lunedì 12 marzo 2018

Francesca Ghezzani, mamma e giornalista a tempo pieno. L'intervista di Fattitaliani

di Laura Gorini - Ama il mondo della comunicazione fin da quando era poco più di una ragazza la dolcissima e frizzante giornalista e conduttrice televisiva Francesca Ghezzani. Ora è al timone del programma "E' salute" in onda su "E' live Brescia". 

Francesca, come sei arrivata alla conduzione?
Ci sono arrivata sostanzialmente per caso: il mio sogno è sempre stato quello di lavorare all’interno delle redazioni che si occupavano della realizzazione di programmi televisivi senza apparire in video, motivo per cui mi proposi nel 2003, ancora studentessa universitaria, all’emittente Rtb Network, che operava sul locale e sul nazionale attraverso un canale satellitare di Sky.
Ricordo ancora la data del mio provino televisivo, letteralmente catapultata davanti ad una telecamera senza alcun preavviso e del tutto priva di esperienza, tanto che posso affermare con assoluta certezza che le uniche volte in cui ero stata oggetto di riprese prima di allora era stato in occasione dei filmini di compleanno!
Fui scelta dall’editore e, da quel momento, ho scoperto che non solo devi abituarti a ricoprire più ruoli, ma anche che, quando le trasmissioni sono “tue creature”, è un piacere “metterci la faccia” e curarne la conduzione per meglio trasmetterne i contenuti.
Che cosa ti affascina della Tv?
Mi affascinano essenzialmente due cose: l’immediatezza con cui parli e comunichi ai telespettatori, motivo per cui preferisco di gran lunga la diretta alla differita, e il privilegio - chiamiamolo così - di vivere il dietro le quinte, conoscendo i retroscena, le dinamiche, i vizi e le virtù dei personaggi che davanti alle telecamera sono volutamente tenuti oscuri, la suspense del countdown prima di essere in onda.
Di anni ne sono passati dalla prima volta, ma gli studi televisivi e i set per me hanno tutt’oggi un fascino che non è mai tramontato.
Tu sei anche giornalista per testate cartacee: che cosa ami particolarmente della carta stampata?
Ne amo la fruibilità, lo sfogliarne le pagine, l’odore stesso della stampa, ma a livello di contenuti ritengo che oggi il formato digitale sia più facilmente consultabile attraverso smartphone, tablet, dispositivi vari. E’ un po’ come per i libri, preferisco leggerli “alla vecchia”, ma reputo indiscutibilmente più comodo e trasportabile il formato e-book.
In termini giornalistici ritengo che l’importante sia comunicare, qualsiasi mezzo va bene, che sia televisivo, cartaceo, web o radiofonico.
A favore della radio, però, aggiungo che sulla base della mia esperienza trovo l’ambiente radiofonico più collaborativo e meno competitivo di quello televisivo, forse il non apparire in video produce meno prime donne.
Quali sono - a tuo avviso -  le qualità necessarie che deve possedere un giornalista per essere definito bravo e di talento?
Deve avere il fiuto per le notizie, andarsele a cercare, verificare le fonti e non dimenticare mai l’aspetto etico/deontologico per non manipolarle, magari preso dalla necessità di fare scoop e facili sensazionalismi. 
A proposito: che cosa significa avere talento?
In ambito giornalistico significa saper scrivere e, se si fa televisione, essere in possesso di un volto telegenico e di una certa empatia, mentre per la radio ritengo opportuno saper modulare la voce per essere gradevoli a chi ci ascolta.
Tu come lo riconosci?
Lo riconosco quando sento in un giornalista una buona capacità oratoria ma senza fronzoli, che personalmente mi stancano, quando trovo in lui la dote innata di saper trasmettere e comunicare e, non da ultimo quando, mentre lo ascolto, percepisco una sorta di vibrazioni. 
In che misura ti affascina e che in misura - talora - ti spaventa?
Il talento, in qualsiasi cosa si faccia, mi lascia a bocca aperta e mi stupisce favorevolmente regalandomi emozioni. Sono felicissima quando trovo persone di talento da cui imparare per potersi migliorare. Mi spaventa solo nel momento in cui, pur di emergere, si schiacciano i piedi agli altri e si scende a compromessi. Non mi sono mai sentita a mio agio nella competizione e ritengo fermamente che, se il talento c’è davvero, non serva essere sleali e sminuire gli altri facendo loro lo sgambetto per salire sul podio più alto. 
Che donna sei oggi?
Sono una donna con le idee molto chiare sugli altri e su me, su quello che voglio fare e dove voglio arrivare. Per me il senso della vita risiede nel volersi migliorare costantemente, nel realizzarsi e seguire le proprie attitudini e i propri talenti.
Spesso le necessità quotidiane ti chiedono di mettere da parte la tua vera natura, ma poi questa a mio avviso ti viene a bussare e ti chiede anche gli interessi, perciò meglio cercare di lavorare duro per assecondarla.
Ho un profondo spirito di sacrificio pur di raggiungere le mete che mi sono prefissa, non sopporto la stasi perché questa non porta ad un miglioramento e, se non raggiungo gli obiettivi penso al piano b, c, d, e così via… tanto le lettere dell’alfabeto sono tante!
Inoltre, riprendendo le celebri parole attribuite all’attrice Meryl Streep, “Non ho pazienza per alcune cose, non perché sia diventata arrogante, semplicemente perché sono arrivata a un punto della mia vita in cui non mi piace più perdere tempo con ciò che mi dispiace o ferisce. Non ho pazienza per il cinismo, critiche eccessive e richieste di qualsiasi natura…”.
Che mamma sei?
Sono una mamma che cerca di fare tutto e bene, di essere presente e attenta e, per questo, sono una mamma che corre sempre, come la maggior parte delle donne che oggi devono conciliare vita privata e lavoro.
La professione di giornalista, poi, è nota per le sue “collaborazioni sparse” e questo non ti permette di chiudere la porta di una redazione senza pensarci più fino al giorno dopo, finito un lavoro hai di solito ancora le altre scadenze da dover rispettare e, perciò, ti porti a casa il lavoro che rimane.
La stanchezza è tanta, il tempo per me in questo momento lo definirei pressoché inesistente, però ritengo che l’essere mamma sia il regalo più grande che la vita può donarti se, chiaramente, desideri un figlio.
Basta un loro sorriso e tutto viene ampiamente ripagato dandoti la forza di una leonessa. Poi, nel mio caso, l’arrivo di mia figlia ha portato anche una ventata di nuove opportunità lavorative che aspettavo da tempo.
La vita dopo essere diventato genitore cambia radicalmente, devi essere in grado di rimodulare il rapporto di coppia, devi saperti mettere da parte e fare delle rinunce quando necessario, ma senza perdere di vista che anche tu esisti e sei una persona, con desideri e ambizioni che, se non vengono mai realizzati, sfociano in frustrazione e in negatività che, inevitabilmente, finisci per portare tra le mura domestiche con ripercussioni su ogni familiare.
Per noi donne è ancora difficile lavorare e fare figli, il senso di colpa è sempre dietro l’angolo e spesso dico che vorrei essere quattro persone: una mamma, una moglie, una giornalista e una donna, cioè colei che ha tempo per i propri hobbies, che si ritaglia degli spazi tutti per sé, che non è costretta a mettersi lo smalto in pausa pranzo mentre mangia, parla al telefono e fa la lista della spesa.
Forse, però, la sfida e il bello è riuscire a fare tutto questo in un’unica persona, consapevoli che sono fasi impegnative della vita da godere in ogni sfumatura perché passano veloci e non tornano più.