lunedì 22 gennaio 2018

Libri, Fattitaliani consiglia "Robert e le avventure del mondo del sé 2" di Elena Piccinini. La recensione

Elena Piccinini, "Robert e le avventure del mondo del sé 2", LargoLibro Ed., Salerno, 2017. Recensione di Andrea Giostra
Ho letto con attenzione e interesse la raccolta di Favole di Elena Piccinini, “Robert e le avventure del mondo del sé 2”, recuperando la mia formazione psicoanalitica freudiana, e nello specifico utilizzando le griglie di lettura interpretative sulle Fiabe e sulle Favole che iniziano con Sigmund Freud e vengono poi sviluppate ampiamente da tanti suoi allievi, ed in particolare da due discepoli della scuola psicoanalitica, Bruno Bettelheim (1903-1990) e Marie-Louise von Franz (1915-1998).

I lettori che pensano che scrivere Favole o Fiabe sia un’attività letteraria secondaria e di minore interesse narrativo rispetto ai Romanzi o ai Racconti, compiono un formidabile errore concettuale e culturale che non consente giustificazione alcuna.
Il racconto intimo e riservato tra il genitore e il bambino, tra la nonna e il nipotino, rappresentano dei momenti di incisiva educazione e di efficace trasmissione di sapere e di esperienza, che non hanno eguali tra tutte le azioni educativa ed evolutive destinate ai bambini; non a caso il bambino, quando sarà un adulto, avrà per sempre impressi nella sua memoria, se li avrà vissuti nell’infanzia, quei momenti di magica intimità del racconto di Fiabe e Favole, che immaginiamo recitati da una calda voce genitoriale, illuminata dalla fioca luce di lume poggiato nel comodino accanto al letto del bambino. È questa la componente più interessante che ho immaginato leggendo le belle fiabe di Piccinini, l’intimità tra il narratore e l’ascoltatore, tra chi legge e chi ascolta, tra la simbologia delle storie e la cattura dell’attenzione del bambino che ho supposto ad ascoltare accanto a me che leggevo.

Non è un caso che da oltre duemila anni, nella cultura occidentale, i più grandi intellettuali e scrittori di sempre, si siano cimentati con grande impegno e convinzione nel narrare Fiabe e Favole; da Esopo (620 a.C.-564 a.C.) e Fedro (20 a.C.– 51 d.C.), fino a scrittori più vicini a nostri tempi, basti ricordare i fratelli Grimm (Jacob Ludwig, 1785-1863, e Wilhelm Karl, 1786–1859), Voltaire (1786-1859), Oscar Wilde (1854-1900), Italo Calvino (1923-1985). Il successivo interesse della psicoanalisi, a partire dalla metà del secolo scorso, ci fa comprendere la grandissima valenza educativa e pedagogica delle Favole e delle Fiabe. Come sostiene Bettelheim, le Fiabe e le Favole assumono un potente valore rappresentativo e simbolico della nascente struttura di personalità del bambino; o come sostiene Marie-Louise von Franz, di formazione junghiana, le Fiabe e le Favole racchiudono magnificamente e delicatamente gli archetipi e i simboli onirici della vita interiore di qualsiasi essere umano, che vengono assimilati metaforicamente dal bambino che ascolta.

La scrittura di Piccinini e scorrevole, semplice ma al contempo sofisticata, elegante ed essenziale insieme. I temi trattati sono interessanti, e probabilmente emergono impetuosamente dal suo mondo interiore e dalle sue fantasie infantili con un vigore narrativo che lascia traccia nella riflessione del lettore. Gli “oggetti” sono molteplici e sempre attuali: l’esperienza, la cultura, il destino, il fato, la solitudine, la morte, l’abbandono, l’adozione, la genitorialità, la paura, il coraggio, l’educazione, la cattiveria, l’amore incondizionato, la fede, la speranza, l’immaginazione. Insomma, quei temi che già Esopo e Fedro, oltre duemila anni fa, videro come essenziali per scrivere e recuperare antichissime Favole, da trasmettere ai bimbi di allora e alle generazioni future, verità morali e insegnamenti etici frutto della saggezza e dell’esperienza maturata dagli adulti tra vizi e virtù.

Il protagonista di tutte le Favole della Piccinini è Robert, un cagnolino con orecchie da elefantino, che si avventura in episodi accomunati da emozione e pathos di vita vissuta o immaginata.
Le Favole sono arricchite da disegni ideati e realizzati dall’autrice in collaborazione con il noto artista e disegnatore Marco Cagnolati.


Post-Scriptum:
Scrivere delle Favole di Elena Piccinini, senza che il lettore abbia chiari i diversi significati che nella cultura occidentale hanno assunto nei millenni termini quali Fiaba, Favola, Racconto, Parabola, Novella, etc…, vuol dire non essere nelle condizioni culturali per cogliere la vera essenza pedagogica, culturale e di psicologia dello sviluppo del bambino, che assumono le narrazioni vocali tradizionali, oggi sostituite, con formidabile leggerezza, dall’infinita disponibilità di giochi multimediali e da una cultura di massa dominata dal conformismo depersonalizzato e dalla omogeneizzazione verso modelli commerciali sempre più superficiali e iperprotettivi per l’infante al quale storicamente le Fiabe e le Favolo sono state destinate.
Nella nostra esposizione quello che ci interessa sono le Favole e le Fiabe, e su questi due modelli narrativi scriveremo qui una breve esposizione cercando di spiegane il significato. Come faccio spesso, chiedo a Treccani, lasciando a margine la Psicoanalisi, di darmi un aiuto dopo una mia breve definizione.
Per Fiaba si intende un racconto fantastico e magico che vede come protagonisti esseri umani.
Per Favola si intende una breve narrazione che racchiude delle verità etiche e morali, e che in genere vede protagonisti, oltre ad esseri umani, animali, soggetti inanimati, divinità, spiriti, etc...
Come più approfonditamene ci spiega Treccani:
«Fiaba. La fiaba è un racconto di avventure in cui domina il meraviglioso, tanto negli episodi come nei personaggi, e che ha di solito come protagonista un essere umano, nelle cui vicende intervengono spiriti benefici o malefici, demoni, streghe, fate. Rispetto alla favola, in cui in genere i protagonisti sono animali o esseri inanimati e il cui scopo è quello di comunicare una verità morale o un insegnamento di saggezza pratica, la fiaba ha carattere decisamente più fantastico ed è di norma priva di un fine morale. Gli studi d'impostazione psicoanalitica danno una lettura in chiave simbolica dei temi e delle figure della fiaba, sino a farne dei veri e propri archetipi.»
«Favola. Breve narrazione per lo più in versi. Quando si parla di favola come genere letterario, ci si riferisce comunemente a quella i cui caratteri fondamentali furono segnati già da Esopo e universalmente diffusi da Fedro: essenziale è che essa racchiuda una verità morale o un insegnamento di saggezza pratica e che vi agiscano (a volte insieme a uomini e dei) animali o esseri inanimati, sempre però tipizzazioni e quasi stilizzazioni di virtù e di vizi umani. Da notare però che l’animale perde talvolta, e sempre più frequentemente quanto più ci si avvicina ai tempi moderni, ogni caratterizzazione psicologica peculiare, diventando semplice pretesto per introdurre la conclusione morale. È difficile distinguere la f. dall’ apologo, se non forse per il fatto che in questo possono agire anche solo uomini e il fine morale è assolutamente predominante, sì che non si ha neppure il tentativo di personalizzare i protagonisti; similmente è difficile distinguere l’apologo dalla parabola, se non per il fatto che quest’ultima parola è ormai riservata agli apologhi evangelici. Possibile invece, e necessario, distinguere la f. dalla fiaba anche se il confine tra esse è incerto, tanto che le due parole sono talvolta impropriamente usate l’una invece dell’altra.»
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ANDREA GIOSTRA