono assolutamente certo che le emozioni possono condizionare la vita di ognuno, sta a noi scegliere come e dove veicolarle

È uno scrittore certamente talentuoso Cristian Martinelli, oltre che assai abile, a esplorare l'animo umano in tutte le sue innumerevoli, e talora persino audaci, sfaccettature. CASO4, il suo primo romanzo, uno splendido thriller, lo ha fatto conoscere al grande pubblico, ma ora è Tiam, la sua seconda opera, fresca fresca di stampa, definibile a buona ragione come un romanzo d'amore assolutamente atipico, a far felici i suoi lettori, sempre più numerosi.

Cristian, disegnatore tecnico di professione e scrittore per passione. Il tuo lavoro richiede precisione, e anche la scrittura – a tuo avviso – ne necessita?

Nel mio lavoro, come giustamente affermi, è necessaria la precisione perché il prodotto finito dipende da quello che disegno. Ogni imperfezione, quindi, si riflette su di esso. A mio avviso, nella scrittura, posto che la precisione va ricercata nella grammatica del testo, credo siano le sfumature che fuggono da uno schema ben delineato a fare la differenza. Sono convinto che nell’arte in generale si debba cavalcare quella sana follia che contraddistingue ognuno di noi.

Indubbiamente i tuoi testi, molto differenti tra di loro, sono ben scritti e studiati. Quanto lavoro c'è dietro la loro stesura? Scrivi di getto oppure sei più “meditativo”?

Per raggiungere un obiettivo che ci si pone, qualunque esso sia, sono necessari impegno e costanza. Se spinti dalla passione, questo “lavoro” si trasforma in una piacevole esperienza. Nella stesura dei miei romanzi esiste una fase impulsiva dove scrivo quello che mente e cuore mi comunicano, senza filtri e troppi ragionamenti. La storia di un romanzo, poi, deve risultare credibile agli occhi del lettore: qui entra in gioco la fase riflessiva dove cerco di capire cosa valorizzare di più o di meno, senza mai stravolgere, però, quello che ho scritto.

Molti scrittori mi hanno rivelato che, prima di inviare le bozze agli editori, le fanno leggere a persone di fiducia. Sii sincero: è un'abitudine che hai anche tu?

Sì, lo ammetto, sono colpevole! Quando finisci la bozza di un romanzo e la devi inviare alle varie case editrici, ti assale l’incertezza; il timore di metterti a nudo ti consiglia di cercare un porto sicuro, famigliare, dove poterti confrontare. Pur sapendo che di per sé non è costruttivo – per quanto possano essere sinceri, amici e parenti non potranno mai essere spietati come una CE – ritieni questo passaggio uno step fondamentale per far proseguire il viaggio alla tua opera.

Beh, certamente per rimanere in argomento “abitudine” non si può dire che i personaggi di entrambi i tuoi romanzi, ovvero CaSO4 e Tiam, siano degli abitudinari, anzi! Possiedono vite piuttosto movimentate e complesse, ma soprattutto sono grandi protagonisti di storie d'amore. Perché hai deciso di dare così tanta importanza ai sentimenti anche nel primo che - in realtà - è un thriller?

Perché sono un inguaribile romantico! A parte questo, il mio intento è cercare di scrivere storie che possano slegarsi dal genere a cui appartengono. CaSO4, pur avendo tutti i crismi del thriller, ha una forte base sentimentale che lega tutti i personaggi della vicenda. In Tiam, che è un romanzo d’amore, i personaggi si confrontano con il lato più oscuro di questo meraviglioso sentimento, scavando nel dolore il sentiero per raggiungere un lieto fine. Sono assolutamente certo che le emozioni possono condizionare la vita di ognuno, sta a noi scegliere come e dove veicolarle.

Indubbiamente ci sono nei tuoi testi dei protagonisti, ma anche gli altri personaggi non si possono definire secondari, poiché tutti hanno le loro storie e sono perfettamente caratterizzati. Tuttavia – in realtà – non sempre i loro racconti privati e personali sono funzionali alla storia, ma fanno parte della cosiddetta “cornice”. È stata forse questa una scelta “cinematografica”?

Dal mio punto di vista, un romanzo è un po’ come un’opera teatrale, tutto ciò che va in scena deve essere ben caratterizzato e brillare di luce propria. Ovviamente ci sono i protagonisti che “rubano” la scena ai personaggi minori. Per far sì che un lettore, nella sua mente – che poi è il palcoscenico dove muove le vicende – possa riconoscersi anche nei personaggi di nicchia, mi piace dar loro un vissuto, non necessariamente a fuoco con le vicende dei protagonisti.

A proposito di Cinema, tu sia in CaSO4 che in Tiam parli molto di arte, e si intuisce che la ami molto in tutte le sue svariate forme. È così o è solo una sensazione che percepisce il lettore?

Pur non essendo un assiduo frequentatore di gallerie d’arte o spettacoli teatrali, adoro tutto ciò che racchiude questa meravigliosa disciplina. L’arte è bellezza ed è il miglior mezzo di comunicazione esistente. Con un’opera, qualunque essa sia, ognuno ha la possibilità di parlare al mondo senza dover a tutti i costi esporsi. Quando anche il più introverso dei caratteri riesce a comunicare attraverso l’arte, non resta altro che bearsi di quella intensità.

E tu che lettore sei? Riesci comunque nonostante gli impegni lavorativi e familiari e quelli legati alla scrittura, a trovare il tempo per la lettura?

Prima di avere una famiglia leggevo moltissimo, ora il tempo a disposizione è veramente poco. Il lato positivo, però, è che ora la scelta del testo è più ricercata, prima leggevo di tutto.


Quali sono i romanzi che ti hanno maggiormente segnato nel corso della tua vita?

Come dicevo poc’anzi ho letto autori di vario genere, alcuni proprio agli antipodi. Non so se è una pecca o meno, ma non amo i classici. Se devo darti un paio di titoli, direi Io Uccido e Niente Di Vero Tranne Gli Occhi di Giorgio Faletti, due testi che mi hanno colpito per come sono strutturati. Soprattutto ho apprezzato come il compianto Giorgio sapesse mettersi in discussione su vari settori, eccellendo in tutti. Un libro, invece, che mi ha sconvolto e insegnato molto è La trilogia della città di K, scritto dall’immensa Agota Kristof.

Ma quali caratteristiche deve possedere - a tuo avviso - un testo per poter “funzionare”?

Dipende dall’accezione che vuoi dare alla parola “funzionare”. Se intendi vendere copie, credo ci voglia talento ma anche molta fortuna nell’essere “visto” da una grande casa editrice. Se invece parliamo della visione più romantica, credo che un libro funzioni quando, una volta terminato, ti faccia sentire orfano dei personaggi che ti hanno accompagnato nella lettura. Che ti lasci qualcosa, che non si faccia dimenticare.


Che augurio ti senti di farti sia come uomo che come scrittore?

Come autore mi auguro di non perdere mai la passione della scrittura, e perché no, raggiungere traguardi ambiziosi e gratificanti. Come uomo, non posso chiedere di meglio di quello che ho oggi.