giovedì 8 marzo 2018

Marco Cagnolati, critico d’arte, a Fattitaliani: arte e vita sono fratelli siamesi. L'intervista

Marco Cagnolati, critico d’arte, ci parla della sua professione. Intervista di Andrea Giostra.

Ciao Marco, benvenuto e grazie per la tua disponibilità. Se volessi presentarti ai nostri lettori, cosa diresti di te? Come ti presenteresti per far sapere cosa fai e chi sei nel mondo dell’arte?
Mi presenterei dicendo: ecco a voi un artista prestato alla critica per volontà dei colleghi che hanno sete di competente verità e sono stanchi di sentire persone che, in possesso di lauree non pertinenti, si limitano, nel parlare di un’opera contemporanea, a ripetere ciò che hanno letto sui libri di storia. Dobbiamo divenire attori, il cui sapere dia la possibilità di fare scelte consapevoli. Per questo dobbiamo ascoltare il critico che critica, non l’imbonitore che parla bene di tutti o il professore istruito, ma non colto, che non capisce nulla di arte perché non ha ancora capito nulla della vita.
Ci parli dei tuoi ultimi lavori e dei lavori in corso di realizzazione? 
Gli ultimi lavori sono in collaborazione con la poetessa e scrittrice Elena Piccinini e rappresentano l’essenza della consapevolezza di essere creazione che, a sua volta, crea, riconoscendo la nostra provenienza e comprendendo dove stiamo andando. Inoltre, sono in corso di realizzazione opere che possono essere definite installazioni da parete, perché realizzate attraverso il concorso delle storiche arti maggiori e minori fino a quelle contemporanee e avanguardiste. 
Se dovessi definire il critico d’arte, come lo definiresti per farlo comprendere a ragazzi appassionati d’arte? 
Con i ragazzi mi limiterei a definirlo un esperto capace di evidenziare aspetti che non sono immediatamente visibili, se non addirittura occultati. 
C’è qualche critico del passato al quale ti ispiri? 
No, perché il passato è raccolto nei libri delle menzogne. 
Chi sono, secondo te, i più bravi critici nel panorama internazionale? 
Hans Ulrich Obrist e David Zwirner.
E con chi di loro vorresti lavorare e perché?
Con Zwirner, perché fa anche iniziative di beneficenza, finanziate con la vendita di opere degli artisti da lui curati. 
Quanto è importante la critica d’arte per un’opera artistica? 
È molto importante, perché l’analisi di assoluta correttezza e affidabilità consente di eliminare quegli aspetti di criticità che impediscono all’opera di migliorare in fase di esecuzione. Se invece è già eseguita, la critica ti indica dove è collocata, cosa vale, (o non vale), e perché. 
Oriente e occidente-  mista su cartone (Biro, pastello a cera, ducolite)- cm.50x70 - 1979

Chi sono, dal tuo punto di vista, i critici contemporanei più bravi?
Andrea Visioli e Eros Teodori. 
Come è nata la tua passione per l’arte?
È nata con la passione per la vita, perché l’arte e la vita non sono scindibili, sono fratelli siamesi: nascono, vivono e muoiono insieme. Invece la passione per il senso critico, nasce dall’esigenza di dimostrare che il Male non è onnipotente. È importante dire e far conoscere la verità in un mondo di menzogne che valorizzano l’infimo.
Perché, secondo te, oggi la critica d’arte è importante? 
Perché consente, attraverso la lettura critica dell’arte, di colmare l’abisso che separa il transitorio dall’eterno.
Survivart- part. - olio su tela e necro installazione - 2007 

Un’ultima domanda Marco: immaginiamo che ti trovi in un teatro, per esempio il Teatro Massimo di Palermo, per assistere a uno spettacolo che ha a che fare con il mondo dell’arte. Il conduttore è in ritardo e gli organizzatori, che tu conosci bene, ti chiedono di intrattenere per dieci minuti la folta platea composta da adolescenti appassionati di arte contemporanea e moderna. Cosa diresti loro, nei pochi minuti che ti sono stati concessi, per intrattenerli sul mondo dell’arte, per catturare la loro attenzione in attesa che arrivi il vero conduttore e dia il via allo spettacolo?
Buona sera. Benvenuti e grazie per aver dato, con la vostra presenza, un senso alla mia, anche se momentanea. Colgo l’occasione per provocare i miei colleghi, dicendo che, chi si lascia andare a speculazioni metafisiche o a imponderabili teodicee, non vi merita. Occorre un Critico dentro la vita, che si avvicini alla vita vissuta, alle esperienze individuali, non uno che, parlando ex cathedra, sciorini la propria cultura e si limiti a dare interpretazioni, per nulla esaurienti, sugli artisti. Molti hanno titoli di studio che certificano conoscenze che, in realtà, non possiedono. Sono acquiescenti e conformisti, anziché creativi e alternativi. Un tempo venivano prima i musei, poi le mostre. Ora il museo è diventato il magazzino al servizio delle mostre. L’arte di Caravaggio e della Grecia Antica rappresentava l’Arte contemporanea dell’epoca, perciò, chi non capisce e non apprezza l’arte contemporanea, non ha compreso nemmeno il valore dei Classici che dice di apprezzare. Sapete che cos’è oggigiorno il vero spettacolo? Dire la Verità. Grazie per avermi ascoltato. Come vedete, è arrivato il conduttore. Non mi resta che lasciarvi nelle sue mani. Buona menzogna a tutti!
Leggi qui gli articoli di Andrea Giostra
Carlo Cagnolati

Andrea Giostra