lunedì 20 aprile 2020

Caponetti a Fattitaliani: scrivere è comunicare ciò che si prova senza filtri. L'intervista

Claudio Caponetti, in arte semplicemente CAPONETTI, giovane cantautore ascolano, fa il suo ingresso nella Carosello Records e debutta nel mercato discografico con il primo singolo “GOOGLE MAPS” prodotto da Katoo. Un debutto che arriva dopo anni di esperienze, lavori in azienda abbandonati e l’incertezza tipica di chi si è appena affacciato ai trent’anni: “È una canzone che si apre lentamente e parla di disorientamento - racconta Caponetti - Quello che sembra un crollo dei punti saldi della vita diventa infine una possibilità per costruirne di nuovi. Per molti anni la mia esistenza non ha preso nessuna direzione ma da questa nebulosa confusa alla fine qualcosa è uscito fuori, non so bene cosa, ma mi piace." Fattitaliani lo ha intervistato. 

Più l'emozione o il timore alla vigilia di un così importante debutto?
C’è più emozione, ho lavorato tanto e ho scritto tante canzoni negli ultimi anni, per me la crescita musicale corrisponde anche ad una crescita personale.
Scrivere vuol dire riuscire a comunicare quello che si prova, senza tanti filtri, in modo libero e consapevole, questo è il mio fine ultimo.
C’è anche un po' di timore ma cerco di trasformarlo in nuovi stimoli creativi. 
La paura può essere una tomba ma anche un indispensabile trigger emotivo.
Come nasce "Google Maps"?
L’ho scritta in un momento confuso, avevo perso il lavoro che saltuariamente facevo e la musica non andava da nessuna parte, era un modo per dire a me stesso “hey, non ci pensare”.
Mi ricordo che stavo tornando a casa da una serata, era molto tardi, il mio amico guidava e io lo aiutavo a trovare la strada con Google Maps.
Avevo un telefono vecchio e ad ogni incrocio mi diceva “ricalcolo il percorso”, forse dovevo aggiornare più spesso l’app, non lo so, comunque guardai il mio amico e gli dissi: “sì, google ricalcola il percorso per la felicità” e qualche parolaccia.
In quel momento è nata l’idea della canzone.
Hai viaggiato molto: hai notato un approccio alla musica diverso in base ai Paesi visitati?
Credo che in ogni paese la musica venga vissuta in maniera leggermente differente.
In Scozia per esempio la musica viene presa sul serio, ci sono tanti concerti ovunque, pochissime cover band e il pubblico è attento, ti ascolta, apprezza e agevola chi scrive le proprie cose.
In Portogallo invece la musica è una festa, un momento di aggregazione, mi ricordo che alle 3 del mattino finivo di suonare nei locali del Barrio Alto di Lisbona e dopo mezz’ora mi ritrovavo a suonare di nuovo, insieme agli amici, in qualche punto panoramico della città (il miradouro più vicino di solito).
Stavamo lì fino alle 5 poi facevamo colazione e andavamo a dormire.
Era un’occasione per giocare e conoscere nuova musica, mi ricordo che io gli cantavo Morandi e loro Josè Afonso (i Portoghesi) e Caetano Veloso (i Brasiliani)
Battiato è un artista di riferimento per te. Immagino non sarai d'accordo con la scrittrice Murgia quando dice che "lui scrive minchiate"... 
Penso che la Murgia abbia detto quella frase con leggerezza, forse più per provocare, non credo ci fosse superbia.
Al di là di tutto, penso che Battiato, dietro tutte quelle frasi che sembrano quasi filastrocche, ci dica moltissimo sulla realtà, sul visibile e sull’invisibile.
Siamo fortunati ad avere un musicista così eclettico, profondo e personale, dovremmo soltanto difendere questo tipo di espressione.
Per un giovane laureato in Economia, è facile fare un cambiamento totale nelle scelte di vita e professionali?
Non lo so, io ho dovuto mollare il lavoro perché in ufficio scrivevo i testi delle canzoni e il weekend mi chiudevo in sala prova a suonare, la mia vita non mi piaceva affatto.
Sono stato quasi obbligato a cambiare strada di punto in bianco.
Lavoravo in un’azienda che offriva servizi informatici, io che mi sono laureato 6 mesi dopo in specialistica perché non sono riuscito ad uploadare correttamente la mia tesi sul sito dell’università, il colmo dei colmi.
Non ci mettevo testa in quello che facevo e ed ero sempre “altrove”, alla fine è stato un cambio naturale, e pian piano, ha portato i suoi frutti.
Come stai vivendo questo periodo di confinamento? per te risulta ispirativo o frustrante?
Le prime settimane sono state più leggere ma poco creative, ora ho invertito i poli, mi sento un po' più appesantito però ho ricominciato a scrivere tanto.
Sono una persona che ama il contatto fisico e la convivialità, mi piacciono gli abbracci, le conversazioni vis à vis e le cene con gli amici.
Questa quarantena mi ha fatto capire che non sono un misantropo.​ Giovanni Zambito.

Claudio Caponetti, o semplicemente Caponetti, nasce ad Ascoli Piceno nel 1989. Inizia a suonare la chitarra all’età di 10 anni, a 17 continua i suoi studi a Fiesole (FI) presso l'accademia musicale Lizard. Inizia a scrivere canzoni durante gli anni d’università, passati girovagando per l’Europa, e si laurea in Economia. Si trasferisce a Milano nel 2012, finisce gli studi alla Statale e inizia a lavorare in azienda ma dopo sei mesi realizza che non è felice e decide di licenziarsi per dedicarsi alla musica, sua autentica passione.Nel 2015 si autoproduce un EP e lo suona dal vivo, collabora con artisti emergenti e scrive musiche per pubblicità.Nel 2017 vince “Genova per voi”, un concorso nazionale che gli fa ottenere un contratto come autore per Universal Music Publishing.Si trasferisce a NOLO,  quartiere multietnico di Milano, dove inizia a raccogliere i primi consensi nella scena milanese.Nel 2019 inizia a lavorare al suo primo progetto discografico con Carosello Records.Ama i Beatles, Frusciante, David Bowie e Battiato, la serie B, Monicelli, Monica Vitti, George Orwell e le olive Ascolane.