giovedì 16 aprile 2020

Cornio e il 1° singolo "Paranormale" l'ufficializzazione dell'inizio del percorso come solista. Fattitaliani intervista il medico-cantautore


Cornio è un medico e cantautore di Torino.
Ha aderito al bando per l’emergenza Covid per prestare servizio da volontario all’Ospedale di Chivasso, dove purtroppo ha contratto il virus e attualmente si trova in quarantena. Nonostante il periodo difficile, venerdì 10 aprile ha pubblicato il suo primo singolo "Paranormale", un pezzo che racconta la ricerca di punti di contatto nella vita di coppia e sperimenta diversi generi musicali -indie italiano, cantautorato, contemporary R&B ed elettropop - con un testo d’impatto dove la parola “paranormale” è inclusa nella texture musicale. Fattitaliani lo ha intervistato.
Com'è nato il singolo "Paranormale"?
Ero al mare con la mia ragazza e in un giorno di pioggia siamo rimasti a casa. Ho quindi iniziato a comporre il testo e mi sono reso conto che il motivetto ridondante di "Paranormale" invece che diventare il classico ritornello poteva emergere molto di più se ripetuto come sottofondo. Piano piano ho poi sperimentato mischiando vari generi e sono arrivato al risultato finale.
Il testo pone il soggetto come unico vero protagonista: l'amore, il rapporto di coppia diventa quasi il pretesto seppure sia il motivo principale del dissidio interiore.
Quali emozioni e timori hai provato alla vigilia di un debutto così importante?
Un misto di emozioni ma per lo più agitazione. Il mio timore era che non ci fosse una risposta positiva, ma così non è stato e ne sono davvero felice.
Ho faticato parecchio e sto ancora lavorando tanto per curare nel dettaglio tutti gli aspetti del mio progetto musicale.
Paranormale non rappresenta solo "un singolo", e non rappresenta nemmeno semplicemente "il primo singolo". Paranormale è l'ufficializzazione dell'inizio del mio percorso come solista.
Quanto e in che cosa ti rappresenta il brano?
Il brano parla del mio costante dissidio emotivo. Mi trovo spesso a provare un misto di emozioni contrastanti, prima fra tutte la percezione di non essere o fare abbastanza. Dall'altro lato invece si apre il discorso dell'amore, che mi spinge sempre a migliorarmi e mi dà la forza.
Hai contratto il Covid-19: ci racconti un po' come è andata? Tu sei anche medico...
In realtà è molto semplice. Lavorando in ospedale e in casa di cura si viene per forza a contatto con molti pazienti e affini. 
Proprio per questo per sicurezza mi sono trasferito in una casa da solo, lontano dalla mia famiglia e soprattutto da mia nonna.
Più tardi, ho manifestato febbre e sintomi simil-influenzali, da procedura è partito il tampone e sono risultato positivo. Non c'è un momento in cui per certo possa dire di essere stato contagiato perché ho sempre rispettato le misure di sicurezza.
Al momento sono in quarantena e in attesa dei tamponi di controllo che mi potrebbero permettere di terminare la reclusione in casa e tornare a lavorare.
La tua professione a contatto con le persone ti aiuta nell'ispirazione? Oppure i due mondi - musica e lavoro - non s'incontrano mai?
Difficile rispondere univocamente a questa domanda. Sono certo che se non facessi il medico non metterei nella musica lo stesso impegno che ci metto ora. Questa professione, fin dall'università, mi ha sempre spinto a fare di meglio e non demordere, oltre che apprezzare qualsiasi aspetto della vita, compresi i momenti di tristezza.
Hai anche ideato una bella iniziativa social: è possibile richiederti una cover da dedicare a un'altra persona: tu tagghi mittente e destinatario nel video. Che reazioni e risposte stai ricevendo?
Risposte molto positive devo dire: non mi aspettavo così tante richieste. Ma, in effetti, la gente ha bisogno di contatto, di sentirsi più vicina: questo può essere un modo per salutare un amico in modo originale, fare la corte a un/una ragazzo/a o ricordare al proprio partner quanto sia importante.
Siamo in un momento in cui si rischia di perdere di vista amicizie, magari per via di incomprensioni che non è possibile risolvere dal vivo, per non parlare di coppie di fidanzati che non si vedono ormai da più di un mese (è questo anche il mio caso, purtroppo). Il mio è solo un tentativo come molti altri di accorciare questa distanza fisica, e sono contento di portare nel mio piccolo un po' di gioia, soprattutto in questo periodo complicato...e poi mi diverto (sorride, ndr). Giovanni Zambito.