sabato 1 febbraio 2020

Don Carlos a Liegi, un Verdi integro e intenso. La recensione di Fattitaliani

I teatri dell'opera preparano le stagioni con molto anticipo e la selezione degli spettacoli si effettuta secondo più criteri e tenendo conto di svariati fattori.
La visione di Don Carlos a Liegi -qui rappresentata per la prima volta- dà proprio l'impressione che la sua messa in scena abbia avuto una lunga gestazione. Lo dicono chiaramente le scelte del regista e direttore del teatro Stefano Mazzonis di Pralafera.
Ogni cosa è al suo posto e tanto studio sarà stato necessario per scegliere gli artisti, concepire l'apparato scenografico, creare i costumi (bravo Fernand Ruiz), posizionare il coro, dirigere le luci. Il tutto per arrivare a un insieme di ottima fattura che la stessa Opéra Royal de Wallonie-Liège ha allestito e prodotto.
La direzione musicale del M° Paolo Arrivabeni emoziona, trascina, penetra.
Tanti i momenti della rappresentazione in cui si manifesta la riuscita di questa versione dell'opera verdiana e la grande prestazione degli artisti (cast).
L'incontro fra Elisabeth de Valois (Yolanda Auyanet) e l’infante Don Carlos (Gregory Kunde) al momento del reciproco rinoscimento.
Quando l'araldo (Maxime Melnik) le annuncia che il re l'ha scelta come sposa.
Il coro che la esorta ad accettare per amore della pace e qui -come in altre occasioni- la musica raggiunge l'apice costituendo un tutt'uno indissolubile e naturale con quanto si vede e si sente sul palco con tanto di fiati che sanciscono il bellissimo pathos della scena.
Rodrigo (Lionel Lhote) e Carlos rappresentano appieno "les cœurs de deux frères" che si ritrovano uniti dall'ideale della pace e dall'autentico desiderio di mettere a rischio la propria vita per raggiungerla.
Come anche la principessa Eboli (Kate Aldrich) è realmente costernata e mortificata per aver tradito la sua amata regina; magnifico il re (Ildebrando D'Arcangelo) nella scena all'Escoriale: una voce profonda, sicura, autoritaria. Dall'artista si evince la capacità di nascondersi dietro al personaggio mettendosi a sua completa disposizione, per farlo emergere in toto. Lo stesso principio che adotta Carlos quando alla fine rinnega di essergli figlio.
La scenografia di Gary Mc Ann si mostra imponente e adeguata, anche i disegni in prospettiva riescono a suggerire perfettamente le ambientazioni: vedi anche l'arrivo del Grande Inquisitore (Roberto Scandiuzzi).
La lentezza e la solennità della direzione di Mazzonis di Pralafera qui costituiscono un pregio: Don Carlos è un'opera che ha bisogno di respirare. Una volta che lo spettatore ha ammirato gli elementi scenografici, le arie hanno bisogno di spazio, non necessitano di alcuno elemento esterno che le contenga perché esse stesse sono una storia a sé.
Un'opera lunga da vivere con sentimento e coinvolgimento perché trattasi di un Verdi cosí come deve essere, restituito nella sua integrità, senza orpelli inutili che distraggono dal puro godimento. Giovanni Zambito.
Foto: © Opéra Royal de Wallonie-Liège