domenica 26 luglio 2020

Proscenio, il "sarto per testi" David Conati a Fattitaliani: ridere di sé stessi ci salverà. L'intervista

Ospite odierno della rubrica Proscenio è David Conati, autore dello spettacolo PASSO A DUE PAS DE DEUX (ovvero: l'amore ha cinque fasi ma molte coppie si fermano alla terza) che debutta in prima nazionale assoluta al TeatroMarconi di Roma il 29 luglio, Sul palco Nathalie Caldonazzo e Francesco Branchetti con Isabella Giannone, Mariachiara Grasso e Stefano Rufini. La regia è curata da Francesco Branchetti, le musiche sono di Pino Cangialosi. L'intervista di Fattitaliani a David Conati.

In che cosa "Passo a due" si contraddistingue rispetto ad altri suoi testi?
Per la presenza della parte coreutica sicuramente.
Quale linea di continuità, invece, porta avanti?
Da sempre il gioco delle riscritture è un esperimento letterario che mi affascina da quando un mio vecchio insegnante mi disse che “l’imitazione non è una limitazione”. Pertanto da quando ho cominciato a scrivere, anche per lavoro, mi sono divertito a giocare a imitare stili di scrittura, sia nella narrativa che nella drammaturgia. Così, grazie anche alle sollecitazioni di Francesco Branchetti, in questo testo mi sono divertito a imitare lo stile di grandi drammaturghi del passato inserendo nel contrappunto narrativo delle scene che mostrano l’evoluzione del rapporto a due nel corso delle epoche. E poi non manca l’aspetto ironico che contraddistingue il mio stile di scrittura, perché alla fine, ridere di sé stessi e sorridere anche delle cose serie, ci salverà (e salverà i rapporti).
Com'è avvenuto il suo primo approccio al teatro? Racconti...
Beh, la prima volta che sono salito sul palcoscenico è stato in terza elementare per un saggio di fine anno. Dopo il terrore iniziale, il silenzio magnetico, le luci, il fatto di non riuscire ad aprire bocca per un tempo che mi è sembrato interminabile e poi finalmente essere riuscito a dire la mia unica, fondamentale e importantissima battuta “Angurie! Angurie fresche!” e nel farlo vedere tutti quegli occhi (non li vedevo ma si intuivano nel buio della sala) incollati su di noi, beh ne sono rimasto talmente stregato che non sono più voluto scendere (in alternativa, visto che l’avevo detto così bene, avrei potuto fare il fruttivendolo).
Quando scrive un testo nuovo può capitare che i volti dei personaggi prendano man mano la fisionomia di attrici e attori precisi?
A me piace molto scrivere “su commissione” e nella maggior parte dei casi durante il confronto con il regista capita che già dalle prime pagine si comincia a ipotizzare i nomi dei vari interpreti, capita anche con le traduzioni, così cerchi di calibrare la scrittura sugli interpreti, ma se il testo gira bene lo capisci solo quando si comincia a provarlo. Insomma giocando per similitudini mi definirei una specie di “sarto per testi” (scrivo, taglio, cucio)… 
È successo anche che un incontro casuale ha messo in moto l'ispirazione e la scrittura?
Molto spesso. Qualche anno fa mi è capitato di parlare con un consulente assicurativo che iniziava ogni frase con “Perciò” e lo inseriva un sacco di volte come intercalare, e così quando sono tornato in studio ho integrato tutte le battute del personaggio del capoufficio in un testo che stavo scrivendo con un sacco di “Perciò” (La teoria dei pinguini).
In un altro testo (Vicini di casa) inevitabilmente la mia vicina di casa rompiscatole è finita a far parte dei personaggi della vicenda. 
D’altra parte, come sosteneva Pirandello “La vita prima la si vive e dopo la si scrive”, pertanto, girando per la Penisola e incontrando ogni anno migliaia di persone, capita che ci siano delle persone o situazioni che inevitabilmente poi scatenano delle idee… 
Per un autore teatrale qual è il più grande timore quando la regia è firmata da un'altra persona?
Io ovviamente non posso parlare per gli altri. Personalmente mi ritengo abbastanza flessibile per cui direi che sapere in partenza chi firma la regia è una cosa che mi tranquillizza. Potersi confrontare con il regista durante la fase di scrittura mi permette di “ritarare” il testo finché soddisfa entrambi.
Quando si porta in scena un proprio testo, ci si accorge di alcune sfumature "sfuggite" durante la scrittura?
Sempre. Dalla scrittura all’azione c’è sempre un abisso. Ogni volta entrano in gioco delle dinamiche, delle variabili anche imprevedibili per cui capita che una frase, un concetto scritto in un modo in lettura funziona, nella propria testa funziona e in azione no. 
Quanto è d'accordo con la seguente citazione e perché? "Mi piace il teatro, bella copia della vita" di Franca Valeri.
Beh, è quello che sosteneva anche Carlo Goldoni e persino Scarpetta, De Filippo e Pirandello ribadivano questo concetto. Lo stesso Shakespeare se ne serviva anche all’interno dei propri drammi per mettere in crisi i protagonisti attraverso una rappresentazione di un delitto che avevano commesso… Ma alla fine, che non sia la vita stessa che è una bella copia del teatro? 
Lei come spiegherebbe il Teatro per convincere chi non ha mai visto uno spettacolo?
Se io chiedessi a un Ultrà se è più bello, coinvolgente, emozionante, totalizzante assistere a una partita di calcio allo stadio o in televisione, penso che la maggior parte non avrebbe alcun dubbio nel rispondere: allo stadio. È un po’ come farsi portare a casa la cena o andare a mangiare in un locale. La stessa differenza che esplorare dal vivo una città esotica o viverla attraverso uno smartphone. Quando ci si immerge in uno spettacolo teatrale (ma da musicista potrei dire anche un concerto dal vivo) vengono stimolati tutti e cinque i sensi: vista, udito, olfatto, tatto e persino gusto. Essere avvolti nel buio della sala e trasportati in un’altra dimensione, senza nulla che ti possa distrarre, è come un amplesso… 
Possibile descrivere le emozioni di una prima?
Beh, dal punto di vista di chi è in scena: ansia, terrore, panico, dubbio, sospensione finché non percepisci che li hai “presi” tutti e ti seguiranno fino alla fine…
L'ultimo spettacolo visto a teatro? 
La Bibbia riveduta e scorretta degli Oblivion.
Degli attori del passato chi vorrebbe come protagonisti ideali di un suo spettacolo?
Urka che domandona… Sinceramente non ci ho mai pensato, però non saprei… Sicuramente qualcuno con una buona dose di ironia… Sia interpreti maschili che femminili…  
Il miglior testo teatrale in assoluto qual è per lei?
Anche questa è una domandona. Ci sono molte commedie strepitose ed esilaranti e drammi altrettanto emozionanti e commoventi. Uno “in assoluto” faccio fatica a catalogarlo. Forse è più facile individuarne uno per autore, ma nemmeno questo sarebbe esaustivo per rispondere alla domanda. In ogni caso sarebbe comunque una valutazione soggettiva, perché ciascuno avrebbe da ridire… Uno di quelli che mi sono sempre piaciuti per come è strutturato il testo, il ritmo e l’ironia, e la scrittura, pur essendo un dramma, è Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand (ma dire che sia il migliore in assoluto penso che sia comunque uno sproposito), Rumori fuori scena di Frayn fa leva sul cambio di prospettiva e di punto di vista su meccanismi che i teatranti conoscono bene e per questo lo considero uno tra i più esilaranti… Il fatto che non ce ne sia uno “in assoluto” direi che è rassicurante perché altrimenti tutti metterebbero in scena solo quello 😉. Comunque, se posso aggiungere una cosa, a teatro ho visto dei testi importanti essere massacrati da regie discutibili e viceversa, ho visto dei testi di non grande spessore, acquistarne moltissimo in allestimenti originali e geniali, quindi parlando di teatro, limitarsi a considerare solo il testo non basta…
La migliore critica che vorrebbe ricevere?
Obiettivamente un testo da solo non è che un testo, lo spettacolo è un insieme di fattori che vanno al di là della scrittura, c’è la regia, ci sono gli interpreti, c’è l’allestimento tecnico, le luci, le musiche, ci sono le coreografie, c’è il pubblico… direi che la cosa migliore, dopo la descrizione dell’insieme sia “Noi ci siamo divertiti, ci siamo riconosciuti e identificati nelle diverse situazioni è uno spettacolo vero e qualsiasi cosa aggiungessimo sarebbe superflua, dovete assolutamente andarlo a vedere”.
La peggiore critica che non vorrebbe mai ricevere?
Se è la peggiore preferisco non scriverla per non offrire spunti a nessuno…
Dopo la visione dello spettacolo, che Le piacerebbe che il pubblico portasse con sé a casa?
Sicuramente che cominciasse a ripensare alla propria relazione, alla propria storia e, tenendo conto dei suggerimenti e dei riferimenti che abbiamo inserito, che provasse a fare un bilancio del proprio “passo a due” riconoscendo la fase che si sta attraversando o, se semplicemente che se si sta vivendo una fase perfetta e idilliaca, essere consapevoli che poi ne seguirà un’altra che non sarà comunque l’ultima…
C'è un passaggio, una scena che potrebbe sintetizzare in sé il significato e la storia di "Passo a due"?
Direi di no. È uno spettacolo da vedere “in toto”. Giovanni Zambito.
Foto di Valerio Faccii
LO SPETTACOLO
L'amore, secondo alcuni è un groviglio complesso di sentimenti e situazioni che ci fanno perdere la testa, secondo altri si tratta di una serie di reazioni chimiche determinate dai ferormoni che alla fine portano comunque allo stesso risultato.
In letteratura eminenti psicologi, che hanno il vizio di dover "fasificare" e analizzare tutto, si sono scomodati per incasellare, catalogare, dare una struttura più o meno logica per comprendere questo sentimento che nel bene o nel male, volenti o nolenti, ci tocca, ci sfiora, ci coinvolge tutti.
Chi perché, come Diogene, lo cerca per tutta la vita senza trovarlo, chi perché fa di tutto per sfuggirgli, chi perché non può vivere senza e chi perché vorrebbe non averlo mai incontrato, chi perché lo venera, chi perché, come nelle fiabe, sogna il suo amore ideale con tanto di “e vissero per sempre felici e contenti”.
Coloro che si sono presi la briga di analizzare "La costruzione di un amore" osservandola nelle sue diverse sfumature, evoluzioni e involuzioni, hanno stabilito che questo percorso ha cinque fasi.
Fasi ben identificabili per una serie di comportamenti e di stati d'animo che le caratterizzano in modo inequivocabile: Infatuazione, Innamoramento, Disillusione, Consapevolezza, Complicità.
Per esporre meglio il concetto in questo percorso teatrale alla scoperta delle fasi dell’amore, una serie di quadri le ripercorrono tutte, partendo dal Simposio di Platone passando per Amore e Psiche, arrivando fino ai giorni nostri. Il viaggio tra le schermaglie amorose di epoche e stili teatrali diversi ci permette di osservare e immedesimarci nell'evoluzione del gioco delle relazioni nel quale le diverse coppie sono coinvolte loro malgrado.
Alla fine di questo percorso forse saremo in grado di capirne un po’ di più e potremo ripetere comunque gli stessi errori ma stavolta in modo più consapevole.
Le musiche di Pino Cangialosi, le luci e gli interventi di Mariachiara Grasso e Stefano Rufini creeranno incantate atmosfere e daranno un apporto fondamentale a questo viaggio nel mondo dei rapporti tra uomini e donne.

TEATRO MARCONI

Viale Guglielmo Marconi 698 E www.teatromarconi.it

MERCOLEDÌ 29 LUGLIO 2020 ORE 21:30 

Parcheggio Interno

INFO E PRENOTAZIONI Tel. 06 5943554 info@teatromarconi.it

Prezzo biglietti: Intero € 16,00 - Ridotto € 13,00 

(I prezzi dei biglietti sono comprensivi di prevendita)