domenica 18 agosto 2019

Rachele Carol Odello: Il vero artista per me dovrebbe portare il cielo in terra. L'intervista


Rachele Carol Odello, pittrice, attrice, artista poliedrica: «Il vero artista per me dovrebbe portare il cielo in terra. Andare lassù a prendere alcune scintille e portarle agli altri uomini». Intervista di Andrea Giostra.

Ciao Rachele, benvenuta e grazie per la tua disponibilità. Ai nostri lettori che volessero conoscerti quale artista poliedrica e pittrice, cosa racconteresti di te?
Ciao Andrea, grazie a te di questa bella iniziativa. Davvero ti ringrazio molto. Bè ...  parlare di me mi imbarazza un po’. Benché io non sia timida, e salgo spesso sul palcoscenico, le domande cosi mi spiazzano e devo dire che istintivamente divento riservata. Preferisco raccontarmi per gradi ... 
Come è nata la tua passione per la pittura e per l’arte? Qual è il tuo percorso artistico e professionale? 
La passione per l'arte è nata ascoltando buona musica mentre nuotavo nel grembo materno. E poi vedendo e assaporando tutta l'arte che mi circondava da piccola. A partire da mia madre che, da brava artista, tutto intorno a lei trasudava arte. La casa era piena di sculture appena fatte o blocchi di creta da lavorare. Ero affascinata dal fatto che un mero rettangolo fangoso potesse trasformarsi in una creazione quasi animata; oppure una tela anonima parcheggiata su un cavalletto, con poche pennellate potesse prendere forza e vita. Le mie bambole erano fatte a mano, col viso dipinto e con abiti creati appositamente per loro, in velluto e trina. Ma è nata anche dalla cucina mediterranea di mia nonna, cuoca sopraffina, che mi ha insegnato a giocare con i gusti e i sapori, e dalla casa di moda, sempre di mia nonna, dalla quale uscivano creazioni che erano piccole opere d'arte. Da mio nonno estimatore di Jazz e collezionista di arte che riempiva le stanze di note musicali ispiratrici. Per non parlare di tutto l'entourage di artisti che frequentavano la nostra casa. Poi, dopo un percorso artistico classico e tanta gavetta, molto importante ma che non necessariamente determina il tuo essere artista, ho fatto chiarezza dentro di me, ho abbracciato le mie paure e ho ascoltato la mia anima trasportata da questo fuoco sacro che si agitava dentro di me come un vulcano in fermento. Ignorarla significava ammalarsi. Oppure diventare un'altra persona che però non era me. Quando parlo del mio percorso artistico non parlo solo del mio percorso formativo e professionale. Quando dico che sono un'Artista parlo del mio essere, della mia essenza. La differenza sta nel fatto che io non faccio l'Artista. Lo sono. Io sono un'Artista nel modo di guardare il mondo, di assaporare il cibo e i piaceri della vita, nel respirare a pieni polmoni. Di vivere la vita insomma. È uno stile di vita. E sopratutto quando creo, sia mentre dipingo che quando recito, che quando scrivo, io mi sento viva e mi sento come trasportata in un'altra dimensione. E non posso farne a meno...
Come definiresti il tuo linguaggio pittorico? C’è qualche artista al quale t’ispiri? 
Mi definiscono impressionista, Io amo tantissimi generi. Ultimamente sento Chagall più vicino che mai. Il suo mondo poetico legato alle fiabe russe... un fauvismo onirico. La sua dimensione onirica mi affascina. Ma amo anche i colori espressionisti di Van Gogh, che guardandoli dal vivo ad Amsterdam mi hanno procurato la Sindrome di Stendhal. Del mio lavoro vorrei che trasparisse la positività, il colore e Tiferet, la bellezza. 
Qual è il messaggio dominante delle tue opere? La poietica, il filo conduttore, se c’è. 
In tutto ciò che faccio c'è sempre l'amore per D-o. Anche quando non uso un linguaggio comune o canonico, se così vogliamo chiamarlo, alla base c'è sempre la ricerca di conoscere qualcosa di più di Lui. E della sua bellezza. E in quanto Lui è verità per me questo percorso è legato alla libertà.
Chi sono stati i tuoi maestri che ami ricordare? 
La mia mamma in primis. E poi i nonni. I bambini sono stati grandi maestri per me, e davanti ad alcune loro creazioni mi sono inchinata. Ma ringrazio anche gli insegnanti del Liceo artistico Cecioni, e poi dell'Accademia. E un grazie di cuore al maestro Grigò che con la sua umanità mi ha fatto credere nuovamente nell'arte. Ringrazio anche tanti maestri del teatro come Pino Raimo. Tutto ha concorso alla mia formazione.
Gino de Dominicis, grandissimo genio artistico del secolo scorso, dei critici d’arte diceva «…che hanno dei complessi di inferiorità rispetto agli artisti. Sono sempre invidiosi. È una cosa che è sempre successa. C’è poco da fare.» Intervista a Canale 5 del 1994-95.Tu cosa ne pensi delle parole di De Dominicis? Servono davvero alla buona arte e alla vera cultura?
In genere cerco di non generalizzare e di capire la persona che ho davanti sapendo che questa può essere uno strumento benefico come no. Certamente ho incontrato persone mediocri, che effettivamente sfogavano la propria frustrazione sugli artisti, talvolta anche esaltando quelli meno dotati coi quali si immedesimavano forse. È importante che l'artista conosca le sue potenzialità e rimanga se stesso. Nessuno può portargli via la sua integrità senza il suo consenso. Ma devo dire che le persone positive che ho incontrato sono state più significative delle mediocri e mi hanno trasmesso il loro amore genuino per l'arte. Persone consapevoli di non saper creare ma di mettere al servizio dell'Arte la loro sensibilità e cultura per valorizzare, raccontare e interpretare il lavoro dell'artista. La situazione dell'arte descritta dal grande de Dominicis è uno spaccato del mondo in cui viviamo.
Sempre de Dominicis: «Poi c’è l’equivoco tra creazione e creatività. L’artista è un creatore. E non è un creativo. Ci sono persone creative, simpaticissime anche, ma non è la stessa cosa. Comunque, questa cosa qui dei creativi e degli artisti, nasce nella fine egli anni Sessanta dove iniziano i galleristi ad essere creativi, poi arrivano i critici creativi, poi arrivano i direttori dei musei creativi… E quindi è una escalation che poi crea questi equivoci delle Biennali di Venezia che vengono fatte come se fosse un’opera del direttore. Lui si sente artista e fa la sua mostra a tema, invitando gli artisti a illustrare con le loro opere il suo tema, la sua problematica. Questo mi sembra pazzesco Intervista a Canale 5 del 1994-95. Tu cosa ne pensi? Secondo te qual è la differenza tra essere un “artista creatore” – come dicede Dominicis - e un “artigiano replicante” che crede di essere un “artista”?
Io credo che anche questa acuta osservazione di de Dominicis rispecchi ancora una volta la realtà e rappresenti il susseguirsi della storia. Machiavelli nella sua opera "Il principe" diceva che la storia cambia colore ma si ripete. Che la vita sociale degli individui è basata su relazioni di potere e a causa di esso ci sono conflitti, alleanze, intrighi. Non tutti i mecenati del tempo amavano l'arte. Per alcuni essere circondati da artisti era solo una questione di prestigio, di dimostrazione del loro potere. A mio avviso, allora come oggi esistevano gli artigiani che lavorano per i grandi mecenati e producevano opere in linea col gusto del tempo. Riproducevano le idee che avevano avuto successo. Tra questi però c'era sempre l'artista, che aveva modo di distinguersi e di creare qualcosa di unico. Penso al Caravaggio che è stato uno dei pochi del suo tempo a non dipingere i personaggi della bibbia con l'aureola come imponeva la Chiesa romana, ma li rappresentava per come erano veramente descritti nella Bibbia. Cioè uomini normali e peccatori che piacevano a Dio non perché erano santini infilzati ma perché quando sbagliavano riconoscevano il loro errore e chiedevano perdono e forza per cambiare. Lui, il Caravaggio, che era una testa calda, non solo aveva capito il pensiero di Dio meglio di qualsiasi figura ecclesiastica del tempo, ma riusciva anche ad esprimersi, trovando lavoro, senza perdere la propria libertà. L'opera d'arte infatti porta in sé l'anima dell'artista, le sue idee, il suo DNA, la sua impronta, le sue fatiche. Insomma la sua unicità. E in questo gli artisti spesso si distinguevano: nell'essere rivoluzionari, coraggiosi, liberi.
Quali sono secondo te le qualità, i talenti, le abilità che deve possedere un artista per essere definito tale? Chi è “Artista” oggi secondo te? 
A me piace un'artista che attinge ad un'energia superiore, ovviamente benefica e la rende fruibile. Spesso l'artista è una persona molto egocentrica che ama parlare solo di sé e delle sue capacità. Per quanto possa essere talentuoso non è questo il modello al quale vorrei tendere. Spero di non diventare autoreferenziale e quindi vittima di me stessa. Il vero artista per me dovrebbe portare il cielo in terra. Andare lassù a prendere alcune scintille e portarle agli altri uomini.
Charles Bukowski, grandissimo poeta e scrittore del Novecento, artista tanto geniale quanto dissacratore, in una bella intervista del 1967 disse… «A cosa serve l’Arte se non ad aiutare gli uomini a vivere?» (Intervista a Michael Perkins, Charles Bukowski: the Angry Poet, “In New York”, New York, vol 1, n. 17, 1967, pp. 15-18). Tu cosa ne pensi in proposito? Da questa prospettiva, a cosa serve la tua arte? A cosa serve l’arte in generale? 
Sì! sarebbe davvero bello. Come dicevo prima, secondo me dipende dalla provenienza dell'ispirazione. Se proviene semplicemente dal proprio io, per non dire di peggio, non può produrre pace, amore gioia e altre cose meravigliose che provengono da un'ispirazione attinta dai piani alti ...
Sono assolutamente d'accordo. Pienamente in linea con quanto dicevo poc'anzi. È l'ideale a cui tendo e spero di esserne all'altezza.
Cosa consiglieresti a giovani donne che volessero cimentarsi nella tua professione? Quali i tre consigli più importanti che ti senti di dare? 
Prima di tutto di non smettere di sognare. Credere nei propri sogni e cimentarsi ad utilizzare un dono che ci è stato donato, apre sempre porte molto interessanti. Non senza sacrificio ma con grande soddisfazione. Essere sobri si, ma mai completamente razionali per non perdere il contatto con il cuore. Questo ascolto si trasforma in libertà. Però non c'è niente di peggio di perseguire una strada che non è la propria. Non c'è niente di male nello scoprire di non essere un artista... anzi... il mio consiglio più grande è quello di cercare la propria strada, il motivo per il quale siamo nati.
Ci parli dei tuoi ultimi lavori e dei lavori in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento? 
Ho appena terminato un progetto di 6 arazzi che si chiama "Ruach, Spirito di D-o", che sta girando in varie sedi d'Italia. È stato a Firenze, a Pisa, a Levigliani in provincia di Lucca e sarà a Venezia prossimamente. Il lavoro nasce dall'esigenza di capire di più dello spirito di Dio approfondendo questo tema biblico attraverso le radici ebraiche. I prossimi lavori sono la stampa di un libro di racconti, un lavoro pittorico sulla Sardegna fatto con materiali sardi di uso comune e una replica teatrale di "Sarto per Signora". Al fringe festival di Torino, se sarò selezionata, vorrei portare in scena dei racconti scritti da me. A settembre sarò a Milano e a Venezia con il critico d'arte Giorgio Grasso per esporre alcune opere. Vorrei tanto avere più tempo a disposizione perché vorrei realizzare tutte le idee che ho in testa...
Se dovessi consigliare tre mostre da vedere questa estate e tre libri da leggere in spiaggia o in montagna, cosa consiglieresti ai nostri lettori? E perché proprio quelli? 
Solo tre? vediamo ... A me piacerebbe vedere Antonello da Messina a Milano, il Verrocchio a Firenze ma anche Dalì a Matera! Riguardo ai libri, credo il più bello rimanga sempre la Bibbia. Che leggo tutti i giorni e che ogni volta mi rivela cose nuove. Ho appena finito di leggere Un piccolo grande uomo. Microstoria familiare nella tempesta della Shoah della mia cara amica Daniela Sarfatti. Per non dimenticare. Bellissimo e che consiglio vivamente: I 5 linguaggi dell'amore di Gary Chapman. Molto utile per rendere proficui tutti i tipi di rapporti: dai colleghi, agli amanti etc... Sto leggendo anche Return of the Kosher Pig di Itzhak Shapira un po’ complicato ma molto interessante... ma credo sarebbe bene rispolverare Avere o essere di Erich Fromm. Credo ce ne sia bisogno più che mai... 
Dove potranno seguirti i nostri lettori e le persone che vogliono vedere i tuoi lavori?
Dal sito, da Google o da Facebook digitando Rachele Carol Odello.
Un’ultima domanda Rachele, immaginiamo che hai di fronte una numerosa platea di adolescenti di una scuola secondaria della tua città. Il tema del simposio è l’arte e le arti visive in particolare. Cosa diresti loro per catturare l’attenzione? Quali i tre temi principali che secondo te andrebbero affrontati per appassionare giovani menti alle arti, alla scultura e alle arti visive in particolare?
Siamo davvero liberi?
La vita che vorresti
Gli/le piacerò?
Queste sono alcune frasi che userei perché vedo che con i giovani che frequento hanno funzionato... e da lì sono riuscita a guidarli a fare un percorso di ricerca ... ovviamente è giusto catturare la loro attenzione ma poi serve una guida. La guida deve sapere dove andare ... Stando attenti a non dare le risposte ma facendo scattare le domande.

Rachele Carol Odello

Andrea Giostra