giovedì 19 marzo 2020

Caronte, la serie spagnola: protagonista credibile e valido intreccio. La recensione

Stando in casa per ovvie ragioni, si possono scoprire delle serie belle ma forse passate da noi un po' in sordina. È il caso di "Caronte", serie spagnola creata da Verónica Fernández e prodotta da Mediaset España, disponibile su Amazon Prime.

Una bella sorpresa che subito convince per la scelta del personaggio, un ex poliziotto che ha scontato dieci anni in carcere per un omicidio mai commesso, scagionato e nel frattempo diventato avvocato penalista; e per la scelta dell'attore che lo interpreta, Roberto Álamo, così naturale, e per questo spontaneamente affascinante, credibile.
È un uomo giusto, che si batte per i deboli e difende chi viene ingiustamente condannato. Ma anche impulsivo che non mette da parte i propri difetti e ciò lo rende ancora più vicino.
Gli episodi si basano ovviamente sui vari casi che assieme alla sua socia -bravissima Miriam Giovanelli già apprezzata in Velvet- cercano di risolvere, ma accomunati dal suo incessante desiderio di far giustizia contro chi -il commissario Panyagua (Carlos Hipólito)- gli aveva teso una trappola creando prove false che lo incriminarono.
Ad aiutarlo l'amico poliziotto Aurelio (Raúl Tejón).
C'è il tempo nei tredici episodi che compongono la serie di conoscere storie che riguardano la sua sfera sentimentale (la sua compagna e il figlio che attendono, la vicina di casa Irina) e familiare (un'ex moglie col nuovo marito, il figlio adolescente che non smette di causare problemi, la violenza di genere che colpisce la sorella, l'Alzheimer che affligge la madre (Julieta Serrano).
Una serie che si fa seguire con piacere in lingua spagnola. Dialoghi ben costruiti, a volte qualche personaggio sembra un po' forzato ma nell'insieme Caronte gode di una buona tessitura.