venerdì 28 agosto 2020

Antonio de Lieto Vollaro, scrittore catanese, presenta il romanzo “Rivoluzione silente”. L'intervista


«Ogni libro è un dialogo tra lo scrittore e il lettore. Lo scrittor
e racconta e il lettore ascolta. E risponde pure sicuramente tra sé e sé. » - 
di Andrea Giostra
Ciao Antonio, benvenuto e grazie per aver accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori? Chi è Antonio scrittore e chi Antonio nella sua quotidianità? 

L' Antonio quotidiano è un padre di famiglia, di quelli che antepone le esigenze dei suoi figli alle proprie, o quantomeno cerca di equilibrarle affinché restiamo tutti soddisfatti. Sono sempre stato molto attento alla loro formazione fin da piccoli e di motivarli e gratificarli continuamente. Si deve sbagliare per imparare, cadere e rialzarsi da soli, perché il papà prima o poi non sarà più con loro. Mio padre mi è stato di grande insegnamento per i valori morali, per la giustizia a 360 gradi. Ho avuto particolare cura d'insegnare loro come andare in bicicletta, motorino, guidare, nuoto, pesca, sci e altre cose, creando in essi, dei ricordi indimenticabili, patrimonio familiare di ognuno di noi, con i propri genitori. Ovviamente sempre con occhio vivo, intervenendo prima che si facessero male davvero. Da quanto predetto, rispondo adesso alla prima domanda: Antonio scrittore. Il mio spirito ribelle mi ha sempre portato a un comportamento molto distinto, seppur conservatore in alcuni aspetti. Nella scrittura sono impulsivo, scrivo di getto, dipende dell'umore del momento. È fondamentale per me, dare un messaggio ben chiaro, da cogliere tra le righe e fuori le righe. Sempre restando nel rispetto della legge. Attenzione, sappiamo benissimo che le leggi sono a libera interpretazione del giudici e avvocati. L'importante è che restino sempre dalla parte del giusto e che l'interpretazione sia sempre a favore del più debole e non di chi è arrogante e usa il suo denaro per cavarsela indenne.

Qual è la tua formazione professionale e letteraria? Ci racconti il percorso che ti ha portato a svolgere quello che fai oggi?

La mia formazione culturale e letteraria è avvenuta in modo personale, così come tutte le altre cose a cui mi sono interessato, a prescindere da quella scolastica, è iniziata da uno stimolo ribelle a scuola. Da una reazione di rabbia verso una professoressa d'italiano, in 1^ media, che non ha rispettato il titolo del tema, dopo che lei stessa aveva dato libertà d'espressione alla fantasia. Mi ribollì il sangue, dopo aver visto che segnò tutto il pensiero con la matita blu, come errore, per aver descritto, a suo avviso, in modo inverosimile, una scena d'azione, stile Indiana Jones. Inutili le mie contestazioni. Ero e sono consapevole che il mio italiano gravava e grava tutt'oggi di lacune in sintassi e tempi dei verbi. Alcuni decenni dopo, diedi la bozza del mio 1 volume della trilogia genere fantasy, ad un docente universitario. Non potrò mai dimenticare il suo nome, il prof. Poiatti, per avere una sua opinione, il quale mi disse complimentandosi: non deve temere e vergognarsi delle sue lacune che non sono tanto più gravi di chi ha fatto corsi di studi specifici, quindi classici. Oltretutto le garantisco che ci sono anche laureati e non per questo, meno giustificati di lei nel fare stessi errori. Lei invece ha un talento innato, quello non solo di narrare in modo fantastico, bensì di riuscire a rendere reale ciò che è frutto della sua fantasia. Mi creda, continui tranquillamente che esistono i correttori di bozze, che renderanno i suoi scritti piacevolmente leggibili e intriganti, grazie al suo unico stile di scrittura. Pochi sanno che esiste e lei già lo usa con disinvoltura, il presente storico e mi creda, non è da tutti riuscire a scrivere senza confondersi con gli eventi da descrivere e narrare cronologicamente.

Come nasce la tua passione per la scrittura? Ci racconti come hai iniziato e quando hai capito che amavi scrivere?

Come ho detto nella domanda precedente, la mia passione per la scrittura è nata in quel momento, in 1^ media, da quel tema in classe, in cui mi sono sentito defraudato dalla mia libertà di espressione, pensiero, soprattutto libertà di fantasia. Ho sentito come imbrigliare la mia fantasia e indirizzarla in una linea razionale. La fantasia non può essere razionale, assolutamente come dire che l'amore non è follia. L'amore non può essere razionale, altrimenti non esisterebbero gli atti di follia per amore. Così è la scrittura. Un testo scientifico è razionale, universitario di cronologia storica è razionale. Tutti gli altri testi di sceneggiatura, teatrali, commedie, noir, non hanno nulla di razionale altrimenti non esisterebbero. La passione è lievitata come un dolce nel forno, sempre più. Ebbe un momento di stasi solo all'inizio, nello scrivere a penna. Purtroppo delle cose scritte a mano, mi era rimasto poco e niente, a causa di due traslochi, in cui andarono persi i miei diari, su cui scrivevo poesie e piccoli racconti. Avevo ancora una ventina di anni e da poco fidanzato. Come da biografia, mi dedicai a diverse cose, prima di riprendere a scrivere. Avevo già 35 anni quando trovai una macchina da scrivere di mio padre, in mansarda, e ripresi a scrivere. Doveva essere un racconto un po' biografico, però non prosegui, per via dei continui errori di battitura. Nulla però avviene per caso e io sono un fatalista per eccellenza. Nel 1995 ci fu l'avvento del pc domestico: il mitico 496 con il dos, senza connessione però. All'epoca era un po' complicato connettersi. Per fortuna si viaggiava tecnologicamente già alla velocità della luce. Fu una esplosione della mia passione per la scrittura, poter dar sfogo alla mia fantasia con il word. Scrivere cancellare e salvare e ritrovare da dove si era lasciati senza spreco di tempo e carta. Bellissima invenzione e investimento per l'acquisto del pc. Fu un'altra fantastica sorpresa poter eseguire ricerche su Internet, Google e altri siti web in pochissimi istanti con un solo click.


Ci parli del tuo nuovo libro, “Rivoluzione silente”? Come nasce, qual è il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quale la storia che ci racconti senza ovviamente fare spoiler?

Rivoluzione silente nasce innanzitutto da una rivoluzione interiore a tutte le obbrobriosità politiche di bugie e prese per i fondelli il popolo italiano da parte della classe politica e magistratura. Rivoluzione nasce anche da una voglia di rinascita, di proposizione positiva, sia nella magistratura che nel governo, e soprattutto dare una risposta precisa con un messaggio preciso anche a tutte le attività malavitose e mafiose in tutto il mondo, non solo in Italia che la lotta sarà ancora più cruenta e senza sconti di favori. Non c'è politica, bensì 70 anni di cronistoria giornalistica, dalla morte del presidente dell'Eni fino a Roma capitale, con tutte le schifezze politiche, derivanti da collusioni mafia-stato. Correva il periodo del PD di Renzi al governo e tutti i suoi scandali ad iniziare da Banca Etruria. Il messaggio che io intendo dare sempre è quello sociale, che ho sintetizzato in una mia personale frase che scrivo in ogni volume con dedica autografata: L'omertà e l'indifferenza terranno sempre in ostaggio chiunque volgerà lo sguardo dall'altro lato, rendendosi anch'esso complice dei crimini mafiosi e di qualsiasi altro genere d'illegalità e illecito. Il silenzio uccide insieme alla mafia. Il messaggio è rivolto a tutti, ovviamente, in particolare ai giovani che sono loro stessi il presente e il futuro. Devono dire basta con i fatti e non imitare più i padri e nonni per paura di ritorsioni verso sé stessi o parenti o amici. Devono capire che si deve cambiare radicalmente iniziando a puntare su sé stessi e non accettare lavori e favori in cambio di voti. Questo è il principio fondamentale dei miei messaggi. Meglio emigrare e credere in sé stessi che restare ostaggi di un sistema criminale politico-mafioso.

Chi sono i destinatari che hai immaginato mentre lo scrivevi?

Involontariamente ho già risposto nella domanda precedente. I destinatari sono i ragazzi di oggi, dai 16 ai 50 anni, quelli che formeranno la classe dirigente di ogni settore e di quelli che lo sono già e prima di agire devono pensare alle conseguenze, delle quali molte ne sta pagando il popolo italiano da decenni. Spero che arrivi pure a molti politici che si rendono conto che il vento è cambiato dalle due ultime due stragi di Falcone e Borsellino. I capi veri della nuova mafia l'hanno capito subito cambiando strategia, con nuovi strumenti non violenti, sicuramente più efficaci nel fare breccia con altri mezzi di comunicazione e pagamenti dei favori, forti della scarsa responsabilità dei politici, i quali ancora pensano che il popolo italiano beva ancora le loro bugiarde propagande elettorali.

Una domanda difficile Antonio: perché i nostri lettori dovrebbero comprare “Rivoluzione silente”? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.

È la più facile invece, in quanto i motivi sono tanti, da come si evincono dalle risposte precedenti. Ne aggiungo altri, per cui in tanti dovranno affrettarsi a comprarlo, o prenotarlo e poi gustarne con massima rilassatezza la lettura. È un romanzo dove troverete di tutto tranne che politica come predetto. È un romanzo, innanzitutto, che io ho definito una fiction da leggere, dove ho utilizzato per i dialoghi, tutte le indagini e notizie dei vari attentati, intercettazioni. Tuttavia c'è pure molto di me, nei protagonisti impegnati nella lotta alla criminalità. Pur essendo il soggetto tratto da eventi storici reali, collegati tra loro, con diversi aneddoti, non è venuta meno un pizzico di fantasia. Come collante ho usato: romanticismo, poesia, ironia, sarcasmo, ideologia e molta action e suspense, pagina dopo pagina, dove nulla è scontato.

C’è qualcuno che vuoi ringraziare che ti ha aiutato a realizzare questa opera letteraria? Se sì, chi sono queste persone e perché le ringrazi pubblicamente?

Sono diverse le persone che mi hanno aiutato nel realizzarlo e soprattutto nel supportarlo nella vendita e organizzazione delle presentazioni. Il primo è l'amico Salvatore Peci, titolare della A2 communications, che ha fatto realizzare la copertina del volume dal suo grafico, gratuitamente, la seconda è la mia cara amica Irene Sparagna che ha creduto subito nell'opera, da correggere la bozza con grande professionalità e non ha esitato a pubblicare, senza timore dei nomi reali citati, in quanto già con sentenze passate in giudicato e pubblicati dai giornali nei decenni scorsi. In egual misura ringrazio l'attrice Diana Iaconetti, autrice del reading dei testi e interprete eccezionale degli stessi, nel corso delle presentazioni. Ringrazio Il musicista compositore Fabio di Biagio, che oltre a curare l'arrangiamento delle musiche di sottofondo, ha creato tutte le locandine delle diverse presentazioni avvenute. Ringrazio l'ex presidentessa del Kiwanis di Catania, Lucia Ciavola, nell’aver organizzato la prima presentazione avvenuta a Catania e supportato con passaparola, successivamente alla presentazione. In ultimo e non per questo meno importanti, tutti gli oltre 1200 lettori che non solo si sono complimentati, bensì hanno acquistato altre copie da regalare ad amici e parenti.

Nella tua attività letteraria hai pubblicato altri libri e romanzi. Ci racconti quali sono, di cosa trattano e quale l’ispirazione che li ha generati?

Diciamo che ufficialmente ho iniziato la mia attività di scrittore nel 1° aprile 2001, quando mi sedetti e iniziai a battere alla tastiera del mio pc, le prime righe del 1 volume della trilogia genere fantasy. dal titolo Amica terrore telematico. Avevo quasi profetizzato il fatidico 11 settembre che poi avvenne. Era come se sentissi qualcosa dentro, ma non immaginavo che fosse così tremendo. Eravamo già in pieno terrorismo, anche se non avevamo vissuto quello che sarebbe stata la miccia della guerra in Iraq, fino ai successivi sanguinosi terrificanti attentati dei nostri tempi. In quel momento non sapevo nulla di cosa avrei voluto scrivere, però scrivevo come sotto dettatura, e prese corpo, una strana storia, tra l'irreale e il quotidiano. Scrivendo, man mano che capivo cosa stavo scrivendo, prese corpo una trama fantastica, piena di buoni propositi e di eventi profetici, realizzati pian piano realmente nei vari settori medici, astronomici, scientifici e tecnologici. La realizzazione di tante soluzioni per l'umanità. Ho sempre amato i film e libri aventi almeno un super eroe che riesce ad evitare il peggio, tuttavia i miei non sono mai dei super eroi, sono dei comuni mortali che però credono fermamente nei loro principi, con difetti e pregi. Il messaggio però ha un unico comune denominatore: "Credere in ciò che si fa a difesa del più debole e di un mondo migliore”. Seppure, convinto di ciò, nella trilogia ho creato un soggetto molto strano che pur avendo sembianze umane, è un alieno, la cui sua unica arma è la sua astuzia guidata da un fortissimo istinto e intuito, oltre alla sua straordinaria aliena preparazione su tutto. Quindi nel corso della trama, il lettore soffrirà di angoscia e ansia, perché nulla è scontato. Tuttavia alla fine però ne resta soddisfatto, per lo spessore dei punti sociali trattati, denunciati e con soluzioni proposte realmente attuabili, con grande senso e forte impegno di riuscirvi. Quindi decisi di dare seguito al primo quasi subito. Dopo il primo seguì il secondo volume dal titolo "Indietro nel futuro, surreali percezioni". Era il periodo poi delle scoperte astronomiche e si parlava molto del bullismo, sia come conseguenza di apatia sociale del benessere che anche l'appartenenza a ceti sociali di bassissimo livello e criminale, dove si dà l'esempio che arroganza e presunzione aprono tutte le porte. Il terzo volume s'intitola "Enigma Mortale" scritto quando scoppiò la pandemia della SARS o aviaria, un preludio a cui saremmo stati chiamati a partecipare con il Covid-19, in questo anno. Inizialmente doveva essere dedicato al premio Nobel Carlo Urbani, però la vedova è stata contraria, perché non ha riconosciuto il reale profilo del marito, in quanto le notizie trovate sul web erano fortemente discostanti dalla realtà da lei indicata. Quindi lasciai la trama, così come avevo creato il soggetto e misi un nome di fantasia. Dopo sei anni di ricerche e studi, pubblicai “Rivoluzione Silente in nome del popolo sovrano tutti dentro". Un noir che non deve mancare nella libreria di ogni italiano.


Charles Bukowski, grandissimo poeta e scrittore del Novecento, artista tanto geniale quanto dissacratore, a proposito dell’arte dello scrivere diceva: «Non mi preoccupo di cosa sia o meno una poesia, di cosa sia un romanzo. Li scrivo e basta… i casi sono due: o funzionano o non funzionano. Non sono preoccupato con: “Questa è una poesia, questo è un romanzo, questa è una scarpa, questo è un guanto”. Lo butto giù e questo è quanto. Io la penso così.» (Ben Pleasants, The Free Press Symposium: Conversations with Charles Bukowski, “Los Angeles Free Press”, October 31-November 6, 1975, pp. 14-16.) Secondo te perché un romanzo, un libro, una raccolta di poesie abbia successo è più importante la storia (quello che si narra) o come è scritta (il linguaggio utilizzato più o meno originale e accattivante per chi legge), volendo rimanere nel concetto di Bukowski?

Inizio col rispondere alla prima domanda: che sia poesia o prosa, l'importante è il messaggio che si vuole trasmettere. E su questo è importante riuscire a trasmettere le stesse emozioni che si provano e condividerle con i lettori. Se ci si riesce, si è già oltre tre quarti dell'obiettivo prefissato. La parte finale è data dal ricordo che resta nei lettori della poesia o prosa. Non importa se negativa o positiva, l'importante è che se ne parli sempre, come disse una volta Berlusconi, grande esperto di comunicazione. Preciso e specifico che non sono pro Berlusconi, però ne riconosco le qualità di grande comunicatore, ma non come politico. Adesso passo alla successiva domanda: la trama senza dubbio è importante perché contiene ciò che si vuole trasmettere, il motivo per cui si è scritto il volume. Lo stile, il modo, la terminologia utilizzata dall'autore non è sindacabile, a mio avviso. Dipende tuttavia che genere di lettore si prefigge l'autore di voler raggiungere e ciò è dato anche dal messaggio che si è prefissato dare. Quindi se lo scrittore, pur scrivendo un noir, un thriller o commedia, in base al lessico utilizzato, mira ad un livello basso, medio o medio alto o esclusivamente alto, dei suoi lettori, non si cura di utilizzare una terminologia elegante e altisonante, bensì comprensibile a tutti. Infatti, per quanto riguarda la mia personale necessità di raggiungere tutti i livelli di lettori, cerco di essere quanto più comprensibile a tutte le età e livello di cultura. Ciononostante non mi esimo di utilizzare una terminologia elegante, con termini nuovi e tecnica, o dialettale, a cui allego come mio stile personale, un dialogo dove viene spiegato cosa non potrebbe essere comprensibile a qualcuno.

«Quando la lettura è per noi l’iniziatrice le cui magiche chiavi ci aprono al fondo di noi stessi quelle porte che noi non avremmo mai saputo aprire, allora la sua funzione nella nostra vita è salutare. Ma diventa pericolosa quando, invece di risvegliarci alla vita individuale dello spirito, la lettura tende a sostituirsi ad essa, così che la verità non ci appare più come un ideale che possiamo realizzare solo con il progresso interiore del nostro pensiero e con lo sforzo del nostro cuore, ma come qualcosa di materiale, raccolto infra le pagine dei libri come un miele già preparato dagli altri e che noi non dobbiamo fare altro che attingere e degustare poi passivamente, in un perfetto riposo del corpo e dello spirito.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905). Qual è la riflessione che ti porta a fare questa frase di Marcel Proust sul mondo della lettura e sull’arte dello scrivere?

Marcel Proust morì senza mai ritrovare il suo tempo perduto. Se solo avesse saputo che la legge della relatività fa sì che siamo noi stessi a gestirlo, si sarebbe concentrato a lasciare messaggi più diretti che complicarsi la vita. Infatti è tutto relativo e soggettivo su come gestire il nostro tempo. Io quando mi metto a scrivere, m'immergo nella stesura della trama e non è che perdo il senso del tempo, bensì lo congelo finché non ho terminato di scrivere. Ma cosa intendo per congelare? Congelo il tempo di ciò che sto scrivendo. Preso dal raccontare, descrivere, creare, vestire i protagonisti del loro carattere, del loro modo di fare, creare le azioni. Mi diverto ad essere regista, produttore, costumista, costruttore delle scene, e soprattutto, ecco, creatore del tempo in quel romanzo o che sia. Il tempo non lo perdo perché è già trascorso in partenza. Allora lo definisco investito, come lo stesso tempo che abbiamo investito nella nostra vita, nel e con il lavoro, figli, famiglia, svaghi, sport, hobby, tutto ciò che ci ha creato un patrimonio di ricordi. Si un patrimonio prezioso che è la nostra vita. Uguale è riferito ai nostri libri scritti, ai nostri protagonisti, e poi dei lettori a leggerci, commentarci, criticarci o complimentarsi. Il tempo è ciò che è legato alla nostra vita. Per alcuni non deve passare mai, perché li priverebbe dei momenti più belli della loro vita, altri invece che passasse presto. Non esiste il tempo perduto, esiste il tempo vissuto. Sta a noi valutare le conseguenze prima di agire, perché poi il tempo gestirà ciò che avverrà dopo. Solo nella scrittura possiamo diventare blasfemi, imitando Dio, nel gestire ciò che Lui è padrone assoluto. Ma non ci punisce per questo, perché la scrittura è l'unica cosa con cui possiamo permetterci di giocare a fare i creatori di tutto. Come i bambini che giocano inventandosi di tutto e sognare di essere qualcuno in quei momenti. Lo scrittore sogna e fa sognare chi legge, facendolo immergere in un sogno che a volte può diventare realtà, solo con la volontà di Dio.

«Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905). Cosa ne pensi tu in proposito? Cosa legge il lettore in uno scritto? Quello che ha nella testa “chi lo ha scritto” oppure quello che gli appartiene e che altrimenti non vedrebbe?

Concordo perfettamente con Proust. Quanti di noi ci siamo trovati a riconoscersi nel protagonista della trama di un film o di un romanzo, e condividere i suoi stessi pensieri e modi di agire, vivere, comportarsi ed etica morale? Oppure è vero sì, che ciò che l'autore ha scritto, trova riscontro favorevole, che si tratti appunto di un progetto, descrizione di un luogo, modo di agire, illustrazione di una teoria tecnica, filosofica o professionale. Certo è molto importante appunto, ciò che il lettore si trova tra le mani, ma ritornando alla domanda "se è più importante la trama o il linguaggio con cui si è scritta”, infatti ecco che la risposta viene da sola, concorde con ciò che risposi io: dipende anche a quale livello di lettori lo scrittore si rivolge. Quindi io giungo alla conclusione che il lettore di modeste qualità intellettuali potrebbe vedere ciò che non aveva mai pensato, se non avesse mai letto, ciò che lo scrittore suggerisce nella sua opera, scritto in modo comprensibile, oppure in un linguaggio altamente tecnico e rivolto ad un livello più alto. E gioca, che ho dimenticato di dire, anche l'intelligenza di saper comprendere ciò che lo scrittore, ha voluto espletare nel suo volume. Con questa domanda potrei scrivere a lungo, in quanto implica molte lunghe risposte.

«La lettura di buoni libri è una conversazione con i migliori uomini dei secoli passati che ne sono stati gli autori, anzi come una conversazione meditata, nella quale essi ci rivelano i loro pensieri migliori» (René Descartes in “Il discorso del metodo”, Leida, 1637). Tu cosa ne pensi in proposito? Cos’è oggi leggere un libro? È davvero una conversazione con chi lo ha scritto?

Ogni libro è un dialogo tra lo scrittore e il lettore. Lo scrittore racconta e il lettore ascolta. E risponde pure sicuramente tra sé e sé. La risposta è data dall'interesse attivo che dimostra il lettore, nel leggere e andare avanti spedito o lentamente. Poi è data pure dal commentare con altri se hanno letto il libro. La lettura di libri classici o meno, comunque di autori importanti del passato, è un percorso secondo me obbligato, in quanto profondamente formativo per tutti, iniziando dalle più tenere età. Il mio primo libro fu Moby Dick, capitani coraggiosi, già dalle elementari. Alle medie lessi Ernest Hemingway Il vecchio e il mare, Addio alle armi. Poi fui attratto da Paulo Coelho e lessi molti dei suoi libri. E mi formarono moltissimo nel riflettere su molte cose della vita. Leggere oggi è sempre formativo. Io personalmente spazio la mia lettura tra diversi generi. Adoro leggere autori inediti, e mi diverto moltissimo nel confrontare gli stili che mi meravigliano quanti bravissimi talenti emergenti ci sono e che stentano ad emergere, perché non tutti trovano l'editore che li sa valorizzare. Essi riescono con semplicità ad attirare l'attenzione anche su cose banali, tuttavia descritti con eleganza e classe, stili che rispecchiano la loro personalità di porsi, far diventare anche una semplice descrizione di apertura di una porta o rubinetto, come un movimento comico o drammatico e non pensi che sia una banalità, bensì fondamentale per tutta la scena successiva. Leggere oggi è importante, e la scelta dell'autore per i ragazzi è fondamentale. Se si sbaglia lettura, un ragazzo potrebbe allontanarsi dal modo migliore per la sua formazione di comunicazione e appropriazione del linguaggio vasto e ricco di moltissimi termini.

Nel gigantesco frontale del Teatro Massimo di Palermo c’è una grande scritta, voluta dall’allora potente Ministro di Grazia e Giustizia Camillo Finocchiaro Aprile del Regno di Vittorio Emanuele II di Savoia, che recita così: «L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire». Tu cosa ne pensi di questa frase? Davvero l’arte e la bellezza servono a qualcosa in questa nostra società contemporanea tecnologica e social? E se sì, a cosa serve oggi l’arte secondo te, e l’arte dello scrivere in particolare?

L'arte è la migliore palestra divertente per la mente di chiunque per mantenerla elastica e viva. L'arte è ovunque in ogni cosa che si crea. L'arte è la vita dell'intera umanità e va divulgata gratis e sostenuta insieme all'autore artista e la proporrei come patrimonio culturale dell'UNESCO. È un bene fondamentale che è innato nell'uomo e pure negli animali. Non dimentichiamo cosa sono capaci di fare gli animali e l'uomo con loro prodotti. Il disegno, la manifattura, la musica, la cucina, i drink, la fotografia, la recitazione e via all'infinito nell’elencare quante discipline contiene. L'arte in sé è infinita nelle sue discipline perché si creano su altre creatività. È una disciplina che non conosce confini. La scrittura poi è la comunicazione per eccellenza della nostra anima. Tramite la scrittura e il linguaggio umano utilizzato, spesso universale, lega da secoli l'intera umanità e chissà pure un domani anche altre umanità aliene. L'arte è un collante universale più forte che sia mai esistito. L'arte è innata nell'uomo già come primo mezzo di comunicazione, così come nei bambini già con la sabbia, oppure con le cose semplici trovate a casa.

Quando parliamo di bellezza, siamo così sicuri che quello che noi intendiamo per bellezza sia lo stesso, per esempio, per i Millennial, per gli adolescenti nati nel Ventunesimo secolo? E se questi canoni non sono uguali tra loro, quando parliamo di bellezza che salverà il mondo, a quale bellezza ci riferiamo?

Questa è la domanda del secolo. Io rispondo con un semplice detto: non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace. Quindi si parte da una prospettiva soggettiva come per tutte le cose. C'è anche l'educazione che entra di soppiatto e cioè non si dovrebbe mai dire, questo non è bello o buono, ma a me non piace. Punto. L'educazione oggi è in coma, perché i genitori di oggi sono i ragazzi di ieri e i genitori, i ragazzi ancora prima. Qui viene la dolente nota. Man mano che si è andati avanti, l'educazione si è persa strada facendo. L'educazione c'entra in tutto e sarebbe educare a fare qualcosa, a vedere qualcosa nel modo giusto. Educare non vuol dire plagiare la personalità, bensì ad essere coerenti. Educare istruire formare, oggi questo non è più permesso a nessuno ma tutti vogliono dire la loro senza neanche sapere di cosa si tratta. Oggi è solo apparire. I social hanno sepolto l'istruzione, la formazione dal sapere prescindere da una cosa realmente bella e che vale la pena elogiare da altra, che deve essere elogiata per forza. I millennial sono il frutto del frutto dei sessantottini, degli ignoranti per eccellenza, a cui tutto era dovuto. Oggi sono pochi quelli che capiscono di opere d'arte veramente, di saper classificare un buon libro, da un libro commerciale creato per il Premio Strega solo per interessi editoriali e non per il valore del libro in sé e dello spessore dell'autore. Oggi tutto è inflazionato e pure la bellezza è rimasta vittima del business di ogni genere. Quindi parlare di bellezza oggi è bene parlarne con chi ha avuto il buon senso di essersi lasciato formare, istruire ed educare all'arte, da chi ancora ha tanto da trasmettere. Chi si sentirà colpito nell'orgoglio, dalla mia intervista, significa che è uno che non capisce niente della bellezza, nel suo termine letterario, quindi ignorante. Che poi non è un insulto, bensì la verità di chi ignora, di ciò che si parla. Pure io sono ignorante in tante altre cose e non mi offendo se mi danno dell'ignorante, perché non presumo, cioè non sono presuntuoso in cui non sono preparato.

Chi sono i tuoi modelli, i tuoi autori preferiti, gli scrittori che hai amato leggere e che leggi ancora oggi?

I miei modelli per poesia, sono Neruda e Leopardi. Neruda frizzante, passionale e romantico. Leopardi malinconico e un pochino romantico e della sua era, mi piace molto il suo stile come linguaggio. Come autori di romanzi, in primis Giorgio Faletti, grandissimo. Da quando lessi il suo primo giallo, rimasi affascinato dal suo stile fresco e nello stesso tempo scorrevole e mai scontato. Devo dire che ho imparato molto da lui pian piano. Poi Dan Brown solo per tre volumi suoi e altri autori meno famosi, ma non per questo meno bravi e di spessore tipo Patricia Crowell americana maestra nei gialli stile americani, smussata nelle americanate, tuttavia scorrevole e intrigante nelle sue indagini.

Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri e tre autori da leggere questa estate dicendoci il motivo del tuo consiglio.

Io personalmente tornerei sui classici tipo Ernest Hemingway di cui devo leggere altri suoi libri, devo cercare due libri di Giorgio Faletti che li ho persi, perché impegnato a scrivere con l'intento di comprarli e poi non lo feci più. Chi non ha letto Faletti lo consiglio vivamente. Attualmente sto leggendo un libro formativo molto interessante e intrigante nelle sue istruzioni etimologiche delle parole, dalla radice del greco, come reale significato e il senso reale della parola, il cui titolo è "La fonte delle parole". Per chi scrive come me, lo consiglio sinceramente ed è sempre di valido aiuto sapere la radice delle parole prima di usarle a vanvera.

E tre film da vedere assolutamente? Perché proprio questi?

Esordisco questa risposta col dire che odio i cinepanettoni. Io adoro i film action e di fantascienza tipo Guerre stellari. I bei film commedia con dentro sempre dei messaggi sociali e psicologici che fanno riflettere. Ho apprezzato molto pure i film di Harry Potter, per gli effetti speciali audio e visivi. Per il resto adoro i classici di Alberto Sordi, il mitico Francesco Nuti del quale purtroppo non vedremo più i suoi nuovi lavori per la sua condizione di salute. Altri film la cui regia è curata da Leonardo Pieraccioni, Carlo Verdone, Roberto Benigni. Dei film stranieri adoro pure i musical quali Saturday Night Fever e Grease, oppure profondi come Forrest Gump, Dead Poets Society-L’attimo fuggente, e tantissimi splendidi film stranieri uguali. Dei film nuovi non saprei dire, ultimamente non ho avuto modo di vedere quali potrei vedere, forse non sono rimasto convinto degli ultimi e così non ricordo nemmeno i titoli. Sinceramente sono anni che non vado più al cinema né ho seguito le ultime rassegna stampa della locandina.

Quali sono i tuoi prossimi progetti e i tuoi prossimi appuntamenti che vuoi condividere con i nostri lettori?

I progetti per scaramanzia non li rivelo quasi quasi nemmeno a me stesso (sorride). Tuttavia posso anticipare perché già in imminente pubblicazione, bloccata. Sempre per scaramanzia non intendo dare date e scadenze. Posso tuttavia anticiparvi che è già in visione presso una nuova casa editrice di Napoli, il nuovo romanzo thriller, con la spettacolare copertina curata questa volta dall'amico Fabio di Biagio. Vi annuncio solo il titolo: “Moventi incrociati". Anche qui troverete sfondi sociali quali omosessualità non riconosciuta in famiglia e droga e alcol tra i ragazzi del jet set, attività sconosciuti totalmente dalle famiglie. È un giallo mozzafiato, pieno di colpi di scena come tutti i miei romanzi, e con sfondi sociali.

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire ai nostri lettori?

Concludo ringraziando te per la tua squisita disponibilità e gentilezza. Non amo ostentare le mie virtù, però vi dico che Rivoluzione Silente l'ho scritto per essere letto da quasi tutti gli italiani. Non scrivo mai per me, bensì per parlare a quante più persone, di svariate problematiche sociali, delle quali tutti ci lamentiamo e indigniamo, poi pochissimi ci attiviamo per migliorare le condizioni sociali. È un romanzo pieno delle stesse considerazioni di tutti noi italiani, stanchi della nostra classe politica e propositivo di buone speranze che il popolo italiano si riprenda la dignità perduta.

 

Antonio de Lieto Vollaro

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Link del libro:

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Andrea Giostra

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