mercoledì 8 aprile 2020

Libri, Gianluca Stival parla di "Scriverò di te": dentro c’è tutta la storia di mio nonno. L'intervista

di Francesca Ghezzani"Scriverò di te" è un'opera composta da decine di racconti di varia lunghezza che vedono come protagonista principale Mario, il nonno paterno di Gianluca Stival, l'autore: ognuna di queste testimonianze narra un episodio della sua vita, partendo dagli aneddoti di bambino che ha vissuto la seconda guerra mondiale fino ai giorni nostri in cui appaiono anche delle riflessioni su argomenti di attualità. L'intervista.

In tempi non sospetti, quando ancora tutto proseguiva nella normalità, è uscito il tuo nuovo libro dal titolo “Scriverò di te”. Vuoi parlarcene?
“Scriverò di te” nacque quasi due anni fa durante un pranzo in cui un amico di mio nonno paterno chiese: “Mario, perché non raccogli le avventure più belle della tua vita in un libro?”. Quello fu il momento in cui tutto iniziò e mio nonno mi chiese se avessi voglia di cimentarmi in questo esperimento: iniziai a registrarlo, raccolsi i suoi appunti scritti a mano e mi misi a trovare foto dei suoi viaggi e di quando era giovane. Dopo alcuni mesi di registrazioni, iniziai a trascrivere i suoi appunti e a “sbobinare” le ore in cui mi raccontava del suo lavoro, degli indimenticabili amori in gioventù e del grande amore per la vita. Lì dentro c’è tutta la storia di un uomo che ha sempre lavorato tanto e non si è mai tirato indietro quando si trattava di aiutare il prossimo. 
Gianluca, come sta vivendo un giovane della tua età questo momento così particolare dettato dalla pandemia?
Personalmente all’inizio di tutto mi sentivo a terra, speravo con tutto me stesso che ognuno di noi iniziasse sin da subito a rispettare le regole e che si preoccupasse per la propria salute e per quella degli altri. Io ho reagito abbastanza male, lo ammetto. Allo stesso tempo, però, il desiderio di tornare a stare bene mi ha dato la spinta per crearmi tanti piccoli appoggi per non pensare: ho continuato a scrivere, ad ascoltare musica, ho visto alcuni film e letto libri che avevo tralasciato da parecchio tempo. Purtroppo gli strascichi del dolore che ci viene proiettato in tv e sui giornali se li porta dentro ognuno di noi, ma dobbiamo cercare di proiettarci in una dimensione positiva, è fondamentale per la nostra lucidità mentale. 
Questo momento è per te uno stimolo alla riflessione e alla scrittura o conduce a troppa confusione mentale per mettere nero su bianco i pensieri che affollano la testa?
Per me questo periodo è fonte di ispirazione, anche se alcune volte è utile ripulire la mente da tutte le informazioni da cui siamo bombardati, perché è vero che la creatività si manifesta con una forte passione per qualcosa, ma bisogna saper scindere ciò che è sano per noi e ciò che inquina i pensieri (come le fake news o l’allarmismo). 
Che scenario futuro intravedi per l’editoria e, visto il tuo impegno universitario, per l’istruzione e l’occupazione giovanile?
Questo è un momento delicato su ognuno di questi fronti, soprattutto per l’editoria e l’occupazione. Le case editrici hanno cambiato il loro piano editoriale e i posti di lavoro tendono a scendere drasticamente (soprattutto per il settore artistico-culturale) spostandosi verso un ambiente smart. Rialzarsi non sarà affatto facile, questo lo sappiamo tutti, ma potrebbe essere meno faticoso semplificando e moderando la burocrazia.
Tra i tanti racconti di tuo nonno emergono testimonianze preziose, aneddoti di bambino che ha vissuto la seconda guerra mondiale, riflessioni su argomenti di attualità. Forse ora occorrerebbe aggiungere qualche pagina al tuo libro… come raccontereste insieme questo drammatico periodo?
Sicuramente le nuove pagine riguarderebbero il cambiamento di noi stessi: il lato negativo di questo momento storico è che sembra condurci verso una nuova forma di isolamento dagli altri. Con tutte le immagini forti che ci arrivavano dalla Cina e che arrivano ora dai nostri ospedali, è sempre più robusta l’intenzione di chiudere ulteriormente i propri spazi di “azione”, sia per la paura di contagio, che per la comodità di fare “tutto online”, che rischia di trasformarsi in una vera propria asocialità collettiva. Non a caso, qualcuno parla di effetto dis-umano, non post-umano. 
Infine, abbiamo ricevuto alcuni giorni fa la benedizione speciale del Papa Urbi et Orbi… tra le considerazioni sulla società odierna presenti nel tuo libro “Scriverò di te” parli dell’allontanamento dei giovani dalla Chiesa. Credi che sia ancora così dopo i fatti degli ultimi tempi?
L’allontanamento dalla Chiesa è un argomento molto critico e sicuramente gli eventi di questi giorni hanno svegliato qualcosa in ognuno di noi. Parlando anche con alcuni miei coetanei, ciò che è emerso è che non è facile, per una generazione come la nostra, sentirsi coinvolti dai messaggi della Chiesa. Ci si imbatte spesso tra la morale cattolica e quella politica quando vengono affrontati temi come l’interruzione di gravidanza, l’eutanasia o l’omosessualità e il ruolo della Chiesa è molto difficile perché deve mostrarci la vita in modo semplice, distaccato e senza pregiudizi ideologici.