giovedì 21 settembre 2017

Gustavo Zagrebelsky, “Contro la dittatura del presente. Perché è necessario un discorso sui fini”. La recensione

Gustavo Zagrebelsky, “Contro la dittatura del presente. Perché è necessario un discorso sui fini”, Ed. Laterza, Roma, 2014. Recensione di Andrea Giostra.

Viviamo ancora in democrazia oppure siamo immersi in un sistema post-democratico del quale non riusciamo a capirne il significato ed i veri fini?
Possiamo oggi parlare di sovranità dello Stato democratico oppure sono le oligarchie, le multinazionali e i centri di potere finanziario a governare le democrazie?
Come può uno Stato fortemente gravato dai debiti definirsi uno Stato libero e veramente democratico?
Cos’è diventata oggi la democrazia?
Sono questi gli interrogativi ai quali Zagrebelsky, con semplicità disarmante, risponde consapevole che oggi, tutti i potenti, tutti i politici, tutti noi indistintamente, “parliamo di democrazia sapendo che usiamo una parola mentitrice, che si presta alla menzogna. In questo si distingue dalle parole che indicano altre forme di governo come dittatura, oligarchia, ecc. Queste poterono presentarsi per quello che erano. La democrazia no. La ragione è che, dal secondo dopoguerra, democrazia è diventata parola che usiamo per tutto ciò che di buono, di giusto, di degno c’è nella vita collettiva, nelle relazioni internazionali, politiche, sociali, fino alla dimensione più piccola, quello dei rapporti interpersonali di coppia. Ai giorni nostri la democrazia, alla luce dei risultati ottenuti, dovrebbe semplicemente essere rivisitata nella sua accezione condivisa acriticamente dalle masse, dal popolo, dalla gente comune, ed assumere, invece, il significato che le spetta per diritto acquisito per tutte” le promesse non mantenute a causa dei fattori corruttivi che ha generato: le corporazioni, le oligarchie, l’insufficiente diffusione nella società, il potere invisibile, la diseducazione civile, il predominio dei tecnici, il peso degli apparati burocratici, l’inefficienza”, come direbbe e come ha già scritto nel lontano 1984 Norberto Bobbio ne “Il futuro della democrazia”.
Se è vero che la democrazia si è rivelato un sistema di governo e di rappresentanza che ha prodotto disuguaglianze, corruzione e ingiustizie, qual è la forma di governo che dovrebbe darsi il popolo?
Quale il futuro della società civile del XXI secolo?
Perché diventa necessario un discorso sui fini?
“La crisi provocata dalla finanza ci ha rubato il futuro. Lo ha letteralmente seppellito sotto le paure del presente. Tocca a noi riprendercelo”.
È questa l’unica alternativa che suggerisce Marc Augé nel suo saggio “Futuro” (2012). Se vogliamo veramente guardare al nostro futuro e al futuro dei nostri figli, è a queste domande che dovremmo dare una risposta per trovare un’alternativa al sistema democratico attuale. Il rischio, altrimenti, è lo stesso vissuto dagli abitanti dell’isola di Pasqua la cui autodistruzione rappresenta un grandioso e minaccioso apologo su come le società possano distruggere da sé il proprio futuro per gigantismo e imprevidenza.
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ANDREA GIOSTRA