mercoledì 6 aprile 2016

Teatro don Luigi Guanella, dall'8 al 10 aprile “La storia di mezzo”. Fattitaliani intervista Gabriele Mazzucco

Gabriele Mazzucco, giovane autore di talento, in scena dall’8 aprile al Teatro Don Luigi Guanella  di Roma con “La storia di mezzo” che racconta di un licenziamento. Tema molto attuale oggi!
Ho scritto questa storia nel 2009 ed in realtà la situazione di oggi era ancora in fase di costruzione. Da lì a qualche anno sarebbero cominciati i tantissimi suicidi di imprenditori e di lavoratori. In qualche modo è diventato profondamente contemporaneo con il tempo. Quando l’avevo scritto, avevo in qualche modo immaginato la situazione che di lì a poco si sarebbe palesata. Oggi è diventato un testo terribilmente contemporaneo. All’inizio voleva avere un ambito familiare più che sociale. Ho raccontato la storia dei giovani di allora, le loro difficoltà a trovare lavoro, la disoccupazione giovanile aveva cominciato ad essere importante. Lo scontro era quasi sicuramente in un ambito familiare, quindi le famiglie che i formavamo, quelle che andavano a vivere insieme. L’ho allargato come linea narrativa fin da subito cercando di fare una similitudine con un pensiero, una teoria dell’anarchismo. Cercando di dare un respiro più ampio e poi casualmente ha coinciso con gli eventi che sono andati a seguire.
La storia è raccontata con una venatura comica e surreale. Come sei riuscito a portare un tema così forte a Teatro?
L’ho scelto deliberatamente. La linea dei miei testi è quella di divertire il pubblico su tematiche profonde e drammatiche. E' uno spettacolo deliberatamente tragicomico, c’è sicuramente più di uno spunto di riflessione, però il sorriso e l’ironia sono le uniche armi che l’essere umano ha per resistere ai drammi che spesso incontra durante la vita. Ho scelto di metterlo in campo e di utilizzarlo sia nella narrativa dei miei testi ed un po’ a tutte le produzioni teatrali, sia per quanto riguarda i ragazzi, i bambini e gli adulti.
A te spesso piace provocare il pubblico, soprattutto con i titoli dei tuoi testi, come ad esempio con il precedente spettacolo “M’iscrivo ai terroristi”. Il pubblico come reagisce?
Sicuramente ci sono dei dibattiti prima, durante e dopo la stesura dei testi. Il titolo è solo un pretesto all’interno della drammaturgia e della storia. Per quanto riguarda “M’iscrivo ai terroristi”, il mio obiettivo non era quello di riferirmi alla situazione attuale di chi sta terrorizzando il mondo. Bensì mi riferivo ad uno scherzo telefonico degli anni 80-90 che sentivamo da ragazzini. Per utilizzarlo come similitudine delle caratteristiche dell’uomo medio di oggi.
In che senso “La storia di mezzo è una favola per adulti”?
I personaggi sono molto fiabeschi, si umanizza il gatto, il pesciolino. C’è una Musa della musica che in realtà è un Talent-scout che trasforma i musicisti mediocri in icone del Rock. In qualche modo si fa un salto nel surreale, nello stile “fumettoso” che mi diverte scrivere e viene presentato come una fiaba ma in realtà non è una fiaba per ragazzi ma viste le tematiche che ho scelto di affrontare una fiaba per adulti.
Questo spettacolo nella stagione 2014/2015 è stato record d’incassi. Quest’anno il Cast è stato in parte rinnovato. Che ruolo ha Gigi Palla?
E’ Amato un portiere militarizzato, un braccio comico della legge. E’ parte di Tex Willer che ci rimanda allo sterminio degli indiani. C’è Luca Restagno nel ruolo di Simone il protagonista e poi c’è Armando Sanna nel ruolo di Angel la Musa della Musica.
Come è nata la passione per il Teatro?
In realtà nasco come scrittore cinematografico, dopo le prime esperienze nel cinema, ho visto che con il Teatro, riuscivo ad avere una forma di espressione più diretta, riuscivo a rappresentare più facilmente quello che scrivevo. Dopo il primo testo “Chi è di scena” che ha avuto un grande successo, in qualche modo è diventata una prosecuzione logica l’attività di scrittura finalizzata al teatro. Lavorandoci ho scoperto la magia che si crea con il pubblico, oggi non riuscirei a scrivere niente che non sia per il Teatro.
Non trovi che la scrittura teatrale sia più libera, intesa come libertà di espressione, senza censure.
Sicuramente c’è la possibilità di creare dal nulla, di rappresentare qualsiasi situazione, qualsiasi emozione, qualsiasi spunto espressivo dà dei margini sicuramente molto più ampi della maggior parte delle altre arti.
Con questi successi pensi di aver realizzato il tuo Sogno o non è mai stato un Sogno?
Abbiamo fatto il primo passo. Il mio sogno è quello di avere una produzione sterminata di testi. Il mio sogno è quello di poter scrivere dalla mattina alla sera di Teatro. Ci stiamo provando con il mio gruppo, i ragazzi della Compagnia degli Arti gialli. Il mio sogno è abbastanza irraggiungibile, nel senso che vorrei fare lo scrittore H24. Abbiamo appena imboccato il sentiero e speriamo che questa strada ci porti il più lontano possibile.
Sei un Autore indipendente ed immagino avrai grandi difficoltà ad allestire gli spettacoli. Come riesci a superarle?
Con tanta fantasia, con tanto sudore e piano piano con il mio gruppo stiamo cercando di essere indipendenti, facciamo le scene, i costumi. Io faccio anche il disegno luci. Cerchiamo nel mio gruppo di lavoro composto da cinque persone di superare tutte quelle che sono le esigenze tecniche dettate dallo spettacolo così da poterci permettere di abbattere i costi, cercando di fare al meglio le nostre rappresentazioni.
Hai parlato della difficoltà dei giovani di trovare lavoro. Cosa consiglieresti a chi vorrebbe intraprendere il tuo mestiere?
Innanzitutto quello di saper convivere con il mal di testa e di stomaco perché non è il mondo di lustrini che immagina chi si approccia al Teatro, almeno all’inizio. E’ un lavoro artigianale che va fatto con cura, passione e resistenza alle fatiche del lavoro. Farlo con amore e senza aspettative che non corrispondono alla realtà. Il teatro non è il successo che ci immaginiamo quando idealizziamo il mestiere di attore e regista. Il bello del Teatro è quello di poter comunicare con lo spettatore in sala, nel momento in cui c’è la rappresentazione.

Elisabetta Ruffolo