giovedì 29 agosto 2019

Oggi la Chiesa ricorda il martirio di S. Giovanni Battista

Roberta Barbi - Città del Vaticano -“Subito il re mandò una guardia con l'ordine che gli fosse portata la testa. La guardia andò, lo decapitò in prigione e portò la testa su un vassoio, la diede alla ragazza e la ragazza la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputa la cosa, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro”. (Mc 6, 27-29)

Giovanni il Battista è l’unico Santo di cui, nell’anno liturgico, si celebrano sia la nascita sia la morte, rispettivamente il 24 giugno e il 29 agosto. Una scelta che ne sottolinea la grandezza. "San Giovanni Battista, che hai reso testimonianza al Messia morendo per la verità, prega per noi!", scrive nel suo tweet di oggi il Papa. 

La celebrazione del martirio ha origini antiche

Giovanni è il cugino di Gesù, concepito tardivamente da Zaccaria ed Elisabetta, entrambi discendenti da famiglie sacerdotali: la sua nascita è collocata circa sei mesi prima a quella di Cristo, in coerenza con l’episodio evangelico della Visitazione di Maria a Elisabetta. La data della morte, invece, avvenuta fra il 31 e il 32, si fa risalire alla dedicazione di una piccola basilica risalente al V secolo nel luogo del suo sepolcro, Sebaste di Samaria: in quel giorno, infatti, sembra sia stata ritrovata la sua testa che Papa Innocenzo II fa traslare a Roma nella chiesa di San Silvestro in Capite. La celebrazione del martirio ha origini antiche: è già presente in Francia nel V secolo, a Roma in quello successivo.

Ultimo profeta e primo apostolo

Dopo la giovinezza, Giovanni si ritira a condurre vita ascetica nel deserto. Indossa una veste di pelli di cammello e una cintura sui fianchi; si ciba solo di locuste e miele selvatico. Intorno al 28-29, durante l’impero di Tiberio, iniziano la sua vita pubblica e la sua predicazione. Si sposta, quindi, sulle rive del Giordano, nelle vicinanze di Gerico, e predica la conversione annunciando la vicinanza del regno messianico, invita alla penitenza e inizia a praticare il battesimo con acqua per purificare gli uomini dal peccato. La sua fama si diffonde e in molti arrivano da tutte le parti del regno di Israele per ascoltarlo.

La missione del “Precursore”

Iniziano a chiamarlo il Messia, ma lui li mette in guarda: il Messia è già tra loro e mentre lui, Giovanni, battezza con acqua, Egli battezzerà con Spirito Santo e fuoco. Giovanni, cioè, è solo il Precursore di qualcuno di cui non si ritiene neppure degno di allacciare i calzari. Un giorno è proprio questo qualcuno, Gesù, a presentarsi a lui al Giordano per essere battezzato. Inizialmente Giovanni rifiuta, ma poi obbedisce, perché lui, oltre a essere l’ultimo grande profeta dell’Antico Testamento, è il primo apostolo di Gesù che lo seguirà fino alla morte, prefigurando con le proprie sofferenze e il proprio martirio, proprio la Passione di Gesù.

“Una lampada che arde e risplende”

Giovanni non è tenero nelle parole. Ne ha per tutti. Si scaglia spesso contro i farisei ai quali rinfaccia le loro ipocrisie, inoltre è inviso ai sacerdoti, perché con il suo battesimo perdona i peccati, rendendo inutili i sacrifici espiatori che si fanno a quell’epoca al Tempio. Ovvio, quindi, che critichi anche la condotta del re d’Israele, Erode Antipa, il figlio di quell’Erode il Grande autore della strage degli innocenti, che vive con la moglie del fratello Filippo, Erodiade, pur essendo il loro un matrimonio regolare e fecondo: una pratica contraria alla legge giudaica. Erode, dunque, imprigiona Giovanni nella fortezza di Macheronte, sul Mar Morto, ma non lo odia: parla con lui e quei discorsi lo turbano. E poi teme che ucciderlo, data la sua fama, possa provocare una sommossa. Arriva il compleanno di Erode e durante la festa, la figlia di Erodiade, Salomé, intraprende una danza in onore del re che ne resta ammaliato e le concede di chiedergli qualunque cosa, fosse pure la metà del regno. E lei, consultatasi con la madre, chiede la testa di Giovanni. Erode non vorrebbe, ma non può rifiutare: ormai ha fatto una promessa. Così il Battista muore, da martire. Non un martire della fede - perché non gli viene chiesto di rinnegarla - ma un martire della verità, sia perché non ha mai mancato di difenderla, sia perché per la Verità che è Gesù, lui è vissuto ed è morto. I discepoli di Giovanni, saputo del suo martirio, ne recuperano il corpo per seppellirlo. 
Vatican News 29 agosto 2019.