giovedì 23 gennaio 2020

Kaos 2020, premio Identità siciliana a Nadia Terranova. L'intervista di Fattitaliani

Il contraltare della paura più nera è sempre un'inaspettata leggerezza" da
"Addio Fantasmi" Nadia Terranova, ed. Einaudi, pag. 19.

Una scrittrice, siciliana, che si misura con i fantasmi del passato. Un fiore all’occhiello della produzione letteraria isolana, che non si distacca dalle radici ma le contempla amorevole e spietata, come tutte le voci vere.
È molto vera Nadia Terranova, messinese trapiantata a Roma, diretta, schietta e a tratti poetica, nella prosa moderna e ritmata - capace di condurti per i meandri del tempo, attraverso frasi che sembrano versi inesorabili - come sincera è nell’eloquio, spontaneo e fiero. Leggerla è un ritrovarsi, rivedersi. Rendersi conto che l’appartenere a un terra di miti, di vulcani accesi, di emozioni e furori, è un dato da cui partire per circumnavigare il mondo e l’universo sentimentale.
L’abbiamo incontrata in occasione del Kaos Festival, a Sambuca di Sicilia, il 24, 25 e 26 gennaio 2020 – una manifestazione che dimostra che la cultura “è un affare quotidiano” come dichiara il direttore artistico Peppe Zabito, da vivere, “fare”, portare in giro – . È qui che la Terranova riceverà, il premio “Identità siciliana” domenica 26 gennaio.
Perché si scrive, quale è il senso di un mestiere che costringe se stessi, e gli altri, a confrontarsi con i sentimenti nel 2020?
“Il mestiere della scrittura è eterno. Potrebbe essere l’anno zero, potrebbe essere anche il tremila, ovunque ci sia una forma di vita, c’è qualcuno che ha voglia di indagare i sentimenti e l’avventura, che non sono contrapposti ma sono insieme, e di raccontare una storia”.
Esiste una letteratura di genere, una scrittura femminile?
“Esiste una letteratura scritta dalle donne e una letteratura scritta dagli uomini., e queste due forme a volte si fondono, perché è chiaro che i bei libri sono bei libri e basta. Non esiste una letteratura femminile perché questo significherebbe circoscrivere un tema, invece non esistono né temi femminili, né temi maschili, esiste però un tema del riconoscimento che riguarda soprattutto le donne, ed è per questa ragione che tendenzialmente, negli ultimi anni, tendo a prediligere la lettura di libri scritti da donne (poi sono straordinari, parlo di quelli che mi piacciono).
Il legame con il territorio ha segnato la sua scrittura, la sua identità?
“Mi sono accorta che la strettesità (abitante dello stretto di Messina, ma sarebbe riduttivo come spiegazione, più fiabesca legata ai miti del luogo n.d.a.) ovvero l’essere appartenente a questa regione stramba, formata da due coste e due mari, formata da un’Isola e un pezzo di Continente, era sicuramente passata sotto pelle più di quanto non avessi pensato razionalmente, e per farla venir fuori è servito che ci fosse l’eruzione vulcanica della letteratura”
I premi letterari che valore hanno ? La candidatura allo Strega le ha cambiato la vita?
“I premi letterari hanno il valore che gli dai tu. Quello che do io è che io premi o si vincono o non si vincono, nel senso che non si perdono mai, non c’è un senso di sconfitta nel non vincere un premio, nel non ricevere un riconoscimento. C’è un senso di gratitudine, di segno “più”, quindi per me la partecipazione e la candidatura e addirittura la selezione, prima nei dodici e poi nei cinque, al premio Strega, è stato un evento di portata enorme. Mi ha fatto grande piacere, ma prima e dopo ho avuto altri riconoscimenti, che tutti insieme hanno confermato che stavo trovando una mia identità letteraria. Ci sono naturalmente anche i premi che non ho vinto, come dire, la costellazione della vita di uno scrittore, è fatta di questo, non se ne fa certo una tragedia. Sciascia non ha mai vinto uno Strega, e non è meno Sciascia per questo”.
Un consiglio a un giovane, aspirante, scrittore?
“Leggi tanto, trova la tua voce, ascolta le critiche e continua a sbagliare a modo tuo”.