venerdì 17 luglio 2020

LO SCRITTORE DAVIDE BUZZI E IL SUO ULTIMO ROMANZO NATO DA UN PERIODO DI FORTE BUIO INTERIORE


di Francesca GhezzaniClasse 1968, nato ad Acquarossa (Svizzera), con l’arte nel Dna tanto da vederlo nelle vesti di cantautore, autore, fotografo di formazione e anche attivo nel campo del giornalismo.

Davide Buzzi inizia la tua carriera artistica nel 1982, nel 1993 pubblica il suo primo cd e nel 2013 approda al mondo letterario con il libro di racconti dal titolo "Il mio nome è Leponte… Johnny Leponte". Negli anni ottiene dei riconoscimenti importanti a livello internazionale per il suo lavoro cantautorale e nel 2020 è uscito sul mercato editoriale con “MEMORIALE DI UN ANOMALO OMICIDA SERIALE” edito da 96, Rue de-La-Fontaine Edizioni, Follonica
Davide, come fai a conciliare tutte queste attività artistiche?
In verità ogni attività richiede i suoi tempi. Cerco sempre di ritagliare gli spazi giusti per ogni mio progetto, senza che uno possa arrivare a prevalere sugli altri. Non è difficile, basta un po’ di coordinazione. E poi alla fine è la passione di raccontare delle storie a permettermi di fare tutte le cose che faccio. Non conta la forma utilizzata per raccontare, conta la voglia di condividere le emozioni.
Parliamo subito del tuo nuovo romanzo “Antonio Scalonesi: MEMORIALE DI UN ANOMALO OMICIDA SERIALE”. È un titolo particolare, cosa ci preannuncia?
Si tratta di un thriller autobiografico molto particolare, scritto tutto in prima persona e che si rifà al genere spoof. La storia inizia praticamente dalla fine, quando l’11 novembre 2011 Antonio Scalonesi, un uomo assolutamente normale, imprenditore immobiliare e ex sportivo d’elite benvoluto e rispettato da tutti, entra nel palazzo della Procura della Repubblica e del Cantone Ticino di Lugano e chiede di incontrare l’allora Procuratore pubblico Giuseppe Cortesi, al quale confessa di essere un serial killer. Improvvisamente Cortesi si ritrova davanti a un racconto dai risvolti terribili e inimmaginabili, una lunga serie di delitti che a partire dal 2004 e fino al 2010 si dipana fra Svizzera, Italia e Francia. Ma non è tutto, perché nello svolgersi della confessione ad un certo punto la storia sembra ribaltarsi fino a rivelare un risvolto inaspettato che proietta Scalonesi all’interno di uno spietato intrigo internazionale. Antonio Scalonesi è davvero chi dice di essere oppure è un abile millantatore che riesce a destreggiarsi abilmente fra menzogna e verità? 
Com’è nata l’idea di questo libro?
È un’idea che nasce da lontano, a quando ancora svolgevo la professione di Guardia di Confine Svizzera (corpo di polizia paragonabile alla Guardia di Finanza) e che si è sviluppata in due periodi difficili della mia vita: quando mi sono trovato a dover affrontare un divorzio e quando, improvvisamente, una malattia ha stravolto la mia esistenza. Momenti in cui avevo tanta negatività addosso che dovevo in qualche modo sfogare. L’ho fatto mettendomi a scrivere e riversando sulla carta quel lato oscuro che esiste in ognuno di noi che in alcuni frangenti può venire a galla portandoci magari a compiere anche atti inconsulti.  È così che è nato, almeno a livello embrionale, il personaggio di Antonio Scalonesi. Che ho poi tirato fuori dopo un incontro con Giovanni Martinez, ex avvocato di Bernardo Provenzano, al quale ho raccontato di questo mio tentativo di combattere il buio interiore che mi stava divorando l’anima. Lui ha letto ciò che avevo scritto e mi ha detto “qui deve uscirne un libro”. E così, anche grazie anche al suo aiuto, è stato. 
Che cosa conservi di questo personaggio dopo aver scritto un libro su di lui?
Certamente il suo forte egocentrismo, che lo porta a elevarsi a Dio terreno, e la sua quasi mancanza di empatia verso il prossimo. Quasi, dico, in quanto Antonio Scalonesi, per quanto spietato dimostra anche una sua moralità che, seppure assai particolare, contribuisce a renderlo più umano di quanto si possa immaginare. Per esempio, all’interno del racconto si riuscirà a intravedere la sua avversione nei confronti delle persone che si macchiano di pedofilia e la sua fatica nel pensare di dover uccidere delle persone di sesso femminile. Alla fine si troverà costretto anche ad agire contro alcune donne, e pure in modo assai cruento, ma si comprende bene quanto in realtà vivesse questi fatti come spiacevoli ed inevitabili effetti collaterali, che nulla avevano a che fare con la sua vera natura di serial killer. 
Ho quasi paura a chiedertelo, ma nella storia troviamo qualcosa di autobiografico?
Sì, il fatto che Antonio Scalonesi è astemio come il sottoscritto.
No, per via che io non sono mai stato uno sportivo semiprofessionista e non ho mai venduto case.
No, perché io sono una persona estremamente pacifica.
Sì, perché in ognuno di noi ospita un lato oscuro con il quale ogni giorno deve confrontarsi! 
Cosa puoi dirci dei luoghi in cui hai ambientato le vicende?
I fatti raccontati si svolgono in buona parte nel Cantone Ticino e in Italia. In Ticino ci sono nato e lo conosco bene, l’Italia la amo profondamente. Naturalmente ho cercato di mescolare un po’ le acque e i nomi di alcuni luoghi sono stati cambiati, mentre altri no. I fatti sono reali com’è reale la vita tragica di un serial killer. Anzi, a pensarci bene, per quanto tragici gli omicidi di Antonio Scalonesi, nella realtà quotidiana esiste un peggio ben peggiore a quello da me raccontato in questo memoriale. 
Infine, ci sveli qualche aneddoto del backstage che ha dato vita al bellissimo booktrailer?
L’ambientazione è quella invernale di un passo alpino, a 1920 metri di altezza. Tutto accade il 29 febbraio del 2008 durante una tormenta di neve, quando Antonio Scalonesi giunge in cima a questo passo con una Mercedes wagon, che non è sua ma appartiene a tale Nicolas Sagnier, un ispettore capo della Civipol, una multinazionale specializzata nella sicurezza di cose e persone e all’epoca sottoposta al Ministero dell’Interno francese. Il trailer trasmette immediatamente la tensione che pervade per la maggior parte del romanzo vero e proprio, mettendo subito in luce il cinismo del protagonista. Il filmato lo abbiamo girato in cima al Passo del Lucomagno, in mezzo a una tormenta di neve e a oltre 10 gradi sotto zero, con l’ausilio di un drone e di diverse camere che riprendono la scena da diversi punti di vista. Un plauso va certamente a tutta la squadra della Minds Production, al regista Elia Andrioletti e agli attori, i quali hanno saputo interpretare alla perfezione il mio racconto e a realizzare il video esattamente come lo avevo immaginato, malgrado le condizioni davvero proibitive nelle quali ci siamo ritrovati a lavorare.
Del trailer esistono due versioni diverse, un flash di 40 secondi, diretto e essenziale, e un vero e proprio cortometraggio della durata di 5 minuti, con la voce narrante di Antonio Scalonesi tratta dalla registrazione di una delle sue confessioni e con in sottofondo la canzone originale D.D.D., il brano che ho scritto con la collaborazione di Alex Cambise, interpretato dal cantautore svizzero-italiano Luca Buletti, pensandolo proprio come la colonna sonora del romanzo.
Si tratta di una canzone in stile spiccatamente West Coast, che richiama al calore e alla solitudine del deserto del Mojave. Nel booktrailer si contrappone prepotentemente all’ambientazione invernale e alpina, creando nello spettatore un evidente senso di disconnessione, contribuendo così ad aumentarne la tensione.