domenica 11 marzo 2018

Cinema, David Natale a Fattitaliani: mi piace la spontaneità della scena. L'intervista

David Natale, regista, sceneggiatore, scenografo, ci parla di cinema e del suo sogno hollywoodiano.nIntervista di Andrea Giostra.

Ciao David, benvenuto e grazie per la tua disponibilità. Se volessi presentarti quale artista della settima arte ai nostri lettori, cosa diresti di te? Come ti presenteresti per far sapere cosa fai e chi sei nel mondo della settima arte?
Ciao Andrea, grazie a te per questa intervista. Mi definisco un ragazzo molto determinato, che non si ferma davanti a niente. Quando mi metto in testa una cosa, nessuno me la toglie più. Sono un tipo tenace e quando prendo un impegno lo porto sempre a termine. A volte mi sento dire che sono un po’ pignolo, il che è vero, ma penso che in fondo sia una cosa buona. Sono del parere che le cose o si fanno bene o non si fanno proprio. Mi sono laureato con lode all’Accademia di Belle Arti di Napoli in scenografia per il cinema e la televisione portando una tesi su “Pionieri, innovatori, visionari e rivoluzionari del linguaggio cinematografico” parlando di alcuni registi che hanno fatto la storia del cinema dagli inizi ai giorni nostri. Il cinema è la mia vita, è la mia più grande passione. Durante gli studi accademici ho lavorato a spettacoli teatrali e cortometraggi che mi hanno permesso di fare esperienza. Parallelamente agli studi accademici in scenografia ho sperimentato la ripresa cinematografica, la fotografia, scritto dei soggetti e delle sceneggiature, e ho iniziato a fare i primi corti. Da qui è nata anche la passione per la fotografia. Regia, scenografia e fotografia sono tre attitudini che mi completano.
Ci parli dei tuoi ultimi lavori e dei lavori in corso di realizzazione?
Uno dei miei ultimi lavori è “What are we becoming”, un cortometraggio scritto, diretto, montato e autoprodotto da me. Parla di un futuro non lontano dal nostro, ambientato in una Londra tecnologica e all’avanguardia. Un mondo che sta cambiando, una tecnologia che ha ormai superato l’uomo, l’umanità che scomparirà sempre di più e le macchine che domineranno il mondo. Il protagonista è uno scrittore metà umano e metà macchina. Ha vissuto da umano e muore da macchina, ed è un uomo che non ha mai perso la coscienza e le emozioni che ha vissuto da umano pur essendo diventato una macchina. Questo corto l’ho mandato a decine e decine di festival del cinema nel mondo. Lo si può vedere tranquillamente su YouTube. In questo periodo ho scritto molti soggetti e sceneggiature, sperando di realizzarli quanto prima. Sto ultimando una sceneggiatura per un cortometraggio da girare quest’estate. Inoltre, sono anche uno scenografo, a breve dovrebbe uscire sicuramente qualche nuovo lavoro. 
Come definiresti il tuo stile artistico? C’è qualche regista, sceneggiatore, al quale ti ispiri?
Ci sono tanti registi che adoro e ognuno di loro ha qualcosa che mi affascina, ma se devo fare qualche nome direi Terrence Malick e Stanley Kubrick. Sono entrambi degli esteti. Malick punta molto sulle immagini di movimento, di transitorietà. Usa molte sospensioni narrative e le voci in fuori campo sono spesso frammentarie e interrogative. Trovo poetico il suo modo di rappresentare le persone, la natura, gli animali e tutto ciò che ci circonda. Poetico e spirituale. Nei suoi film spesso la macchina da presa si muove come un’altalena. I contre-plongée diretti sugli alberi, sul cielo, come a rappresentare la grandezza della natura o del divino. Per non parlare poi delle bellissime scelte musicali che accompagnano gli stati d’animo dei personaggi. Malick risveglia il nostro senso dell’Essere. Invece Kubrick lo adoro per la sua maniacalità delle inquadrature precise, dai precisi schemi seguendo parallelismi e simmetrie interne fino a sembrare un teorema geometrico, per non parlare poi dei complessi movimenti di macchina che attraversano lo spazio. Sono due registi che per quanto diversi, sono anche molto simili. Poi per il resto, quello che hanno fatto loro, non lo devo dire io. Parlano i loro film. Sono le mie principali ispirazioni per il mio stile. La mia cinepresa deve essere sempre in movimento, mentre gli attori devono sentirsi liberi, mi piace la spontaneità della scena. Le luci e i colori devono andare a creare un dipinto in movimento.
Chi sono secondo te i più bravi registi nel panorama internazionale? E con chi di loro vorresti lavorare e perché 
Oltre al già citato Malick direi Scorsese, Refn, Fincher, Nolan, Spielberg, Coppola, Iñarritu. Ce ne sono tanti di registi bravissimi, c’è l’imbarazzo della scelta. Lavorerei con tutti, perché sono grandissimi e c’è solo da imparare da loro.
Quanto è importante la sceneggiatura in una produzione cinematografica? Chi sono, dal tuo punto di vista, gli sceneggiatori contemporanei più bravi?
La sceneggiatura è molto importante, ma non del tutto fondamentale per l’ottima riuscita di un film. Esempi? The Revenant e Mad Max: Fury Road. Due film che sono stati criticati per la pochezza della sceneggiatura, ma che per il resto sono considerati dei capolavori. Amo alla follia The Revenant, forse soprattutto per la bellissima regia di Alejandro Gonzalez Iñarritu, la bellissima fotografia di Emmanuel Lubezki, e per l’interpretazione di Leo DiCaprio. Eppure non ha una grande sceneggiatura. Ce ne sono tanti di sceneggiatori che negli ultimi 10-15 anni hanno scritto per grandissimi film, ma sono pochi quelli prolifici, penso ai fratelli Coen o ai fratelli Nolan, ma anche a Terrence Malick e a Charlie Kaufman.
Come è nata la tua passione per la settima arte?
Non saprei dire con precisione quando è nata la passione per il cinema, ero un bambino e non ricordo l’età, ma ricordo sicuramente uno dei primissimi film che mi ha fatto innamorare del cinema, E.T. di Steven Spielberg. Ho iniziato sin da piccolo a vedere i grandi capolavori dei grandi registi. Quando ero bambino ero sempre incollato alla televisione a vedere film, ero affascinato e incantato da queste immagini in movimento, e dalle bellissime storie.
Perché, come molti giovani artisti del cinema, insegui il sogno hollywoodiano? Cosa ha Los Angeles in più e di diverso dal cinema italiano?
Hollywood è la mecca del cinema. Quando senti nominare Hollywood pensi subito alla grande industria cinematografica che ha prodotto i grandi capolavori, pensi ai grandi registi che vi hanno lavorato. Io non disprezzo il cinema italiano, anzi, lo venero. Venero i grandi registi come Fellini, Antonioni, Bertolucci, Leone… gente che ha fatto grande il cinema italiano e ha insegnato il cinema al mondo intero. Il cinema italiano, secondo me, è rimasto un po’ indietro. Ad esempio, in America si fa molto uso del digitale, cosa che in Italia è raro. Film di fantascienza, o comunque film dove si possono realizzare i personaggi o le ambientazioni in CGI in Italia è difficile realizzarli, non perché non ci sono persone competenti, ma perché costa molto farli e i produttori italiani preferiscono più puntare sulla commedia o su qualche drammatico. Un giorno mi piacerebbe realizzare qualche film di fantascienza.
Perché secondo te oggi il cinema, il teatro, sono importanti e vanno promossi e seguiti? 
Il cinema ed il teatro sono delle arti che abbracciano anche altre arti, ma sono anche i migliori mezzi di comunicazione e di divulgazione del sapere. Promuovere il cinema ed il teatro significa promuovere la cultura. La cultura è importantissima per me, perché senza di essa, l’uomo non si evolverebbe mai. 
Un’ultima domanda David, immaginiamo che ti trovi in un teatro, per esempio il Teatro Massimo di Palermo, per assistere ad uno spettacolo che ha a che fare con il mondo del cinema. Il conduttore è in ritardo e gli organizzatori, che tu conosci bene, ti chiedono di intrattenere per dieci minuti la folta platea composta di adolescenti appassionati di cinema. Cosa diresti loro, nei pochi minuti che ti sono stati concessi, per intrattenerli sul mondo della settima arte, per catturare la loro attenzione in attesa che arrivi il vero conduttore e dia il via allo spettacolo?
Semplice… parlerei di come è nato il cinema, quindi dell’invenzione del kinetoscopio di Thomas Edison, ma anche di alcune curiosità sui pionieri del cinema come Méliès che ha inventato i primi effetti speciali e altri trucchi cinematografici, di Ejzenstejn con la sua innovazione del montaggio, o anche delle nuove inquadrature di Griffith. Sono curiosità che alle persone farebbe piacere conoscere, secondo me. Sono curiosità affascinanti.
Qui gli articoli di Andrea Giostra 
David Natale
davenat7 (Instagram)

Andrea Giostra