Teatro, Francesco Bonomo a Fattitaliani: "difficile adattare una letteratura che non sia grande letteratura". L'intervista

Sarà in scena dal 7 al 9 febbraio al Teatro Le Sedie di Roma lo spettacolo tratto dal racconto di Federico De Roberto “La Paura”, uno dei grandi capolavori della narrativa italiana del '900. Un monologo che vede protagonista Daniel Dwerryhouse, diretto da Francesco Bonomo, che ha curato anche l’adattamento del testo, che è il racconto, vero e toccante, di chi ha vissuto sulla propria pelle la Grande Guerra. Fattitaliani ha intervistato Francesco Bonomo.

Che cosa rende un testo letterario adatto a divenire un testo teatrale?
Non saprei rispondere in maniera esaustiva ed univoca alla domanda.
Posso citare “il Maestro e Margherita” a cui ho recentemente preso parte come interprete, quale fulgido esempio di un testo che sembra impossibile da portare in teatro, per i molteplici personaggi, le linee narrative, le scene mirabolanti di cui è composto ed invece, non solo si mette spesso in scena, ma in questa ultima edizione anche con grande successo. Sappiamo che l’autore (Bulgakov) scrisse anche testi teatrali, lavorò per il Teatro d’Arte di Mosca, ma non credo siano elementi sufficienti a dare al testo la patente di adattabilità per la scena. Forse è la capacità dell'autore di immaginare dei personaggi tanto vivi nelle pagine scritte da poter essere personificati da attori?
Mi viene in mente Dostoevskij, maestro nella creazione di personaggi, del quale abbiamo visto innumerevoli rappresentazioni, da “Le notti bianche”, passando per “I fratelli Karamazov”, “Delitto e castigo”, “I demoni” per arrivare a racconti come “La mite” o “Il sogno di un uomo ridicolo”. Potrei citare altri illustri esempi di adattamenti che negli anni hanno segnato i palcoscenici italiani come “Moby Dick" o “Memorie di Adriano”, ma non riuscirei a trovare un minimo comune denominatore.
Mi sento di poter dire che sia difficile adattare una letteratura che non sia grande letteratura. Come per gli autori teatrali che resistono al tempo e che possiamo annoverare nei classici, una letteratura che non parli all’uomo, che non riesca a passare indenne tra le generazioni, difficilmente troverà spazio sulle tavole di un palcoscenico.
Foto di Pino Le Pera
"La paura" per esempio: aveva un elemento di per sé teatrale?
Innanzi tutto dobbiamo prendere atto della grandezza dell'autore, troppo spesso dimenticato e invece massimo esponente insieme a Verga della poetica naturalistica e verista.
Un elemento da sottolineare è la natura stessa del brano letterario: un racconto.
Per quanto possa sembrare evidente è importante ricordare che la brevità di questa narrazione rende la materia estremamente incisiva, affilata, direi quasi una foto in movimento, non a caso Ermanno Olmi ne ha fatto un film (“Torneranno i prati”).
Il racconto ha in sé il principio aristotelico di unità di tempo-luogo-azione.
La vicenda che De Roberto ci racconta ha un andamento circolare: l'azione dei soldati che a turno sono mandati alla vedetta crea una sorta di tormentone drammatico, per mezzo del quale il lettore/spettatore si immedesima facilmente nei personaggi.
Nei dialoghi tra i diversi personaggi, De Roberto utilizza magistralmente molti dialetti, questo elemento mi ha dato la possibilità di tratteggiare con chiarezza i molteplici stati d’animo che attraversano il cuore e la mente di uomini mandati a morte certa. La scelta di far interpretare ad un solo attore tutti i ruoli è stata possibile proprio grazie a questo linguaggio, oserei dire, polifonico.
Non da ultimo proprio i dialoghi sono la forza teatrale di questo racconto.
Nella prefazione ai Processi verbali De Roberto afferma: “L'impersonalità assoluta non può conseguirsi che nel puro dialogo, e l'ideale della rappresentazione obiettiva consiste nella scena come si scrive per il teatro”.
Come adattare un testo senza tradirne l’essenza?
Gli adattamenti, le traduzioni per loro natura sono già un tradimento, l’interpretazione stessa di un attore che fa sue le parole di un testo scritto lo sono.
Ma il tradimento è anche un trasportare, un portare a noi, rendere vivo qualche cosa che è solo sulla carta. Se si assiste alla rappresentazione di un testo letterario, dovremmo sempre mettere in conto di vedere una porzione di esso, un punto di vista. Ma è proprio questo che rende un'opera degna di essere rappresentata, il fatto che nella sua essenza, ci siano degli elementi che ci parlano ancora, che raccontano qualcosa di quello che siamo.
In questo senso il tradimento diventa tradizione che resiste alle epoche e ai mezzi di rappresentazione.
In cosa "La paura" è un classico, una storia senza tempo, tuttora valida?
Il racconto di fantasia vuole dipingere lo specifico dei tormenti dei soldati italiani sul fronte alpino della Prima Guerra Mondiale. Sembrerebbe a prima vista qualcosa a noi ormai lontana, in un passato degno di essere ricordato, ma che non ci appartiene. Invece con maestria e semplicità, De Roberto ci parla della paura dell'uomo di fronte alla morte. Giovanni Zambito.
LO SPETTACOLO
Protagonista è il Tenente Alfani che, al ritorno dalle trincee, incapace ormai di ritornare nella realtà e di vivere la sua vita, narra allo spettatore le lacerazioni dell’animo umano di fronte ad uno dei momenti più strazianti per ogni soldato: ubbidire ad un ordine sbagliato!
In alta montagna, in un ambiente inadeguato ad una guerra di trincea, i soldati del plotone al comando del Tenente Alfani sono dislocati sul Forte del Corbin, prossimi allaporta dell’Inferno. Il Tenente Alfani gestisce la turnazione degli uomini che devono raggiungere la postazione avanzata. Il suo ruolo di ufficiale gli impone di rispettare e dare l’ordine che condurrà i suoi ragazzi ad una morte ingloriosa e inutile: chiunque di loro si avvia a percorrere quella ‘cinquantina di metri’ viene inesorabilmente ucciso da un’implacabile cecchino nemico. 
Ma il meccanismo della turnazione, così apparentemente indolore e scevro da responsabilità, genera dubbi nella mente del Tenente sulla giustezza degli ordini impartiti fin ora, nel momento in cui alla piazzola avanzata deve andare il soldato Morana. Quel soldato “fregiato da un nastrino azzurro per una medaglia di bronzo guadagnatasi in Libia” e soprannominato l’eroe, risponde: “Signor tenente, io non ci vado!”. 
Il Tenente è incolpevole ma si sente tuttavia responsabile, ossessionato dalla colpa di aver mandato a morte i suoi uomini e consapevole dell’ordine di fucilazione che dovrà dare se Morana insistesse nella sua disobbedienza. 
Alfani allora imbraccia lui stesso un fucile e fa per andare verso la piazzola: vuole redimere Morana sostituendosi a lui. Ma il capoposto glielo impedisce, ricordandogli che il rispetto della gerarchia non tollera simili gesti. 
Il soldato Morana imbraccia improvvisamente il moschetto, se lo punta al mento e... 
La paura di cui ci parla De Roberto nel suo racconto del 1921 è una delle tante paure che tessono la memoria del primo conflitto mondiale. I personaggi e la trama de La Paura non sono univoci: la tesi dell’autore resta una delle tante possibili, e l’interpretazione della guerra resta distinta dall’esperienza della guerra. 
La paura 
di Federico De Roberto 
Con Daniel Dwerryhouse 
Adattamento e Regia di Francesco Bonomo 
Aiuto regia di Giorgia Salari
Consulenza letteraria di Franco Marzocchi 
Costumi di Andrea Viotti
Video e grafica di Alessandro Gianvenuti – Studio Lord Z
Sonorizzazione di Massimiliano Bonomo
Disegno luci di Giuseppe Filipponio
Produzione Sardegna Teatro in collaborazione con Goldenart Production, La casa delle storie e Rialto Sant'Ambrogio 
Dal 7 al 9 febbraio 2020
Venerdì e sabato ore 21 – domenica ore 18
Biglietti Intero 12.00€ + 2.00€; Ridotto 10.00€ + 2.00€

Teatro Le Sedie
Via Veietana Vetere 51 – Roma
Tel. 06/5898111 – mail info@teatrolesedie.it
www.teatrolesedie.it
Fattitaliani

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