martedì 20 giugno 2017

FATTITALIANI INTERVISTA ANNALISA RODEGHIERO: QUANDO LA POESIA SPOSA L’ELEGANZA

Eccoci puntuali all’incontro con una Poetessa che, con giusta ragione, si può definire tale. Ha una dote rara: la bellezza dell’anima. A questa conclusione arriva chi legge i suoi versi. Puliti, garbati, riesumano le pulsioni più profonde e, con un linguaggio elegante, veicolano il messaggio di una Donna, di una Madre, di una Moglie. Dalla Poesia della Rodeghiero emergono tutti questi ruoli con la sofferenza, la gioia, le delusioni e la felicità che sono, poi, nella vita di tutti.

Ha pubblicato: Percorrimi tutta per Art & Print (2013), Di spalle al tempo per Venilia Editrice di Natale Luzzagni (2015) con prefazione di Stefano Valentini, Versodove per Blu di Prussia (2017) con prefazione di Nazario Pardini.
Sui testi poetici sono presenti in Leucade Antologia poetica a tema il padre curata da Nazario Pardini, Edizioni Enoteca Letteraria in collaborazione con Iplac (2016), nell’Antologia Poetica Prendi un verso dai poeti e dipingi un mondo di pace Edizioni Africa solidarietà onlus (2016), nell’Antologia Pensieri d’amore a cura di Rina Gambini Edizioni del Porticciolo (2017) e in numerose Antologie legate a Premi Letterari. 
Collabora con riviste letterarie nazionali cartacee (Il Porticciolo, rivista di informazione, approfondimenti e notizie di cultura, arte e società) e on line (collaboratrice del blog letterario Alla volta di Leucade di Nazario Pardini) con note critiche e testi poetici.
Della sua poesia si sono occupati autorevoli critici e poeti. 

Bentrovata Annalisa. Siamo in estate, una stagione dedicata, in parte al relax e ad occuparci di ciò che si ha voglia di fare. Sono in molti a leggere e dare qualche spiegazione e saggi consigli può essere utile. Innanzitutto chi è Annalisa Rodeghiero?
Sono una donna sposata, madre felice di due figli maschi, grata al destino per avermi fatta nascere ad Asiago, sull’Altopiano dei Sette Comuni dove mi sono riempita gli occhi e dunque l’anima della bellezza incontaminata dei colori della mia terra, nelle diverse stagioni dell’anno. Mi sono trasferita a Padova per gli studi universitari.  La formazione scientifica mi ha portato a insegnare matematica e scienze in quella che mi piace continuare a chiamare con il vecchio nome di Scuola Media, scuola dell’obbligo, scuola quindi di formazione. Parola impegnativa che rende l’idea della bellezza, dell’importanza e della responsabilità di tale lavoro. Un “mestiere”, così voglio definirlo, che, se svolto con dedizione come fa un artigiano con i prodotti che sforna, può procurare soddisfazioni impensabili.  Cosa c’è di più delicato che “mettere un segno dentro”, un germe, un’idea che, al di là dei contenuti, faccia crescere nei ragazzi la curiosità della conoscenza, del sapere?   

Chi è invece la Poetessa e quando ha cominciato a scrivere?
Solo attorno ai cinquant’anni ho avuto la gioia di iniziare a scrivere poesia. La poesia, una passione antica, coltivata già sui banchi di scuola e poi mantenuta negli anni come lettura sempre presente e indispensabile, mi ha quindi cercata tardi ed io ho avuto la fortuna di accorgermene e di rispondere. Ora è parte integrante della mia vita, è un’altra vita che in sé racchiude tutto ciò che già c’era prima in me. Non era scritta su carta ma nel mio essere donna, nel mio sentire, nel mio rapportarmi agli altri. Forse per questo, la risposta è stata immediata, spontanea e così naturale da poter dire che ora non riesco più a distinguere il mio essere Annalisa Rodeghiero dal mio essere poetessa. 

Dice Khalil Gibran: “ La Poesia non è un modo di esprimere un’opinione. È un canto che sale da una ferita sanguinante o da labbra sorridenti”. Cosa è la Poesia per Lei?
Non credo che la poesia si possa definire. La poesia per me è un modo di vivere, di essere, di porsi. Si può vivere in poesia senza necessariamente scrivere poesia ma non si può essere poeta autentico senza fare della propria vita, poesia, senza essere già nel pensiero, poesia. Credo che la poesia si generi comunque dalla necessità di indagare il mistero della vita. Credo sia essa stessa mistero, credo si compia quando ciò che ci sta più a cuore, ciò che ci appartiene nella gioia piena e soprattutto ciò che ci tormenta come sentimento, riesce a manifestarsi visibilmente e nella sua verità viene tradotto. Ecco allora che mi trovo d’accordo con le parole di Khalil Gibran, da Lei citato a proposito del canto che sale da una ferita sanguinante o da labbra sorridenti.   “La poesia non è un modo di esprimere un’opinione”. Scriveva Pascoli nel Fanciullino (1897): “Il poeta è poeta, non oratore o predicatore, non filosofo, non istorico, non maestro…”. 

La poesia ha anche una veste metrica, Lei con quale si esprime?
La poesia è un abbraccio tra forma e contenuto, sostanza di un impasto inscindibile da cui prende corpo il testo. Penso che la conoscenza della metrica possa essere utile al poeta, perché essa serve ad educare il senso estetico-musicale. Una poesia deve essere eufonica, i versi devono produrre una musicalità in grado di emozionare e coinvolgere il lettore. I poeti restano pur sempre dei cantori, indipendentemente dalla scelta di modernità del linguaggio. Ho scritto poesia in metrica, ma ho poi scelto definitivamente la forma a verso libero perché mi permette di esprimere senza vincoli, in piena libertà il mio sentire. Mi capita comunque, a volte, di contare le sillabe. Sempre dopo averle già scritte, e allora sorrido accorgendomi che miei, sono ancora gli endecasillabi o i novenari che inanellano il verso libero.
Per chi scrive e perché?
Scrivo perché sono stata scelta e scrivo per me stessa. Perché sento la necessità di farlo, perché non scrivere è non vivere. Mentre scrivo non penso a chi mi leggerà ma scrivo sperando di essere sempre letta come ora accade. Scrivo sapendo, che a prescindere dal senso che ho dato alla poesia, ogni lettore leggendomi troverà se stesso e probabilmente darà alla poesia un’interpretazione magari diversa dalla mia. Il poeta è in fondo un mediatore che fornisce al lettore la possibilità di capire un po’ di più se stesso. Questa è la bellezza della polisemia di cui spesso si parla.
Qual è per Lei la situazione ideale per scrivere?
Credo che non ci sia una situazione ideale per scrivere. Se davvero ci fosse, là, troveremmo riuniti i poeti ad esultare. Sono convinta, che come accadde quella indimenticabile prima volta, sia sempre la poesia a cercarci. E ci può cogliere in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento. L’importante è non cercarla, e pur conoscendo la sofferenza dell’abbandono, non scoraggiarsi quando non si fa vedere ma farsi trovare pronti all’occorrenza e avere sempre una penna a portata di mano, quando ritorna. Non credo alla scrittura come esercizio quotidiano, come mi è capitato di sentir dire, non credo alla poesia scritta a tavolino, alla poesia d’occasione, non credo nemmeno alla necessità delle scuole di scrittura, ai tanti laboratori che proliferano ovunque. Fondamentalmente non credo che la poesia possa essere insegnata. Credo al laboratorio d’ascolto, all’esercizio fatto su se stessi che porta a progressivi, continui miglioramenti. Scrivere è di volta in volta sperimentare il valore della parola, nel tentativo di scoprire se essa sia in grado di tradurre le nostre sensazioni e percezioni.  Credo al confronto continuo con altra poesia sia classica che contemporanea, essendo la scrittura figlia anche di buone letture.
Qual è la dinamica tra ispirazione e creazione?
Senza ispirazione non c’è poesia. Il primo verso, che può anche diventare l’ultimo della poesia, è una sorta di “verso degli dei” che viene posto tra le dita. Non si sa bene da dove arrivi ma s’impara molto presto a riconoscerlo. Frutto forse dell’inconscio che cattura un attimo, una situazione, uno stato d’animo presente o già passato e che via via si srotola in versi che, da soli prendono strade impensabili, dando forma alla nuova creazione. Non è come scrivere sotto dettatura, tutto è mediato dalla sensibilità e dall’ingegno del poeta che crea immagini e contenuti nella forma a lui più congeniale. Per quanto mi riguarda trovo sia importante riuscire a rimanere fedele al suggerimento ispiratore che mai sacrifico per esigenze di sperimentalismi o in strutture chiuse. Qualche ritocco, nel tentativo di ottimizzare forma e contenuto e poi l’estasi, la gioia piena di avere scritto. Da quel momento la poesia diventa di tutti, diventa bellezza che si riversa nell’universo stesso da cui era partita.

Quali sono i suoi Poeti preferiti e perché?
La domanda mi mette un po’ in difficoltà perché sono una lettrice insaziabile di poesia, perennemente spinta dalla curiosità di conoscenza e anche dal confronto con il nuovo. In età giovanile ho amato Neruda, Prévert, Salinas, grandi cantori dell’amore che è il cardine attorno a cui si muove tutta la mia poesia. Più tardi ho imparato ad amare Dante, Leopardi, Pascoli, i nostri maestri. Tra i poeti del Novecento scelgo Ungaretti. Negli ultimi anni mi sono avvicinata a Sereni, Caproni, Rescigno e ora tra gli italiani contemporanei amo profondamente la poesia di Luciano Luisi e di Sandro Angelucci. Tra gli stranieri non posso non citare Rainer Maria Rilke , T. S. Eliot e Wislawa Szymborska.  Tra gli stranieri contemporanei la poesia di Adam Zagajewski. 

Un Poeta, secondo lei, ha delle responsabilità? Se si, quali?
Il poeta è un prescelto, un mediatore di cui la poesia si serve per parlare con la sua lingua al mondo. La poesia è uno stato di grazia, una missione quasi profetica. Il poeta ha quindi la responsabilità di esserle fedele, riuscendo a tradurre il suo messaggio mantenendone l’efficacia e la bellezza. La poesia è un vettore, ha un senso se in essa c’è un messaggio, se non è solo vocabolario, se non si fonda sul pensiero inconcludente o vanesio. La poesia, pur partendo dal personale tende all’universale e quindi si fa interprete dell’umanità e dovrebbe, attraverso la parola smuovere le coscienze. Può farlo, solo se riesce ad emozionare, attraverso la forza della parola depurata da certe banalità del linguaggio quotidiano. I poeti devono essere custodi e difensori del linguaggio a cui devono restituire forza e valore. La poesia è considerata la forma più alta e sublime di comunicazione. Ecco perché il poeta ha la più grande delle responsabilità e ha l’obbligo di fare sentire la sua voce.

A Palermo, sul grande frontale del Teatro Massimo, aperto al pubblico nel 1897, è incisa una frase che dice: L’Arte rinnova i popoli e ne rivela la Vita. Cosa le fa pensare questa frase e il suo punto di vista.
La frase incisa sul frontale del Teatro Massimo va a rafforzare ciò che ho appena detto. Credo che la poesia, come ogni forma d’arte aiuti l’uomo a tendere verso l’obiettivo insito nella sua stessa natura e cioè proiettarsi verso l’alto. L’arte si concretizza nella mente quando in essa irrompe un lampo in grado di mettere in luce un aspetto positivo o negativo della vita che, in qualche modo si svela. Un artista che svolge bene la propria missione può allora fornire stimoli al risveglio delle coscienze e quindi al rinnovamento di un popolo senza la pretesa di essere un supereroe.

Se Lei dovesse spiegare a dei ragazzi cos’è la Poesia, cosa direbbe?
I ragazzi e, soprattutto i bambini, sanno meglio degli adulti cosa sia la poesia. I bambini abitano la poesia nella loro primitività vitale ed espressiva. Se dovessi spiegarla (ma credo che la poesia non si possa spiegare), direi comunque che la poesia è silenzio, è ascolto, è bellezza d’ordine superiore. Direi che è speranza, intesa come desiderio di crescere senza arrendersi, direi che è uno strumento di esplorazione dell’universo e dell’universo della parola che non può essere continuamente impoverita, violata, snaturata.
Ha dei testi da consigliare oltre ai suoi? 
Dopo avere nominato i poeti che prediligo, se proprio devo scegliere, consiglio la lettura dell’opera omnia della Szymborska La gioia di scrivere. Ed. Gli Adelphi. La raccolta contiene poesie irrinunciabili e poi, dopo avere tanto parlato di poesia e della sua sostanza, quale titolo più bello vi posso lasciare, nella speranza che la poetessa vi trasmetta la stessa gioia di leggere che ha procurato in me?
Ringraziamo Annalisa per le sue esaurienti ed appropriate risposte e Le auguriamo tanti successi che premino il suo cammino poetico.  Leggendo i suoi versi il silenzio si riempie di note e come Lei stessa dice……proprio nel silenzio vedo parole alzarsi al cielo come foglie. Carezze sul mistero delle cose (tratto da Versodove di Annalisa Rodeghiero) 

4 commenti:

  1. Sonno letteralmente affascinato dalle dichiarazioni rilasciate a Fattitaliani da Annalisa Rodeghiero. Condivido dalla prima all'ultima parola e sono fermamente convinto che sia questa la vera dimensione della poesia. Quella dimensione "interiore" (non "soggettiva", ma sottolineo "interiore") che l'umanità odierna deve assolutamente scoprire, o riscoprire, per uscire dalla superficialità vanesia e parolaia in cui, di sua volontà, è precipitata. E' vero: la poesia è parola, ma non parola che nasce dalla parola, bensì parola che sgorga dal silenzio, dall'azzeramento di ogni sovrastruttura e di ogni luogo comune. E faccio mio questo assunto: "I ragazzi, e soprattutto i bambini, sanno meglio degli adulti cosa sia la poesia". Mi complimento con la poetessa e con la sua intervistatrice, Caterina Guttadauro La Brasca, cui invio un caro saluto.
    Franco Campegiani

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  2. Bella intervista. Complimenti.

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  3. Essendo stato citato e avendo avuto l’onore di figurare, in ottima compagnia, tra i contemporanei prediletti da Annalisa Rodeghiero, il mio commento – forse – potrebbe apparire di parte, ma posso assicurare che non è così.
    Conosco la poesia della Rodeghiero: mi ha colpito fin dalla prima lettura, da quando lessi una poesia – tratta da "Di spalle al tempo" – dal titolo "Delirio".
    Riconobbi in quei versi il linguaggio, la comunicazione, il suono della parola poetica autentica. La stessa, inconfondibile, che ora ritrovo nelle risposte a questa interessante intervista rilasciata dalla poetessa a Caterina Guttadauro La Brasca (che saluto amichevolmente).
    E, a costo di sembrare ripetitivo (l’amico fraterno Franco Campegiani non avrà nulla in contrario, anzi…) desidero concludere dicendo anch’io: “condivido tutto dalla prima all’ultima parola”.


    Sandro Angelucci

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  4. La verità si alimenta sulle labbra dei poeti autentici. Dice bene Franco Campegiani, che ringrazio sentitamente per il suo prezioso contributo: l’umanità odierna dovrà necessariamente compiere il passo di superamento della superficialità. La parola meditativa come quella di Campegiani, quella che sgorga dal silenzio, potrebbe con la sua forza, ribaltare il mondo.
    Lo sa bene anche Sandro Angelucci e la sua poesia vera, altamente spirituale e spesso di denuncia ne è la dimostrazione. Lui ha amato in me “Delirio”, io in lui “Verticalità” (Ed. Book, 2009) fin dalla prima lettura.
    C’è delirio nella verticalità dello sguardo, se intenso sa arrivare oltre il limite visibile e tangibile della terrenità.
    Desidero ringraziare pubblicamente anche Caterina Guttadauro La Brasca per l’intervista interessante e Il direttore di Fattitaliani, Dott Giovanni Zambito per avere pubblicato l’intera intervista. È lodevole che in una rivista non prettamente letteraria sia stato dato ampio spazio alla poesia, considerata erroneamente da alcuni, la Cenerentola della letteratura.

    Annalisa Rodeghiero

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COMMENTI
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