giovedì 27 febbraio 2020

Coronavirus a Milano, un carnevale silenzioso

Coronavirus. Vivere a Milano in questo fine febbraio 2020 è come stare dentro la trama di una sceneggiatura di alcuni film del secolo scorso: come le pellicole “Virus letale” o “Contaminations”.

Una Milano deserta che per l’ordinanza della regione Lombardia ha sospeso tutte le manifestazioni culturali, sportive, religiose fino al 1° marzo. Chiuse tutte le scuole di ogni ordine e grado, accademie, conservatori, teatri, sale cinematografiche, stadi, palestre. Le tante aziende presenti sul territorio invece continuano, anche se con difficoltà, le loro attività, organizzandosi, ove possibile, con i dipendenti che lavorano da casa. Le attività commerciali come bar e pub chiudono alle ore 18. La sera è silenziosa a Milano in questi giorni.
Il sindaco Sala appare in video incoraggiando i concittadini, si raccomanda di non trascurare gli anziani, perché sono i soggetti più a rischio, non solo per l’epidemia, ma anche per solitudine e abbandono.
Tante le dichiarazioni che circolano sui social. I più cliccati sono i post dei primari dell’ospedale Sacco che danno i numeri sulla diffusione dell’influenza causata dal virus proveniente dalla Cina.
Tanti gli avvisi, numeri verdi e raccomandazioni su come agire e come comportarsi in questi giorni a Milano.
Incontro Arianna e Debora, due giovanissime professioniste delle politiche sociali e culturali che operano per l’associazione Le Compagnie Malviste, una struttura giuridica impegnata per la rigenerazione urbana, sociale, culturale e paesaggistica nella città milanese.
Le professioniste raccontano che la realtà lavorativa che gestiscono sta subendo gravi perdite economiche, come le tante realtà che si occupano di cultura in questi tempi di serrande abbassate. Tanti erano gli eventi programmati e sono stati tutti annullati. Anche i laboratori teatrali, di danza terapia, di scrittura, di progettazione partecipata e gli incontri di aggregazione sociale sono stati annullati. Ora la speranza è che già dalla prossima settimana si possa ricominciare con la programmazione normale e non venga invece prorogata l’ordinanza della regione Lombardia. 
Arianna afferma: ora adotto più precauzioni, come lavarmi le mani spesso e passare le serate a casa cucinando. Certo mi sembra anche un po’ tutto esasperato. Dovremmo prendere questa situazione come un’opportunità per renderci conto della fragilità della nostra città, che spesso sembra così potente e invece poi ci rendiamo conto che non siamo pronti a gestire un disagio come questo. Mi sembra di vivere tutto ciò, come se in città fosse avvenuto un attacco terroristico. Per fortuna non è così. Ma dobbiamo agire, non può un virus fermarci!
Debora, la collega, si sfoga: un pensiero va alla mia famiglia che vive in Sicilia e che ascoltando i mass media sono preoccupati. Sì, occorre non frequentare i locali affollati per cercare di seguire le disposizione in vigore a causa dell’emergenza sanitaria. Ma quante sono le cause che creano malattie? Respirare l’aria inquinata di Milano è meno pericoloso del Coronavirus? Le mortalità sul posto di lavoro? Questo ci porta a riflettere. Andiamo avanti con la consapevolezza che siamo tutti più fragili.
Niente musica e niente balli in questi giorni a Milano. Strano, visto che proprio in questo periodo si apre il carnevale Ambrosiano famoso per il fatto che storicamente, rispetto alla tradizione, è prorogato di ben quattro giorni. Proprio in questi giorni tutti i milanesi si sarebbero riversati in strada con il viso mascherato e tanta voglia di divertirsi. Ma tutto è sospeso.
Ma non possiamo non ricordare proprio in questo momento le famose maschere milanesi: Meneghino e Cecca. Una coppia che riusciva sempre a cavarsela in ogni situazione con una grossa e grassa risata. Meneghino e Cecca poveri di istruzione, ma ricchi di buon senso, propongono sempre di esorcizzare ogni male con l’arma che tutti possediamo e cioè il sorriso. Un insegnamento che in questo periodo è un buon esempio per provare a superare indenni questa crisi, che oltre che sanitaria rischia di diventare una crisi relazionale.
Alessandro Manzella

Foto: Corrieremilano del 26.02.20