domenica 16 ottobre 2016

LegGender metropolitane, il libro del bioeticista Renzo Puccetti. L'intervista

Sul tema del Gender occorre costruire un dialogo leale, non ideologico, basato su dati razionali. Parte da questa premessa il libro “LegGender metropolitane”, edito da Studio Domenicano e scritto dal bioeticista Renzo Puccetti, docente al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum. Dal matrimonio gay all’omofobia, dalla famiglia all’omogenitorialità: tanti i temi affrontati con rigore scientifico e una ricca documentazione. Di fronte al pensiero dominante il rischio è l’omologazione, commenta l’autore. Ma cosa si intende per “LegGender metropolitane”? Paolo Ondarza lo ha chiesto allo stesso Puccetti: 

R.- Le "LegGender metropolitane" sono diverse. Ad esempio quella che la costruzione dell'identità maschile e femminile sia soltanto una costruzione sociale e invece non si radichi nella profondità della biologia. E' una leggenda che qualsiasi orientamento sessuale sia equipollente. E' una leggenda metropolitana che sia una emergenza quella della "omofobia" almeno in Italia. Tutte le classifiche internazionali pongono l'Italia tra i Paesi meno omofobici, così come tutti gli studi rivelano come il problema della discriminazione sia estremamente  più variegato. Basti pensare ad esempio che nella scuola il primo motivo di discriminazione è ad esempio l'obesità dei bambini. Il "ciccione" è il bambino per antonomasia accantonato nei giochi.
D. - Ed elencando queste leggende metropolitane lei fa emergere l'aspetto quasi dogmatico, indiscutibile con cui il pensiero Lgbt viene presentato. Poco si presta questo approccio ad un confronto autentico, ad un dialogo che invece meriterebbe serenità. Un dialogo con chi ha una visione diversa su questi temi...
R. - Il libro è quasi una lettera aperta ai contraddittori perchè in qualche modo scendano sul terreno delle "cose", dei fatti. Io ovviamente nel mio approccio alla bioetica, data la mia formazione di medico, parto da quello che è il grande tesoro, che non è esaustivo ovviamente, della conoscenza medico scientifica. Partendo da questo punto possiamo dialogare. Altrimenti facciamo un'operazione diversa, una costruzione ideologica che non mi interessa.
D. - Dunque nell'affrontare queste tematiche evitare inutili contrapposizini e portare fatti, non opinioni. Fatti che lei documenta nel suo libro. Fondamentale porsi delle domande. Lei lo fa: "Gay si nasce?", "Omofobia è razzismo?", "Le teorie gender sono efficaci nel contrastare il fenomeno delle violenze sulle donne?", "E' l'amore che fa la famiglia?". Quale il minimo comune denominatore delle risposte alle quali lei è arrivato?
R. - Si può individuare forse nel rifiuto della omologazione. 
D. - Rischia di omologarsi oggi anche chi magari dissente dal pensiero dominante, ma non si manifesta per paura di risultare impopolare? 
R. - Quando siamo in presenza di pasticceri che vengono messi in condizioni di non più lavorare, albergatori, tipografi, sarti, fotografi, genitori che rischiano la galera perchè non hanno voluto far partecipare i figli all'indottrinamento gender...
D. - Lei sta citando casi avvenuti fuori dall'Italia...
R.- Sono casi fuori dall'Italia, ma in realtà stanno arrivando anche in Italia, basta pensare al caso di una professoressa che è stata al centro di una tempesta mediatica che la vede ancora vittima per le ripercussioni psicologiche che ha patito.
D. - Si riferisce al caso di Moncalieri?
R.- Esattamente. Quando abbiamo persone che dicono: "La madre non esiste, la madre è un concetto antropologico";  quando vengono abolite le feste del papà e della mamma per la non discriminazione... a questo punto, capite bene dove siamo arrivati. Siamo al di là dell'ideologia. C'è chi identifica nel filone gender una setta oscurantista fuori dalle righe che sta prendendo il dominio del dibattito culturale. Quando il presidente Obama stabilisce una direttiva federale che minaccia di togliere fondi alle scuole che non si adattano ad introdurre i bagni gender, credo che siamo fuori da ogni logica minimale. Paolo Ondarza, Radio Vaticana, Radiogiornale del 16 ottobre 2016.