lunedì 23 luglio 2018

La catanese Daniela Trovato presenta il suo ultimo romanzo “Avrei voluto parlarti di me”. L'intervista


Intervista di Andrea Giostra.

Ciao Daniela, benvenuta e grazie per la tua disponibilità. Ai nostri lettori che volessero conoscere qualcosa di più di te quale scrittrice, cosa racconteresti?

Innanzitutto grazie a te per avermi proposto l’intervista e avermi dato la possibilità di raccontare un po’ di me come donna e come autrice. Sono nata a Catania ma vivo e insegno ad Acireale. Ho 51 anni e sono madre di 2 splendide adolescenti. Il mio percorso letterario è iniziato 4 anni fa per caso. Ho collaborato con Edmondo Trombetta, uno scrittore milanese e mio prefatore dapprima scrivendo qualche breve racconto nei suoi libri e successivamente collaborando insieme alla stesura di “La strada di Lula”, poi cominciando a scrivere la mia prima raccolta “Profili”, tre racconti al femminile, a tutt’ora inedita. Successivamente ho scritto e pubblicato “Il frammento mancante”, poi “Aqua”, e adesso “Avrei voluto parlarti di me”, il mio terzo romanzo appena pubblicato con Il Convivio editore. Intanto scrivo brevi racconti e ultimamente sto rivolgendo il mio interesse letterario verso la poesia.

Ci parli del tuo ultimo romanzo, “Avrei voluto parlarti di me”? Qual è il tema dominante e quale il messaggio che vuoi lanciare ai tuoi lettori con questo scritto?

Il romanzo narra la storia di Zaira, giovane donna palermitana, che fugge dalla sua amata quanto amara terra siciliana per vivere serenamente, lontano dalla “Famiglia”, che vuole piegarla alle decisioni imposte dai Capi, in modo particolare dal padre, boss mafioso che gestisce traffici illeciti ed è presunto mandante di parecchi omicidi di stampo mafioso e politico durante gli anni di piombo. La sua fuga da Palermo è una metafora: fugge da ciò che è illegalità in tutte le forme per ritrovare sé stessa e portare avanti il suo progetto di vita che la vedrà realizzarsi dopo anni di studio della musica, molla per il suo riscatto morale. È un viaggio fisico ma anche psicologico, dove le tappe corrispondono alla crescita di Zaira, che comincia a prendere coscienza di sé e della realtà in cui è vissuta, cercando di trovare la strada che la porterà ad affrontare continui ostacoli interiori. Compagna e coprotagonista, la musica. Essa addolcisce i tratti narrativi e rappresenta il suo “canto”. Il romanzo utilizza i termini dell’agogica musicale infatti come titolo di ogni capitolo. Potrebbe considerarsi come una Sonata con variazioni sul tema, dove l’elemento tematico di base subisce lievi trasformazioni adattandosi ai personaggi che si muovono all’interno con leggerezza, quasi come note su un pentagramma. È, contemporaneamente, un romanzo di confronti, di analogie che si intrecciano via via nella fabula, tra le differenze di modi di vivere e dei ricordi che la protagonista racconta. All’interno si sviluppano storie drammatiche, a volte tragiche, che culmineranno in un evento difficile da dimenticare. Ogni sottotrama delinea una causa che determinerà l’effetto. Atmosfere vivaci dove aleggiano emozioni, angosce, dolore e felicità accompagnano la vita dei coprotagonisti, una sciarada di uomini, donne e ragazzi i quali entrano prepotentemente nella fabula, ognuno con le proprie peculiarità e caratteristiche. Essi animano il racconto e rappresentano per Zaira frammenti del suo passato che ritornano prepotentemente nel suo presente. Ogni personaggio è parte della vita di Zaira, Salvo, Renzino, Tommaso e si ricollegano alla storia mediante flashback della protagonista. L’incontro con don Gaspare e con Rubens sarà molto importante per la crescita spirituale e affettiva della protagonista. I due personaggi infatti giocano un ruolo predominante nella ricerca della sua identità. Il primo la aiuterà a trovare la fede spirituale, il secondo le darà l’amore e la speranza per ricominciare. Quando tutto sembra stia culminando al meglio, un evento inaspettato distrugge la speranza di Zaira. Il padre, che sembrava ormai un ricordo lontano nel tempo e nello spazio, rientra violentemente nella sua vita. La donna non lo perdonerà mai più scegliendo di continuare a vivere lontano e studiare fino a diventare una famosa concertista. La storia si conclude con la certezza che, dopo un intenso dolore, la vita ritorna ancora a sorridere con la sua tavolozza di cromie, anche se il nero è anch’esso un colore. Gli ambienti descritti mi sono familiari e caratterizzano una parte della Sicilia e immagini dell’Umbria. Un netto contrasto tra due terre, arida l’una, fertile l’altra. È un romanzo capovolto, dove l’inizio corrisponde alla fine.

Come nasce questa storia? A cosa hai pensato quando hai cominciato a scriverla?

Il romanzo è nato come breve racconto per partecipare a un concorso letterario, due anni fa. Era estate e ricorreva l’anniversario della tragedia del giudice Borsellino. Avevo sempre pensato di scrivere qualcosa sulla mafia, ma non il solito tema. Ecco che iniziai scrivendo del dramma di una donna, subito dopo un evento di stampo mafioso. Tratta un tema che noi siciliani abbiamo radicato, fa parte della nostra cultura e, purtroppo è luogo comune per tanti… e dimostrare che invece esiste gente onesta, che cerca di riscattarsi dal condizionamento culturale, sociale e ambientale, che prova a combattere il pregiudizio credo siano i motivi principali per cui il libro debba avere un suo percorso di conoscenza e di approfondimento. È un romanzo che denuncia fra le righe quanta “non accettazione” dell’Altro ci sia quotidianamente nella società odierna, dove si cerca sempre di essere il più forte schiacciando chi invece per carattere o per diversità tenta disperatamente di trovare un ambiente sereno.

Quando hai pubblicato il tuo primo libro e di cosa parlava? E il secondo?

Durante una vacanza in Trentino, restai incuriosita da una immagine, una casa bianca tra i boschi. La prima stesura aveva il titolo di “racconti dal lago”, con l’intenzione di narrare quadretti, cartoline di quei magici luoghi, così diversi dalla nostra Sicilia. Il racconto al solito per me non aveva una trama e una fabula già delineata e così man mano prendeva forma e soprattutto una strada completamente diversa da ciò cui mi ero prefissata. Nasce così “Il frammento mancante” che viene pubblicato nel 2014 e adesso in seconda ristampa con “Del faro editore”, casa editrice trentina. Il romanzo narra l’amicizia tra la giovane Livia ed Erich, un anziano ex ufficiale delle SS che, per la prima volta, decide di raccontare la propria vita e di affrontare il suo dramma insieme ai momenti che l’hanno profondamente segnata. Attraverso i ricordi dell’uomo, flashback del passato perfettamente incastrati tra loro, Livia scopre gli orrori che solo una guerra può causare nell’animo e nella psiche umana, eventi che la turberanno profondamente. L’affetto dell’uomo e l’incontro con un cucciolo di beagle renderà tutto meno doloroso. Livia incontrerà infine Ricky e con lui anche l’amore. Tutto sembra evolversi in modo positivo, ma qualcosa, un frammento, manca in quella complicata storia. Resta da sapere se la protagonista riuscirà a scoprire il mistero.
Nel 2016 pubblico Aqua, romanzo premiato in tanti concorsi letterari. Racconta la storia di Malika che, insieme alla madre Awa, affronta da clandestina, il “viaggio della speranza” dal Congo verso le coste della Sicilia, su un barcone fatiscente. La ricerca delle sue origini, di “riconoscersi”, di identificarsi e il bisogno interiore di placare i tumulti del suo animo, inquieto e agitato, porteranno Malika, dopo tanti anni, ad affrontare “il suo viaggio della speranza” per trovare il padre naturale che adesso vive in Sicilia. Eventi inaspettati sconvolgeranno il finale della storia, che si tingerà di “giallo”.

Secondo te, quanto è importante vincere un premio letterario per la carriera di uno scrittore? E perché occorre partecipare ai premi letterari?

La partecipazione ai premi e ai concorsi letterari implica un notevole coraggio. È mettersi in competizione, è accettare una classifica, è rendersi conto che chi legge il romanzo, lo giudicherà in modo soggettivo e si spera oggettivo. I miei romanzi hanno ottenuto molti riconoscimenti di merito, encomi e anche premi della Giuria e dulcis in fundo, il podio. Sono stata finalista quando li ho presentati come inediti e ho ottenuto il primo posto con “Avrei voluto parlarti di me” al premio internazionale Navarro 2018. Partecipare è farsi conoscere nel grande e complesso mondo letterario, è gratificante comunque al di là del risultato. Sai che hanno letto la tua opera e in genere ogni emozione che dentro ad esso viene esplicitata.

Quali concorsi letterari consiglieresti a giovani scrittori?

A quelli importanti. In giro vengono pubblicati centinaia di concorsi e ognuno ha una precisa caratteristica formale. Ogni emergente deve trovare quello che maggiormente si adatta alle caratteristiche del suo manoscritto, sia come genere sia come tematica. Si può anche considerare il discorso “pubblicazione” del manoscritto. Ma in quel caso tenere conto di molteplici fattori. Tipo considerare chi e come ti pubblicheranno. Purtroppo in giro le case editrici offrono contratti che non sempre fanno gli interessi dell’autore.

Quanto sono importanti le fiere del libro invece? A quali hai partecipato e perché proprio quelle? Che benefici letterari portano secondo te?

Beh, essere presenti alle Fiere e ai Saloni del libro è estremamente importante. Soprattutto se si ha la possibilità di incontrare i lettori e poter relazionare il proprio manoscritto in presenza. Poter esprimere le proprie emozioni a tu per tu con il pubblico, senza l’ansia che a volte coglie durante le presentazioni. È visibilità. Ho partecipato nel 2014, con Il frammento mancante al Salone di Torino.

Come definiresti il tuo stile letterario? C’è qualche scrittore, italiano o straniero, al quale ti ispiri?

Credo che dopo la stesura di 4 romanzi, abbia acquisito ed affinato un mio stile, un modo di scrivere che si percepisce in ognuno di essi. È una narrativa contemporanea, che tratta sempre e comunque temi di attualità e sociali visti in una chiave molto personale. Leggo molto, ma non mi riconosco in alcun romanziere. Non vorrei peccare di vanità… ma penso che ognuno “crei” il suo stile e nei miei libri c’è l’amore, un pizzico di “giallo”, c’è sempre la speranza. Utilizzo un linguaggio accessibile ma a volte mi piace trovare termini desueti, spaziando o prendendoli in prestito dalla filosofia. Calvino insegna: leggerezza, rapidità… coerenza. E un pizzico di ritmo e musicalità.

Quali sono secondo te le caratteristiche, le qualità se vogliamo, il talento, che deve possedere chi scrive per essere definito un vero scrittore? E perché proprio quelle?

Posso solo dirti ciò che sono io, come autrice. Nei miei romanzi si nota una scrittura “di getto”, pensata e messa su carta. Senza artifici e complicazioni. Il talento? Bisogna averlo non solo per scrivere trame interessanti o intriganti, ma si deve possedere un pensiero creativo che spazi liberamente oltre gli standard, in tutti i campi artistici. Aiuta molto essere poliedrici, non fermarsi solamente a contemplare un’arte piuttosto che un’altra. E naturalmente, avere un’ottima conoscenza delle basilari regole linguistiche, sintattiche e formali. Un editing dovrebbe essere senza “torno indietro che non ho capito” o “chissà cosa voleva scrivere” e altre frasi che porterebbero solamente a un “deve essere tutto rivisto”.

Qual è il ruolo del critico letterario secondo te? E Perché è importante per uno scrittore il suo giudizio, la sua opinione artistico-letteraria?

Un commento, una recensione di un critico letterario può solamente avvalorare un romanzo e il suo contenuto. A tal proposito, la scheda di lettura o la motivazione per cui un romanzo risulta premiato a un concorso letterario, dimostra la misura e la qualità dello scritto. Diventa una conferma e se esso è valido, far sì che debba essere conosciuto dal pubblico, dai lettori.

Come è nata la tua passione per lo scrivere, e qual è il tuo proposito, il tuo scopo nello scrivere i tuoi libri, i tuoi romanzi?

Per caso, e per caso ho continuato. Mi piace scrivere, mi crea un mondo fuori dal resto. Come ti dicevo in essi affronto temi sociali, facendo muovere all’interno i protagonisti come se partecipassero a scene di un film. La conoscenza, l’approfondimento, la ricerca… forse potrei dire che siano questi “lo scopo”. Ma non credo che allorché mi siedo a scrivere lo faccia con un intento mirato a…
Scrivo per dare un volto alle emozioni, ai sentimenti”.

Perché secondo te oggi è importante scrivere, raccontare con la scrittura?

Spesso si sente dire che scrivere aiuta a liberarsi interiormente, a eliminare le angosce che purtroppo quotidianamente assillano gli uomini. È confronto, è scoperta, è mettersi in gioco. Poi se esce fuori un bel racconto… in quel caso è gratificazione. Sicuramente fa stare bene con sé stessi e via via che inizi, non vorresti fermarti. Un artista in genere esprime le proprie passioni con i colori, con i suoni, con le parole perché è quello che vuole dare, il meglio dell’Io. Che si esterni con un romanzo o con un quadro o con la musica, dipende dalle doti interiori.

Cosa consiglieresti ad un giovane che volesse cimentarsi come scrittore, narratore? Quali i tre consigli più importanti che daresti?

Leggere, provare a scrivere, e avere coraggio. “Memento audere semper”, mai tirarsi indietro e tentare di affrontare le innumerevoli prove che la vita ci pone innanzi, cercando di superarle, senza abbattersi, anzi porsi degli obiettivi anche a lungo termine per ottenere il traguardo. Nella scrittura le parole si amalgamano con le emozioni. Quindi consiglieri di “far uscire” quello che si sente dentro, lasciandosi andare, osando.

Quali sono i tuoi prossimi progetti e i tuoi prossimi appuntamenti? A cosa stai lavorando? Dove potranno seguirti i tuoi lettori e i tuoi fan?

Adesso devo far conoscere “Avrei voluto parlarti di me” ai lettori, a chi crede nei mie scritti e a chi mi dà fiducia. Ho una pagina Facebook, “Daniela trovato autrice”, sui siti on line, come Amazon, IBS, Libreriauniversitaria, Lafeltrinelli, Mondadori… e naturalmente nelle librerie fisiche. Ho già in cantiere un altro romanzo, sto “colorando” e ampliando i vari capitoli. È la storia di un pescatore che vive il mare come se fosse la sua famiglia ed è ambientato in Sicilia, precisamente nel litorale jonico a Santa Tecla, un borgo marinaro frazione di Acireale. E infine ho scritto “21 perle”, una breve silloge di poesie che ha un unico tema, la “fralezza” dell’essere umano. La scoperta della poesia è stato un caso, un momento di “non felicità” …

Un’ultima domanda Daniela. Immaginiamo che sei stata inviata in una scuola media superiore a tenere una conferenza sulla scrittura e sulla narrativa in generale, alla quale partecipano tutti gli alunni di quella scuola. Lo scopo è quello di interessare questi adolescenti alla lettura e alla scrittura. Cosa diresti loro per appassionarli all’arte della scrittura e catturare la loro attenzione? E quali le tre cose più importanti che secondo te andrebbero dette?

Domanda complessa che prevede risposte multiformi. Premetto che sono una docente. Ho già affrontato una situazione del genere con i miei alunni. Un’esperienza di crescita per me ma soprattutto per loro. Hanno immaginato di essere giornalisti e ognuno aveva predisposto delle domande sull’argomento “scrittura” e “libro”. Incredibile la partecipazione e l’interesse mostrato da ognuno. Secondo me sta anche alla dialettica di chi espone cercare di interessare e coinvolgere i ragazzi. È sapersi porsi in positivo senza tediare, dialogando, dando input per pensare, parlare il loro linguaggio, senza fare saccenza, ma dare spazio al loro pensiero e chiedere “come avresti fatto tu se...”. è interazione ragionata e spontanea, è rispetto da ambo le parti, è ascolto e risposta. Credo che non siano solo tre le cose da dire. Non si può stigmatizzare una conferenza. Bisogna fare sempre in modo di sviluppare menti, pensieri, divergenze, criticità, e da una parola, come in un gioco a catena possono nascere visioni sull’argomento che spaziano dando entità e spessore a tutto ciò che i ragazzi pensano, senza porre ostacoli. Oggi la società si basa molto sulla tecnologia e noi non dobbiamo frenare il loro bisogno di “comunicare” sui social. Ma dai social cercare di imparare ad aprirsi verso altri orizzonti, più costruttivi e creativi.
Quindi “dialogo”, “confronto”, spontaneità.
Grazie per avermi dato la possibilità di parlare ed esprimere quello che penso.

Daniela Trovato

Andrea Giostra
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