giovedì 2 febbraio 2017

Venezia, Palazzo Franchetti: arte e scienza in “Our Place in Space”. Parlano Antonella Nota e Anna Caterina Bellati

Da oggi a Venezia, al Palazzo Franchetti sul Canal Grande, una mostra unica nel suo genere: “Our Place in Space”, il nostro posto nello spazio. L’iniziativa è della Nasa e di Esa, l'Agenzia Spaziale Europea, che per realizzarla utilizzano una ventina di foto e 4 video con le immagini dell’universo inviate negli anni dal telescopio Hubble, accompagnate da opere create “ad hoc” da dieci dei migliori artisti italiani contemporanei. L’esposizione rimarrà aperta fino al 17 aprile per poi spostarsi in altre località in Europa, tra cui Monaco di Baviera, negli Usa e in Australia. A fine marzo, Venezia ospiterà inoltre il 4/o Congresso Mondiale di Astrofisica con la partecipazione di astronauti, premi Nobel e astrofisici da tutto il mondo. Il servizio di Adriana Masotti: 

Arte e Scienza, su piani diversi, tentano di dare risposta alle domande più profonde dell’uomo: da dove veniamo? Qual è il nostro posto nell'universo? Siamo soli o esistono altre forme di vita?  Le foto inviate da Hubble nei suoi 26 anni di attività, allargano il nostro orizzonte all’infinito svelando la bellezza e la maestosità del cosmo, a partire dai nostri vicini: le facce di Marte, la grande macchia rossa di Giove, le aurore di Saturno, fino alle Nebulose dove si può osservare l’evoluzione delle stelle e alle vastissime Galassie ai margini dell’universo. Ascoltiamo Antonella Nota, project scientist di Esa per la missione spaziale Hubble, una delle due curatrici della mostra:  

“Le immagini che abbiamo scelto per la mostra sono state scelte in base alla loro bellezza, perché uno degli obiettivi della mostra è ispirare il pubblico a sognare, a pensare alla vastità dell’Universo, alla sua complessità. Hubble è il telescopio della gente: è riuscito a portare l’Universo nelle nostre case; ha prodotto immagini che sono diventate icone, che sono state usare in modi incredibili ed inaspettati nella pubblicità, nei cinema… Quindi hanno reso la scienza accessibile a tutti. E per me, come scienziata, questo  è sempre stato uno obiettivo personale.”

L'Arte incontra quelle immagini e le interpreta: così le opere proposte sono un ulteriore contributo alla ricerca e alla comprensione. Ancora Antonella Nota:

“Questa mostra riesce a comunicare con il pubblico a tanti livelli diversi. Abbiamo, per esempio, posto la domanda: “Siamo soli nell’Universo? Esistono pianeti al di fuori del nostro Sistema Solare, che possano ospitare la vita?”. Noi adesso sappiamo, grazie proprio al telescopio spaziale Hubble che tali pianeti esistono. Allora abbiamo chiesto all’artista: “Come se lo immagina un pianeta?”. E gli abbiamo dato un obiettivo ben preciso: descrivere un pianeta che - secondo lui - possa ospitare la vita e un pianeta, invece, inospitale. E le due immagini che sono venute fuori sono fenomenali!”

Dieci gli artisti italiani che si sono lasciati ispirare dalle straordinarie immagini del telescopio spaziale: ne sono usciti dipinti, sculture, installazioni  con intuizioni personali lontane dalla scienza, ma che assecondano l’umano desiderio di conoscere e di esplorare. Anna Caterina Bellati, fondatrice della Bellati editore, specializzata nella divulgazione artistica e letteraria, che insieme all’Esa ha curato la mostra:

“Abbiamo scelto gli artisti, perché sono coloro che in modo chiaro - benché inconsapevole - riescono a frugare nel profondo della nostra conoscenza, delle nostre paure, delle nostre speranze. Il senso della mostra, forse, è quello di dare di nuovo collocazione, meno mastodontica, all’essere umano che pensa di potere tutto e di poter distruggere tutto. In qualche modo siamo tutti figli delle stelle, però per essere stelle bisogna anche un poco re-imparare ad alzare lo sguardo verso il cielo, dal punto di vista non soltanto fisico, ma teoretico, morale ecc...”. Adriana Masotti, Radio Vaticana, Radiogiornale del 1° febbraio 2017.

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