venerdì 10 gennaio 2020

Rusalka, a Gent funziona la combinazione opera balletto. La recensione di Fattitaliani

(il cast) Spirito e corpo, storia e leggenda, realtà e favola, acqua e terra, ninfe ed esseri umani.
La narrazione di "Rusalka", opera di Antonín Dvořák (con libretto in ceco di Jaroslav Kvapil), a Gent, con la direzione musicale del giovane Maestro Giedrė Šlekytė, la regia e le coreografie di Alan Lucien Øyen, raggiunge il suo culmine nel suo intrinseco aspetto duale. Assecondano, infatti, la musica e il testo rendendo più facile allo spettatore la comprensione e il coinvolgimento.
Un'atmosfera da favola ha i suoi tempi, prosegue quasi sospesa lungo l'asse delle successioni (a)temporali e porta dunque con sé il rischio di far perdere connessioni e legami fra le varie parti della vicenda e i suoi personaggi.
A Gent, grazie allo sdoppiamento dei ruoli, interpretati contemporaneamente da cantanti e danzatori, non solo ogni cosa diviene più chiara, ma anche più godibile.
La lentezza di certe sezioni dell'opera si trasforma in un'occasione per ammirare lo struggimento di alcuni ruoli tramite la grazia, la bravura e la fisicità dei danzatori.
Eccezionale Matt Foley che ha reso perfettamente la pena e l'impotenza di un padre che assiste irrimediabilmente alla perdizione della figlia.
Rusalka, cantata da Tineke Van Ingelgem nel terzo atto più convincente, è la ballerina Shelby Williams: leggera ed espressiva, restituisce benissimo l'aspirazione di una ninfa che ambisce a trasformarsi in un essere umano, come pure la delusione ricevuta dal principe.
Quest'ultimo si avvale del corpo di Morgan Lugo (fantastico ) e della voce di Mykhailo Malafii.
Ammettiamo che le voci non ci hanno fatto impazzire in questa messa in scena: sembravano distanti, non in armonia con quanto rappresentavano.
Da sottolineare il personaggio di Ježibaba ben reso da Maria Riccarda Wesseling, la musica del terzo atto in cui si evidenziano nitidamente le diverse componenti emotivo-strumentali. Infine, il magistrale gioco delle luci di Martin Flack che ha saputo valorizzare l'essenziale scenografia facendo distinguere le distinte ambientazioni. Giovanni Zambito.