lunedì 20 aprile 2020

Maria Elena Di Terlizzi, La narrazione di una sposa senza tempo


Maria Elena Di Terlizzi, la Puglia, il mare, il Mediterraneo, tutto contribuisce alla contaminazione dall’ambiente che la circonda, un tutto che è sicuramente l’ispirazione che la stilista ha sempre avuto, una sorta di sensuale sirena che partendo  dal mare  ritorna al mare…
è come se volesse perdersi tra le onde, dove il  mare della Puglia bacia il cielo, tra gli stridi rauchi dei gabbiani, il lento dondolio delle onde del mare, inesorabile ed eterno, cercando materia e sogni, trovando colori e alghe, incontrando sirene e fantasia, la stilista  usa la sua creatività per vivere in un sogno dove il mare è il suo elemento, da cui prende ispirazioni fino a vivere  il suo  romanzo d’amore con la natura,  l’elemento che diventa la sua ispirazione, che diventa arte superando il concetto di opera fatta manualmente, il suo prezioso “fatto a mano” per lo scenario ideale per opere che dalla natura, e in questo caso dal mare, traggono ispirazione e al mare ritornano, per evocazione e suggestioni,  ma anche il suo mare,  il Mediterraneo, crocevia di culture e lingue diverse.
Come creatrice di moda la stilista inscena la narrazione della bellezza attraverso le stoffe che arrivano dai fasti del passato, drappi rubati alle madonne rinascimentali, sete nobili ed eleganti che aprono uno sguardo metafisico che guarda alla modernità e come tale ha nel suo DNA il sentire creativo della sua terra, ma anche contaminazioni dal Surrealismo, Metafisica, Rinascimento, De Chirico e Piero della Francesca, il suo è un rivoluzionamento dell’abito da sposa, studiato, concepito e preparato come un opera pittorica.
Una attenzione particolare è rivolta ai materiali (taffetas, crêpe de chine, pizzo, organza, raso, tulle, seta) al tipo di lavorazione (merletti e ricami, nastri, impunture eseguite a mano). Ogni abito ha la sua storia, le sue particolarità, il suo stile, le sue emozioni, date e ricevute,  come flash di petali di una calla per incorniciare il viso, il capo di moda diventa oggetto di design.
La sua sposa è come una pagina bianca dove la stilista gioca con la luce, esaltandola, con i chiaroscuri, con le pieghe, ne esprime le forme. La sposa di Maria Elena Di Terlizzi ritrova l’anima che abita dentro le sue creazioni e contemplando le “sue spose” viene in mente un capolavoro unico come “La camera degli sposi” del Mantegna.
Maria Elena Di Terlizzi  Fashion  Bridal   Luxury  Couture  Designer “Direi che buona parte del mio iter creativo si spiega alla luce del mio background e della mia formazione. Natura e tessuto abitano le mie creazioni, diventando protagoniste ambedue, per me la moda è poesia, intuito, fantasia, ma è anche metodo e atteggiamento progettuale che si fonda sulla concezione dell’abito come risultato di un intervento programmato e consapevole sulle forme. Per le mie collezioni mi sono ispirata al mondo fiabesco che ciascuna donna sogna, e di cui spesso fa inconsapevolmente parte. Ho scelto il bianco come colore predominante perché fin dalla notte dei tempi ha sempre rappresentato l’essenza della femminilità, arma di seduzione incosciente, ma anche le sue molteplici sfumature di tonalità che nascono dalle pieghe, dai drappeggi, dai tagli, e che  sono pronte a svelarci la personalità di noi donne, femminili e coraggiose allo stesso tempo”.
Così Maria Elena “racconta” la sua sposa, unica e candida, un insieme, quindi, di valori, tradizioni e processi che ben esprimono l’identità di uno stile e di un brand italiano, che contribuiscono a rendere l’Italia un eccellenza mondiale.
“Come dico sempre, ciò che ci rende diversi e riconoscibili, è il Made in Italy, concepito non come un connotato geografico, ma identitario. Pur cercando di adeguarmi ai tempi che corrono, rimango una fan del disegno tradizionale e dei bozzetti fatti a mano che non perdono mai il loro autentico fascino e ci ricordano l’importanza della nostra storia artigianale”.
Studio&Design di Maria Elena Di Terlizzi
P.zza don A. Bello, 6 - 70037 Ruvo di Puglia, BA Italy -  +39 3406087728
testo: Cristina Vannuzzi