lunedì 23 marzo 2020

Restare chiusi in casa è brutto


Da un'idea di due grandi amici quali l'ex tronista ligure Alessio Lo Passo e Umberto Acerbi, uomo di grande cultura, l'idea di aprire una pagina Instagram controcorrente dove parlare ed esporre controcorrente per l'appunto i più sconvolgenti fatti di cronaca. Ecco un nuovo pezzo, tristemente attuale, che hanno appena scritto per noi di Fattitaliani.it.

Restare chiusi in casa è brutto. Soprattutto se qualcuno ci obbliga a farlo o se, semplicemente, chi ci obbliga è un senso di responsabilità nei confronti di noi stessi e degli altri.

Essere obbligati a “perdere tempo”, ad inventarsi qualcosa da fare, a domandarci come trascorreremo un’altra giornata in casa ci crea disagio, senso di impotenza, impazienza e chi più ne ha più ne metta.
Eppure quante volte avremmo voluto trascorrere qualche ora a “cazzeggiare”, avremmo voluto perdere un po’ di tempo tra un divano ed una poltrona o semplicemente avremmo voluto isolarci in casa per un po’ di tempo.
Il problema è che ora ci viene imposto o per lo meno vivamente consigliato e, quando si tratta di imposizioni, le nuove generazioni - e per nuove generazioni intendiamo le attuali fino ai 60 anni -  storcono il naso.
Non siamo propensi a fare o non fare ciò che ci viene ordinato: è nella nostra cultura, nel nostro DNA, nella nostra mentalità di piccoli ed innocui ribelli ma mai in grado di fare vere rivoluzioni.
Siamo sempre propensi a valutare il merito, l’importanza e l’opportunità di norme, regolamenti e ordinanze riservandoci la decisione se sia il caso o meno di rispettarli. Troppo spesso in base a ciò che ci conviene, che ci piace o che non ci pesa troppo.
Il risultato è che il nostro rispetto delle regole è divenuto, troppo spesso esclusivamente, proporzionale alle sanzioni in caso di sua trasgressione. Il potere dissuasivo della pena è l’unico mezzo per farci rispettare le regole.
Nessuno si è mai messo le cinture in macchina, nonostante una norma ne sancisse l’obbligo, perché non ne capivamo l’importanza, quindo lo infrangevamo,  finché il legislatore ne ha dovuto punire l’infrazione con la detrazione dei punti sulla patente. Ora le cinture le indossano quasi tutti per la paura di dover risostenere l’esame di guida.
La vendita delle sigarette ai minori è vietata da anni ma solo da poco viene punita con salatissime multe fino alla chiusura dell’esercizio. Risultato: solo dopo l’inasprimento della sanzione, ai minori non vengono più vendute sigarette.
E così adesso per non farci uscire di casa: inizialmente si è fatta leva sul buon senso, poi si è fatto un decreto, solo ora, che viene previsto il procedimento penale (ma soprattutto viene applicato) a carico di chi infrange la regola, gli italiani hanno pensato sia meglio restare a casa.
Ed ecco l’imposizione quella che noi, nuova generazione, proprio non sopportiamo.
Basterà fare un giro sui principali social per leggere il malessere, l’impazienza, il disagio di chi altro non deve fare che stare in casa.
Ci siamo imbattuti in post e cinguettii che sembravano scritti da carcerati, da malati terminali da chi non ha più nulla da chiedere se non un giro al pub o una cena al ristorante. Eppure abbiamo mezzi a sufficienza per rimanere in costante contatto con amici, parenti e conoscenti, mezzi che ci permettono di non perdere i contatti e trascorere del tempo
Il problema, però, è un altro. Fondamentalmente non stiamo così bene con noi stessi. Non vogliamo avere tempo di pensare, di riordinare le idee, di riflettere su noi e allora, se ci mancano le distrazioni di sempre, che sia una serata in discoteca o un corso di ballo, nasce un disagio al quale non siamo abituati.
Confrontarsi con se stessi. Non con un amico al pub dopo un paio di bevute o con chi ci fa i complimenti per la nostra nuova acconciatura o ancora con chi ci giudica magari per la bottiglia di vino che stappiamo al ristorante.
Confrontarsi con noi stessi, ora siamo obbligati a farlo, e quando si tratta di un obbligo noi, nuova generazione, storciamo sempre il naso.
Alessio Lo Passo
Umberto Acerbi