mercoledì 12 ottobre 2016

"Le difettose", Emanuela Grimalda a Fattitaliani: solo a teatro l'attore può trovare la sua verità. L'intervista

Con la regia di Serena Sinigaglia, al Teatro Biblioteca Quarticciolo di Roma arriva "Le difettose", un progetto di Emanuela Grimalda, tratto dall'omonimo romanzo di Eleonora Mazzoni in scena dal 13 al 15 ottobre. Emanuela Grimalda, attrice e autrice di origine triestina, alterna da sempre cinema, teatro e televisione: dopo il grande successo in Un Medico in Famiglia, si appresta a tornare nel piccolo schermo come rivela nell'intervista rilasciata a Fattitaliani.

Quale aspetto l'ha maggiormente convinta a portare in teatro "Le difettose"?
Dopo aver letto il romanzo di Eleonora Mazzoni ho deciso di comprarne i diritti e di metterlo in scena. Ho chiesto a Serena Sinigaglia di fare la regia e l'ho in buona parte prodotto. Quindi è un progetto cui tengo molto. Mi interessava il paradosso molto contemporaneo sul tempo: l'età della vita si è molto allungata ma l'età fertile è rimasta la stessa. Inoltre la scienza ha allargato gli orizzonti costringendoci a spostare i confini etici e ha creato non poche contraddizioni nella società. Anche molto dolorose. Il teatro ha il dovere di mettere in campo queste contraddizioni.
La trasposizione teatrale porta ovviamente a dei cambiamenti d'ordine "tecnico e pratico": come fare a rendere lo spettacolo teatralmente autonomo in sé e al contempo coerente allo spirito del romanzo?
Abbiamo lavorato tutte e tre alla riduzione teatrale. Per ovvie ragioni abbiamo centrato su alcuni personaggi il plot della storia dando spazio anche a personaggi nuovi. Qualcosa del romanzo è stato sacrificato. Ma la storia di Carla, la difettosa che cerca di avere un figlio, attraverso il suo percorso doloroso ma anche pieno di vitalità è intatta. Il monologo è a sette personaggi. Cinque donne e due uomini. E si ride anche.
Era già a conoscenza dei vari aspetti della procreazione assistita? in che cosa il libro e poi lo spettacolo l'hanno resa più consapevole al riguardo?
Nel 2012 non sapevo quasi nulla della procreazione medicalmente assistita. Ma la storia che volevo raccontare non è solo questo specifico. Volevo un ragionamento attuale sul concetto di vita che però vivesse nel cuore e nel corpo di un attore. Volevo parlare delle persone che ci sono sempre dietro le leggi o i numeri. Dare voce a chi ne ha poca. Farne uno spettacolo che parla a tutti perché il desiderio di un figlio è un desiderio universale. È un bisogno di infinito che accomuna uomini e donne.
Foto di Manuela Pellegrini
A chi spera arrivi nel suo messaggio centrale "Le difettose": alle donne, agli uomini o alle istituzioni?
Vorrei che Le Difettose fosse visto da tante persone.  Donne, uomini,  giovani. Io lo farei anche nelle scuole. Si presta molto. Dura un'oretta. È anche attraversato dall'ironia. Ci si commuove e ha un ritmo serrato. Le istituzioni, la classe dirigente sono spesso ritardo rispetto al paese. Quindi ben vengano.
Che cosa dà il teatro in più rispetto alla fiction? e viceversa?
Il teatro è la mia casa. Io sono nata a teatro. Tutto torna al teatro come l'acqua va al mare. A teatro l'attore è fragile e onnipotente. Sublime nella sua nudità. Solo a teatro l'attore può trovare la sua verità. Il teatro non morirà mai perché attiene alla condizione umana. E non ha bisogno di nulla o di molto poco. In questo è un'arte rivoluzionaria perché per esistere non ha bisogno del capitale.
La rivedremo in tivù?
Sì, sto iniziando a girare un tv movie, una coproduzione italo tedesca con Stefania Rocca e Ricky Tognazzi. Ho grande rispetto della televisione che oltre ad avermi fatto conoscere a tante persone mi ha consentito anche di poter investire economicamente  in un  progetto teatrale come Le Difettose. Questo perché volevo avere la massima libertà decisionale sul progetto stesso. Anzi esorto gli attori che se lo possono permettere a mettersi in gioco, a rischiare in proprio per costruire quel nuovo di cui tutti abbiamo bisogno. Giovanni Zambito.
©Riproduzione riservata


Foto di copertina di Andrea Ciccalè

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