lunedì 21 ottobre 2019

Vanessa Gravina: bella, cinica e distante ne "Il Paradiso delle Signore". L'intervista di Fattitaliani


Una carriera in ascesa! A sei mesi ha girato il suo primo Carosello. In seguito posa per grandi fotografi come Fabrizio Ferri, Richard Avedon, Angelo Frontoni e Oliviero Toscani. 
In TV la ritroviamo in La Piovra e la quarta stagione di Incantesimo dove interpreta la Dottoressa Paola Duprè che le fa conquistare non solo un grande successo di pubblico ma anche la Grolla d’Oro come miglior attrice televisiva e il Premio Televisivo al Festival di Sanremo, al Cinema con Colpo di Fulmine per la regia di Marco Risi che le è valso un Nastro d’Argento come migliore attrice esordiente. 

Ama il suo lavoro e non si è mai fermata sempre che le propongano un ruolo che le piace.
E’ perfetta nel ruolo della Contessa Adelaide di Sant’Erasmo nel “Paradiso delle Signore”. 
Bella, cinica e distante eppure non riesci a non amarla! 
Vera quando dice “Ho sempre lavorato per il bene della famiglia” e al nipote Riccardo “Possiamo parlare di belve feroci quanto ti pare ma mi preme che ci comportiamo tutti da esseri umani. Io non vi lascerò dilaniare la nostra famiglia” seppur non sua ma per la quale ha sacrificato la sua vita per i nipoti, dopo la morte della sorella Margherita! 
Austera ed elegante! Non a caso aveva il miglior outfit al matrimonio della nipote Marta con Vittorio Conti!
Insuperabile in tutti i campi!

A cosa è dovuto l’enorme successo della serie? 
Siamo negli anni ’50, il dopoguerra era appena finito, c’era la ricostruzione ma c’era anche la speranza, la voglia e l’ottimismo di sacrificarsi. Credo che il successo di questa serie sia dovuto al fatto che in qualche modo la gente sia stata attratta dalla storia del nostro Paese non solo perché forte ma anche come modello per ritrovarsi. Non solo disfatta, mala politica, crisi economica. Un Paese che si rivede nella storia che in qualche modo abbiamo perso. 

Non siamo più popolo… 
Perché purtroppo siamo un popolo a memoria breve. La nuova generazione non conosce Gramsci e non conosce molto del passato, solo alcune nozioni. 
Riscoprire la storia attraverso i personaggi che sono molto verosimili e tutti molto credibili in quanto ognuno ama il proprio lavoro.
I suoi colleghi ci hanno detto che state qui quasi nove ore al giorno.  
La giornata inizia mediamente alle 6-6,30 ma anche quando finisci di girare c’è tutto il lavoro di memorizzazione che ti porti a casa. Tutto questo è fattibile solo se ti piace, se ci tieni e con un team di attori preparati ed umanamente corretti e affiatati. Se qua sbrocca uno, è la fine! Non te lo puoi permettere! Se stai male per tre giorni, qui salta tutto. Siamo molto vicini ai Supereroi! 
Nella nuova serie, il personaggio di Adelaide tira fuori gli artigli o si umanizza? Diventa ancora più pungente, determinato. 
Non ci sarà più Luca Spinelli! 
Un personaggio che il pubblico ha amato molto e con il quale mi sono trovata in   una splendida sinergia sia artistica che umana.
La storia quindi finisce lì? 
Mah! Su 160 episodi, mi auguro che ci possa essere un ritorno del personaggio. Il pubblico ha i suoi beniamini e Spinelli non è il bello tradizionale ma ha un fascino incredibile, un certo glamour. Tra lui e Adelaide c’era un rapporto simile a quello tra due dannati! 
Ne sentiremo molto la mancanza insieme a quella di Antonio Amato.
Avete il tempo per altri progetti? 
E’ dura portare la pelle a casa… Se arriverò viva a febbraio, c’è un progetto teatrale “Il Tartufo” di Moliere, con la Regia di Roberto Valerio che sarà anche in scena insieme a Giuseppe Cederna. Debutteremo al Nord, saremo in tournée per tre mesi. Ci sarà anche la ripresa di “Il piacere dell’onestà” con la Regia di Liliana Cavani che avevamo già fatto al Quirino.
Immagino che trascorrendo molto tempo insieme nascano delle amicizie! 
Si diventa una famiglia ed è così raro riuscirci. Ho trentasei anni di carriera e non mi era mai capitato di trovare così tanta bella gente messa insieme. Ogni volta da un Set o da una tournée teatrale ti porti dietro qualcosa o qualcuno che ti rimane attaccato e diventa un amico. Non possiamo essere amati da tutti né possiamo amare tutti ma in questo caso siamo solidali al massimo. C’è una complicità particolare con chi reciti, visto che ci passi gran parte della giornata. Il Set diventa un po’ parte della tua vita. Nella realtà per fortuna ho un marito che mi supporta e che mi sveglia alle cinque del mattino. Devo dire che finché resiste lui, resisto anch’io. 
E’ una persona intelligente che capisce il suo lavoro… Come io capisco anche il suo. 
Solo Teatro o c’è anche altro? 
Mi hanno proposto dei ruoli in alcuni Film ma non li ho trovati di spessore come quelli che faccio a Teatro passando da Eschilo a Pirandello. Non mi è capitato un ruolo in cui possa dire “questo non posso non farlo”. Piuttosto che andare in sottrazione, preferisco non fare.
Per quanto riguarda il Teatro, quest’estate per la prima volta insieme a Giorgio Lupano che è un pezzo di cuore del Paradiso, abbiamo fatto “Alla Luna” di Walter Manfrè. Un Recital di Poesia e Musica su Giacomo Leopardi.

Elisabetta Ruffolo