lunedì 27 aprile 2020

La riscoperta di Capitan Uncino, villain emblema del senso di umanità


James Hook. Il pirata che navigò in cielo di Mario Petillo

La storia di Peter Pan nasce dalla penna di James Matthew Barrie ad inizio Novecento ma si dispiega e si declina in farie forme e rispettivi contenuti nell'arco di tutto il secolo grazie a spettacoli teatrali, coniugazioni fiabesche e traduzioni cinematografiche (persino musicali, guardando in casa nostra) che hanno fatto della storia, ma soprattutto del suo personaggio principale, un punto di riferimento per metafore, analisi, varie ed eventuali che hanno riempito decenni di discorsi nelle sedi più disparate. Altrettanto nota, ma molto meno considerata, è la figura dell'antagonista di quella storia, il celeberrimo James Hook detto “Capitan Uncino” per via dell'oggetto che sostituisce la famosa mano tagliata e data in pasto a un coccodrillo.
La figura di Uncino è nota quanto quella di Peter Pan, dicevamo. E allora perché in pochi si sono soffermati, negli anni, a riflettere sulla possibilità che dietro quella crudeltà piratesca ci fosse un essere umano degno di altrettanto interesse contenutistico? Sicuramente perché la metafora dell'eterno bambino svolazzante che abita su un'isola dispersa negli angoli remoti dell'universo si presta meglio ad esigenze di mercato positivista. Ma gli appassionati e gli studiosi di “villain” saranno d'accordo nel definire proprio Uncino come uno dei cattivoni più densi di contenuto dell'intera storia della letteratura.
Ed è proprio quello che riesce abilmente a dimostrare Mario Petillo nel suo esordio letterario James Hook. Il pirata che navigò in cielo (edito da Scatole Parlanti per la collana Mondi), a metà strada tra il romanzo fantastico e la ricerca storiografica in favore della riscoperta, sotto altre angolazioni, di un personaggio che risulta molto più umanamente rappresentativo di quanto si possa immaginare.
Petillo regala un respiro emotivo e spirituale alla trattazione della figura di Uncino per farne oggetto di analisi sia letteraria che sociale e psicologica, legittimandone di fatto anche le caratteristiche più oscure e – magari – meno condivisibili attraverso una cernita di quelle che potrebbero essere state (nella realtà storica mista alla ricostruzione di fiction: è anche questo il bello di un'operazione del genere) le esperienze traumatiche artefici di una personalità, certo, contrastabile ma comprensibile, eternamente in lotta contro la propria immagine riflessa in una devozione alla vita disintegrata dal dolore più profondo e implorante redenzione.
James Hook. Il pirata che navigò in cielo è un'opera da scoprire perché, oltre ad essere un buon testo fantasy (scorrevole e coinvolgente), è anche – per certi versi soprattutto – un trattato sul senso della perdita, sul significato più sottile e doloroso del concetto di sogni infranti, su ciò che può voler dire, per un essere umano, veder crollare le proprie certezze e tentare in eterno di costruirne di nuove.
Titolo: James Hook. Il pirata che navigò in cielo
Autore: Mario Petillo
Genere: Fantasy / Storico
Casa editrice: Scatole Parlanti
Collana: Mondi
Pagine: 200
Codice ISBN: 978-88-328-11-872

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