martedì 10 aprile 2018

Susanna Barbaglia, una vita per la scrittura e il giornalismo. L'intervista

di Laura Gorini - Dolce, sensibile e con una grande voglia di scrivere, fare e informare. Susanna Barbarglia, dopo una lunga carriera di giornalista e di direttrice di importanti testate italiane, Confidenze in ultimo ordine di tempo, è ora consulente Mondadori. Ecco che cosa ci ha rivelato di se e della sua vita " a fior di penna"... 

Susanna, da molti anni sei una delle giornaliste più amate dalle italiane... Ma che ricordo hai del tuo esordio nel vasto mondo del giornalismo?
Ho iniziato prestissimo nel mondo dell'editoria, con un'assunzione appena uscita dal liceo, alla Rizzoli, nel settore dei libri d'arte, una delle mie passioni. Pochi anni dopo però, sono stata spostata alla Periodici, nella redazione dell'Europeo che in quel momento si era trasferita a Roma, per impiantare l'archivio di redazione. Se penso alla mia storia professionale mi sento una privilegiata. A parte i grandissimi maestri che ho avuto la fortuna di incontrare, allora era piuttosto facile, se ti consideravano idonea, portata, diventare giornalista. Certo si facevano dei gran gavettoni, ma io ero disposta a occuparmi di qualunque cosa. Sentivo che quello era il mio mondo, la mia professione. Da una testata all'altra, passando dal quotidiano al mensile di moda haute de gamme alla rivista specializzata, sono approdata ai femminili, ma sempre per mia grandissima fortuna, con una formazione ampia e a 32 anni ero già direttore. 
Com'è cambiato nel corso del tempo questo settore sia nel bene sia nel male?
Be' il settore si è notevolmente trasformato, evoluto, espanso con l'avvento del Web che, allo stesso tempo, ha cambiato proprio il modo di scegliere e trattare notizie e argomenti dal momento che nulla può più essere uno scoop. La professione è stata apparentemente frustrata per la crisi delle assunzioni: oggi l'età media dei giornalisti interni supera abbondantemente i 40 anni, ma io credo che i giovani che condividono la mia stessa passione, il fuoco per questo lavoro, oggi possono diventare manager di se stessi, molto più fuoriclasse di noi. È più dura, sicuramente, devi scordarti il posto fisso. Ma chi ha la volontà di seguire il cambiamento può davvero costruirsi una formazione originale e attuale in perenne evoluzione soprattutto nel Web.
Ma quindi l'avvento del Web lo ha peggiorato?
L'ha complicato, come ti ho detto prima, ma a mio parere proponendo una sfida affascinante che ti porta per amore o per forza ad ampliare la tua conoscenza anche tecnica.
E i Social Network che ruolo possono avere in esso? 
Ormai i Social Network sono imprescindibili dal nostro lavoro. Oltre a viralizzare pezzi e temi da dibattere in Rete, faccia a faccia con i lettori, aumentano la forza dei brand e la notorietà dei singoli giornalisti, potenziando di conseguenza l'immagine dei giornali cartacei.
Ritorniamo per un attimo al passato... È vero secondo te che il primo articolo non si scorda mai?
Emotivamente ti posso rispondere di sì, certamente. Ma poi negli anni, i pezzi si accumulano, a volte sei abbastanza soddisfatta (mai totalmente!), altre ti stupisci che i lettori li apprezzino perché li riscriveresti. Insomma, diventa una catena della quale ogni articolo, nel bene e nel male, ti emoziona sempre.
Chi ti ha introdotto e avvicinato a questo mondo?
Ricordo che al liceo l'insegnante di Lettere leggeva i miei temi in classe, diceva che tagliavo gli argomenti in modo molto "giornalistico". Io in realtà non avrei mai pensato di entrare con tanta facilità in questo mondo, non ci speravo. Prima della Maturità ero sicura di iscrivermi a Medicina, per una sorta di voto fatto a seguito di una malattia che mi aveva fatto molto soffrire e dalla quale ero uscita. In realtà, in famiglia erano terrorizzati da quella scelta: dicevano che ero troppo sensibile e che non avrei retto al dolore degli altri. Così la mia amica Stellina Fabbri, mi offrì l'opportunità di un colloquio in Rizzoli. Mi assunsero subito, perché nel settore Arte della Libri c'era un vuoto da colmare con una "tirapiedi". 
Quando hai capito che volevi farne un lavoro? 
Immediatamente. Dal primo giorno. Ero incantata dalla carta stampata. Dalla fabbrica che allora chiamavamo "I piombi" perché naturlamente si stampava ancora con le Linotype e le strisce di piombo (ti rendi conto?). E poi ho sempre amato scrivere. Mi sembrava un sogno.
La tua famiglia come ha accolto questa tua scelta? 
Hanno brindato! Temevano troppo che diventassi un medico...
Sii sincera: non ti sei mai pentita di averla fatta?
Mai! È stata un crescendo straordinario. 
In generale, sei una persona che si pente facilmente nel corso della sua vita?
No. Ritengo che gli errori ti aiutino a raddrizzare il timone, a ritrovare la rotta, a capire i tuoi limiti e anche le tue capacità. Ho sempre pensato che rifarei tutto quello che ho fatto, anche nella mia vita privata. L'unico vero, doloroso rimpianto è di non aver potuto avere figli.
E la tua vita oggigiorno com'è?

È la vita che mi sono costruita anche inconsapevolmente. In questo momento mi sento appagata. Ho appena lasciato la direzione di Confidenze, un giornale che amo molto e che mi corrisponde a pennello perché punta sulle emozioni più forti e più vere che tutti noi proviamo. Un giornale al quale ho dato tutta me stessa e che mi ha ripagato il doppio. Ora però, sento troppo forte la spinta a diventare più padrona del mio tempo dopo 45 anni di lavoro intensivo e prima che sia troppo tardi! Resterò consulente, ma avrò il tempo di seguire le mie passioni: la scrittura, il mio blog, la mia casa, i miei cani. Gli animali. Confesso di aver sempre vissuto ogni giorno come fosse l'ultimo, e così voglio continuare. Sentiamoci fra un po' e ti dirò con più chiarezza cosa farò da grande!